PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: cattolici filippini accusati di proselitismo

Il 1° ottobre a Riad, in Arabia Saudita, la polizia ha fatto irruzione in una sala di un albergo dove si svolgeva “in segreto” una Santa Messa alla quale partecipavano circa 150 filippini. Il sacerdote, di nazionalità francese, e dodici fedeli filippini sono stati arrestati, perché accusati di “proselitismo”, e poi rilasciati grazie all’intervento dell’ambasciata.

In Arabia Saudita sono più di un milione i filippini che rappresentano la comunità cristiana più grande del Paese. La Mutawwa’in, la polizia religiosa, considera un attentato ogni manifestazione di fede pubblica non musulmana. In Arabia Saudita è proibita la pratica di tutte le religioni, ad eccezione di quella islamica, non si possono costruire chiese o altri templi non musulmani, portare simboli religiosi e tenere immagini sacre, anche in casa. La polizia religiosa opera serrati controlli per fare osservare queste regole e solo raramente il governo autorizza celebrazioni della Messa in privato.

Come non fare un paragone con quanto succede in Occidente, dove i fedeli musulmani esigono di essere rispettati, di avere le loro moschee e spesso vogliono anche imporre la loro legge?

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