PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: caccia al copto espiatorio

«Dopo l’uccisione di Bin Laden ci si sarebbe potuto aspettare il ripetersi di manifestazioni di piazza nei Paesi a maggioranza islamica, con le bandiere Usa date alle fiamme e folle che protestano davanti ai simboli dell’imperialismo occidentale», scrive il vaticanista Andrea Tornielli su “La Stampa” (9 maggio 2011).


Invece, «a una settimana di distanza dal blitz di Abbottabad, in un clima di crescente tensione per gli attentati in Afghanistan, gli scontri e la repressione in Siria, la nuova drammatica ondata di sbarchi provenienti dalla Libia, tornano a essere nel mirino le comunità cristiane e in particolare quella, antichissima, dei copti».

Alla strage della Messa di Capodanno ad Alessandria d’Egitto, l’8 maggio scorso si sono aggiunte nuove vittime degli scontri tra fondamentalisti islamici e copti: i primi accusano i secondi di tenere imprigionata una donna cristiana che vuole convertirsi all’Islam. Accusa quantomeno paradossale, in Paesi in cui i musulmani che decidono di convertirsi al Cristianesimo sono di fatto costretti a darsi alla clandestinità. Nel caso dei cristiani copti, è difficile sostenere, come fanno i fondamentalisti islamici del Cairo, che le antiche comunità cristiane del Medio Oriente siano avamposti dell’Occidente. «“Copti” significa egiziani. La loro – scrive Tornielli – è una Chiesa nata nella terra dei faraoni grazie all’annuncio evangelico dei tempi apostolici. Il loro anziano leader, Shenuda III, è considerato il 116° successore dell’apostolo Marco, come Benedetto XVI è il 264° successore di Pietro.

I cristiani d’Egitto, come quelli di Palestina, dell’Iraq, della Siria, sono profondamente radicati nella cultura dei loro luoghi d’origine, non sono mai stati considerati estranei. Anzi, nel caso dei copti, è sempre stata costante la rivendicazione anche pubblica della loro natura autoctona». Tuttavia l’inammissibilità storica di considerare i copti un avamposto occidentale, non garantisce loro l’incolumità. Si stanno sviluppando, infatti, nell’universo islamico, correnti, come quella salafita, che mirano ad «eliminare queste antiche e radicate presenze, per estendere la sharia a tutta la popolazione, attraverso i matrimoni misti, con annessa conversione, oppure costringendo i cristiani ad emigrare». Nelle situazioni di instabilità, i cristiani diventano spesso «l’anello debole, il capro espiatorio».

È significativo che lo stesso 8 maggio, da Venezia, città ponte con l’Oriente e crocevia di culture e tradizioni, Papa Benedetto XVI abbia esortato i cristiani «a rinnovare la loro adesione al Vangelo e a non cedere alla “paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo”».

Donazione Corrispondenza romana