PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: continua il massacro in Pakistan

Alcuni rappresentanti dei cristiani del Pakistan sono venuti a Roma per farsi portavoce delle sofferenze e delle paure provocate dai recenti massacri. Due sacerdoti domenicani della diocesi di Faisalabad, p. Pascal Paulus e p. Iftikhar Moon, sono stati i testimoni oculari dell’assassinio di 8 cristiani e dell’incendio di 70 case nel villaggio di Gojra lo scorso 1° agosto.


Ma la paura all’interno della comunità cattolica è aumentata quando, il 28 agosto, altri cinque cristiani sono stati uccisi da alcune pallottole nel centro di Quetta (Beluchistan). I due sacerdoti, che hanno reso testimonianza a “Zenit” (11 settembre 2009), esercitano il loro ministero nella parrocchia del Santo Rosario di Faisalabad, che è stata incendiata. Padre Pascal Paulus ha spiegato che, a dispetto della paura e delle minacce, ritornano in Pakistan con entusiasmo «poiché annunciamo Cristo, la nostra missione è far conoscere Cristo, l’amore di Cristo, incoraggiare l’amore dei nostri fratelli».

Ha anche descritto il clima nel quale esercita il suo ministero: «Il Pakistan è una repubblica islamica dove tutto si svolge secondo la concezione musulmana: le persone vogliono una legge islamica, la sharia, nonostante i tentativi del governo di instaurare la democrazia». Il domenicano ritiene che il problema maggiore con cui si confrontano i cristiani sono le leggi anti-blasfemia promulgate nel 1991. In base a tali leggi ogni profanazione del Corano è considerata un’offesa ed è punita con il carcere, mentre ogni insulto al profeta Maometto è passibile della pena capitale. Secondo p. Paulus alcuni musulmani ricorrono al pretesto di presunti insulti al profeta o di profanazioni del Corano, fondandosi sulle proprie testimonianze, per appropriarsi dei beni dei cristiani.

P. Paulus confessa che, in queste circostanze, sono coscienti che potrebbero morire con la gente, come sarebbe potuto succedere qualche settimana fa. «Il 30 luglio – ha raccontato – si è scatenata la violenza quando una folla di fanatici musulmani in collera e armati ha attaccato la colonia cristiana di Korian, non lontano dalla cittadina di Gojra, e distrutto le case dopo averle saccheggiate. Due giorni dopo, il 1° agosto, 8 cristiani sono stati bruciati vivi. La folla aveva attaccato un gruppo di cristiani, nel quale si trovavano tre bambini, tre donne e due uomini. Sono state saccheggiate e incendiate 70 case di alcuni cristiani e profanate due chiese a Gojra. La folla in collera – ha proseguito – ha saccheggiato le case, fatto a pezzi bibbie e altri libri sacri, distrutto le croci, devastato e bruciato tutto. Ai cristiani, le cui case erano state incendiate, non è rimasto più niente. Bisogna dire che la polizia di Gojra e le altre forze di sicurezza non hanno fatto niente per evitare questi episodi e hanno trascurato l’appello contro i cristiani che era stato lanciato nelle moschee. La Polizia è intervenuta quando tutto era finito e quando era ormai troppo tardi; è altrettanto doloroso vedere che il governo si sia preoccupato di un evento così grave soltanto 72 ore dopo, quando i cristiani hanno organizzato una manifestazione di protesta sulla strada ferrata».

 «In seguito – hanno spiegato i due sacerdoti – il presidente del Pakistan, il primo ministro e le autorità di Punjab hanno condannato gli attacchi e il governo ha annunciato che sarebbe stato concesso un indennizzo per ricostruire le case di questi poveri cristiani». Solo il tempo, però, ci dirà quanto valgono queste promesse. «Proprio quando si sentivano abbandonati – ha spiegato padre Iftikhar Moon – sono stati profondamente confortati dal messaggio di solidarietà che il Papa ha pronunciato nel momento in cui ha appreso la notizia». «È stato per noi un messaggio di conforto e di speranza – ha dichiarato p. Moon – poiché abbiamo visto che il capo della Chiesa è con noi, parla di noi».

I sacerdoti lanciano un appello alla solidarietà dei cristiani di tutto il mondo perché facciano pressione contro le leggi di discriminazione delle minoranze, in particolare la legge anti-blasfemia. «Lanciamo un appello alle organizzazioni mondiali dei diritti dell’uomo perché tengano a mente questi fatti e intervengano presso il nostro governo per proteggere i cristiani e le altre minoranze», hanno affermato. «Noi, cristiani del Pakistan, non ci sentiamo al sicuro nel nostro Paese», hanno confessato i due preti domenicani.

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