PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: Rapporto sulla Libertà Religiosa 2010

Sono ancora gravi le violazioni e i soprusi registrati quotidianamente in moltissimi Paesi del mondo. È questo quanto emerge dall’Edizione 2010 del Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo presentato il 23 novembre a Roma nella Conferenza Stampa alla quale sono intervenuti Mons. Sante Babolin, Presidente di Acs Italia, René Guitton, autore del libro Cristianofobia, l’ambasciatore Francesco M. Greco, Direttore Generale per la Cooperazione Culturale del Ministero per gli Affari Esteri, S.E. Monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, diocesi del Pakistan. «Il 70% della popolazione mondiale vive in Paesi dove ci sono restrizioni o persecuzioni a causa della religione professata», ha sottolineato padre Giulio Albanese che ha moderato la Conferenza Stampa.

Denunciare, dati alla mano, la situazione mondiale della libertà religiosa è l’obiettivo del Rapporto che, per ciascun Paese, offre anche un’approfondita analisi della situazione politica e sociale di contorno e della specifica condizione in cui si trovano le minoranze religiose. «In 550 pagine – sottolinea Camille Eid – vengono passati in rassegna 194 Paesi, da quelli che detengono il triste primato della lotta alla libertà di fede, come Arabia Saudita e Corea del Nord, fino alle persecuzioni in atto in Pakistan e Iraq. Secondo l’Acs sono una sessantina ancora oggi i Paesi nei quali si contano gravi violazioni alla libertà religiosa» (“Avvenire”, 25 novembre 2010). Oltre a quelli già citati, i Paesi in cui si verificano le maggiori violazioni alla libertà religiosa sono Bangladesh, Egitto, India, Cina, Uzbekistan, Eritrea, Nigeria, Vietnam, Yemen.

«Difendere tutte le minoranze dagli attacchi – dichiara da parte sua René Guitton – è l’impegno che andrebbe assunto dalla comunità internazionale. È difficile fare delle stime precise ma, secondo i rapporti internazionali, si può dire che sono oltre 50 milioni i cristiani vittime di persecuzioni, e discriminazioni».

Se l’India e la Cina, per le loro proporzioni, sono i Paesi in cui si registrano più casi di aggressione e vessazione delle minoranze, al centro dei riflettori anche il Pakistan dove la situazione è estremamente delicata in particolare a causa della legge antiblasfemia che dall’’86 a oggi ha causato l’incriminazione di 993 persone con l’accusa di avere profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto: fra queste, 479 erano musulmani, 340 ahmadi – una setta che il governo non riconosce come musulmana – 120 cristiani, 14 indù e 10 di altre religioni. Il Rapporto di ACS indica che in Europa i cattolici non sono perseguitati, pur essendo oggetto di scherno. Per ACS, la tendenza crescente alla persecuzione e alla discriminazione per la religione che si professa è dovuta sia alla radicalizzazione del mondo islamico che alla “cristianofobia”, e alla facilità con cui si ridicolizza la Chiesa in alcuni Paesi del mondo sviluppato.

Nella presentazione del Rapporto a Madrid, in Spagna, sempre il 23 novembre, Javier Menéndez Ros, direttore di ACS in Spagna, e il missionario salesiano in Pakistan Miguel Ángel Ruiz hanno citato le parole di Benedetto XVI alla vigilia della beatificazione del Cardinale John Henry Newman: «Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia». Lo stesso giorno a Parigi, nei locali della Conferenza dei vescovi, il presidente dell’associazione francese Marc Fromager, ha dichiarato di voler «difendere ad ogni costo la libertà di coscienza come diritto fondamentale», poiché «la libertà religiosa è la libertà delle libertà».

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