PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: ancora sangue cristiano in Iraq

Ancora un’esecuzione mirata contro la minoranza cristiana in Iraq. La mattina del 30 maggio scorso è stato ucciso un cristiano ortodosso a Mosul, nel nord del Paese. L’uomo era stato già vittima di un paio di tentativi di sequestro per estorsione, ma in entrambi i casi era riuscito a sfuggire ai rapitori. Questa volta i criminali lo hanno atteso mentre si recava al lavoro, freddandolo a colpi di pistola.

Fonti di “AsiaNews” a Mosul, anonime per motivi di sicurezza, confermano che la vittima è un cristiano ortodosso, vicedirettore di una locale fabbrica di cemento. Sessantatre anni, Arkan Jihad Yacob era sposato e padre di quattro figli. Sul tragitto fra l’abitazione e il luogo di lavoro, è stato ammazzato a sangue freddo con una vera e propria esecuzione, raggiunto da numerosi proiettili sparati da armi dotate di silenziatore.

La comunità locale ha partecipato ai funerali dell’uomo, che hanno avuto luogo nel pomeriggio nella cattedrale siro-ortodossa di Mosul. La comunità cristiana irakena è così di nuovo nel mirino della frangia fondamentalista islamica, che il 16 maggio scorso aveva colpito a Kirkuk. Anche il quel caso la vittima era stata sequestrata, poi uccisa e mutilata perché la famiglia non era riuscita a pagare i 10.000 dollari di riscatto richiesti dai malviventi (cfr. Kirkuk: giovane cristiano rapito, torturato e decapitato, “AsiaNews”, 16 maggio 2011). Da giorni in Iraq si registra un clima di tensione e paura. I cristiani sono vittime di sequestri che, se non vengono portati a segno, si concludono nel sangue.

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