PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: cristiani pakistani in piazza per la libertà religiosa

L’11 agosto scorso i cristiani pakistani hanno osservato un “black day”, una giornata di protesta e di lutto contro le discriminazioni che subiscono in Patria, soprattutto la legge sulla blasfemia che continua a mietere vittime (AsiaNews, 12 agosto 2010). Il 14 agosto 1947 il Pakistan è divenuto indipendente, dopo secoli di dominio coloniale britannico.


Tre giorni prima, l’11 agosto, Muhammad Ali Jinnah, padre fondatore del Pakistan, in un discorso dinanzi alla neonata Assemblea Costituente promise «libertà e uguaglianza» per tutte le fedi. Così i cristiani di vari gruppi hanno preso questo giorno come simbolo, per una marcia di protesta organizzata dalla ong pro-diritti Human Rights Focus Pakistan (Hrfp) fino al Circolo della Stampa di Lahore, dove hanno tenuto una conferenza stampa.

Naveed Walter, presidente di Hrfp, spiega che l’11 agosto è stato dichiarato «giorno di lutto» per protestare contro «i crescenti episodi di ingiustizia e di discriminazione» contro i cristiani pakistani e, in specie, per chiedere la modifica della legge sulla blasfemia che punisce quanti siano ritenuti fare proselitismo e che è stata spesso usata da gruppi estremisti per colpire i cristiani, che la polizia arresta anche per una semplice accusa verbale.

Naveed sollecita pure una modifica del sistema elettorale che consenta alle minoranze religiose pakistane di eleggere in modo diretto i loro rappresentanti nei parlamenti nazionali e regionali, mentre oggi ogni minoranza ha una quota di seggi riservati che sono però destinati a persone scelte dai partiti politici, senza passare per il vaglio del voto popolare. Per l’11 agosto il governo pakistano aveva annunciato una «giornata delle minoranze», ma Nazir S. Bhatti, parlamentare cristiano, sottolinea che non avrà senso parlare di «giorno delle minoranze» finché nel Paese i cristiani saranno perseguitati per la loro fede con arresti e violenze.

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