PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: in Pakistan la polizia carica i cristiani

Centinaia di cristiani hanno indetto una manifestazione per la morte di Adil Masih, 13 anni, ucciso da una pallottola vagante durante un regolamento di conti tra bande rivali di musulmani. L’omicidio, specifica “Assist News Service” (“Ans”), è avvenuto il 23 aprile 2010 a Dullay, villaggio della città di Gujranwala, nella provincia pakistana del Punjab.


Alla notizia del decesso i cristiani hanno protestato il 26 aprile in una delle vie principali del villaggio bloccando la circolazione viaria e ferroviaria. Scandendo slogan contro il governo, pur garantendo la natura pacifica alle dimostrazioni, hanno chiesto giustizia per l’assassinio. Poi l’intervento della polizia ha esacerbato gli animi: gli agenti hanno esploso colpi di pistola in aria, lanciato gas lacrimogeni in mezzo alla folla e picchiato i manifestanti con i manganelli. Testimoni oculari interpellati da “Ans” riferiscono che dopo i colpi esplosi dagli agenti la folla ha iniziato a lanciare pietre e mattoni contro le auto e i negozi e «alcune donne – racconta una fonte – hanno perso i sensi a causa dei fumi sprigionati dai gas lacrimogeni».

Il bilancio del raid è di cinque feriti, fra cui due giornalisti. Un alto funzionario della polizia ha assicurato che «ai cristiani verrà garantita giustizia» e presto gli assassini di Adil Masih «saranno catturati, processati e condannati». Ma le violenze e gli incidenti sospetti contro i cristiani in Pakistan e le loro proprietà continuano: il 25 aprile ha preso fuoco in «circostanze misteriose» un ostello per ragazze di Murree, cittadina collinare del Punjab. Il “Pakistan Christian Post” (Pcp) denuncia che al momento del rogo vi erano all’interno della struttura almeno 100 ragazze, tuttavia pare non vi siano morti né feriti, perché tutte le giovani sono riuscite a fuggire.

L’edificio si trova all’interno del complesso che ospita la St. Deny’s Girls High School. È la seconda volta che la struttura prende fuoco in circostanze «sospette». Il 4 novembre 2009 la scuola, di proprietà della Church of Pakistan, legata alla diocesi di Lahore, aveva subito danni ingenti per un incendio, le cui cause non sono mai state chiarite. Nelle aree del Pakistan in cui è maggiore la presenza dei fondamentalisti islamici – in particolare nelle province del Nord-ovest, confinanti con l’Afghanistan – si ripetono di frequente roghi nelle scuole o in istituti femminili. Agli attacchi contro gli edifici, si aggiungono gli assalti a colpi di acido scagliati addosso alle studentesse.

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