PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: Natale di sangue in Egitto

Nove morti e almeno una decina di feriti in Egitto: il 7 gennaio 2009, poco prima della mezzanotte, tre uomini armati, a bordo di un’auto hanno aperto il fuoco contro la folla di cattolici riuniti per celebrare il Natale copto presso la chiesa di San Giovanni a Nag Hamadi, provincia di Qena, a poco più di sessanta chilometri da Luxor.

All’origine dell’assalto sarebbe un presunto caso di stupro su una bambina di 12 anni, avvenuto nel novembre 2009, di cui la comunità musulmana accusa un cristiano. Il capo del commando, noto per violenze su base religiosa, sarebbe già stato identificato. Tra i feriti anche due musulmani. Il vescovo Kirollos, della diocesi di Nag Hamadi, racconta di avere ricevuto lui stesso minacce da parte di gruppi musulmani nei giorni scorsi. «Non vi permetteremo di celebrare le feste».

È l’attacco più grave compiuto negli ultimi vent’anni contro la comunità cristiana copta in Egitto. Un episodio da non sottovalutare, secondo il Ministero dell’Interno egiziano. I copti rappresentano circa un decimo della popolazione egiziana e costituiscono la maggiore comunità cristiana mediorientale.

Preoccupazione in Vaticano ove, da qualche tempo, giungono da parte del nunzio al Cairo e dei vescovi locali rapporti che descrivono un clima che si sta deteriorando. Sull’“Osservatore Romano” (9 gennaio 2010) il commento di padre Rafic Greiche: «L’atmosfera, soprattutto nell’Alto Egitto, è divenuta più pesante. Al Cairo ci sentiamo tutti più sicuri, ma nei villaggi il clima è diverso. Gli incidenti, gli attacchi nascono sempre da una miscela di odio religioso e pretesti occasionali. La scorsa Pasqua, con le stesse modalità è stato ucciso un altro cristiano a Hegaza».

Il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, ha espresso solidarietà alla Chiesa Copta d’Egitto, ricordando le difficoltà che i copti vivono quotidianamente: «Chiediamo al governo egiziano di perseguire con la massima serietà i responsabili dei crimini, e di garantire la piena libertà religiosa a tutti i suoi cittadini, con una particolare attenzione al rischio di discriminazione che vive la Chiesa copta».

È sorprendente come Il Cairo ha richiesto al governo italiano di prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati e ha annunciato di rivolgersi anche alla comunità internazionale per impedire che incidenti come quello di Rosarno abbiano a ripetersi e cessi la «discriminazione religiosa, razziale e l’odio contro gli stranieri».

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