PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: rapporto Osce 2008 sui “crimini d’odio”

Cristiani «vittime di crimini di odio», non in Africa, in Medio Oriente, o in Asia, ma nel Nord del mondo, sviluppato e industrializzato, con al centro la vecchia e nuova Europa.
Sarebbe stato impensabile, anche solo dieci anni fa, una tavola rotonda in sede Osce a Vienna per accendere – ed è la prima volta – un faro su questo fenomeno nuovo e preoccupante: l’«intolleranza e la discriminazione contro i cristiani», l’«esclusione, marginalizzazione e negazione dei diritti» nei loro confronti nei 56 Paesi che fanno parte dell’organizzazione che si estende dal Nord Atlantico agli Urali (dal Canada, passando per gli Usa, fino alla Turchia e alla federazione Russa).

I lavori sono stati organizzati a Vienna dall’Odhir (l’Ufficio per i diritti umani dell’Osce) e, per due giorni, vi hanno partecipato cinquanta tra esperti, ricercatori, membri di comunità religiose e associazioni cristiane, oltre a rappresentanti di organizzazioni internazionali, sotto la presidenza del Vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro, incaricato personale del presidente dell’Osce per la lotta al razzismo e alla xenofobia.

La necessità di mettere a tema il problema della discriminazione dei cristiani è nata dalla valutazione del Rapporto Osce 2008 sui “crimini d’odio” in cui molte pagine raccolgono purtroppo le notizie di violenze e assassinii di cui sono stati vittime appartenenti alle varie confessioni cristiane (non solo cattolici, quindi).

Ma le testimonianze raccolte la scorsa settimana a Vienna (sotto la clausola diplomatica della garanzia di riservatezza nei confronti dei governi coinvolti) sono state addirittura più allarmanti, secondo tre direttrici: una più evidente nell’Est ex sovietico, la seconda nell’Europa “laicizzata”, la terza infine nei Paesi sempre più penetrati (anche per motivi demografici e non solo migratori) dalla avanzata islamica.
Eccone alcuni esempi.

Il vescovo greco-ortodosso di Cipro, Porfirios, ha lamentato ad esempio la distruzione o la riconversione in moschee o locali pubblici di 550 chiese ortodosse nella parte turca dell’isola.

Il Patriarcato di Costantinopoli ha sottolineato inoltre che in Turchia vige ancora la legge di Maometto III per cui non ci possono essere sulla pubblica via altri luoghi di culto se non moschee: alla basilica del Patriarcato si accede tramite un ristorante.

Ma se passiamo in Gran Bretagna, l’avvocato Paul Diamond ha reso noti tutti i dettagli del clamoroso caso dell’infermiera inglese di 45 anni, Caroline Petrie, licenziata all’inizio del mese scorso (ma poi reintegrata) per aver consegnato un’immaginetta sacra ad una paziente ammalata.

Andrea Morigi, dell’Associazione Aiuto alla Chiesa che soffre”, da parte sua ha messo in evidenza alcune conseguenze “discriminatorie” della legislazione spagnola, nell’era Zapatero: impossibilità dell’obiezione di coscienza per i medici obbligati alla prescrizione di contraccettivi e abortivi e impossibilità per i genitori di esonerare i figli dalle lezioni di educazione sessuale.

In Romania vige l’esproprio per legge dei beni delle confessioni greco-cattoliche in favore della chiesa ortodossa. Mentre nelle ex repubbliche sovietiche è ancora oggi richiesto ai cristiani, per compiere atti di proprietà o di credito, una dichiarazione scritta che espliciti la fede religiosa professata.

«L’iniziativa dell’Osce – afferma Mauro – ha il pregio di rompere un tabù tipico del politicamente corretto: questo fenomeno è riuscito finalmente ad emergere». Aggiunge però subito dopo: «Non si tratta di una esibizione identitaria dei cristiani, come contraltare a quanto emerso in questi anni con l’islamofobia o con il risorgente antisemitismo. La mancanza di libertà religiosa, come diceva Giovanni paolo II, è la cartina tornasole delle altre libertà».

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