PERSECUZIONE ANTICRISTIANA: continua la violenza contro i cristiani in India

La violenza anticristiana continua a flagellare l’India. Le brutalità vanno avanti ormai da diverso tempo. Gli attacchi sono iniziati dopo che il leader induista Swami Laxmanananda Saraswati e quattro dei suoi associati sono stati uccisi nel distretto di Kandhamal il 23 agosto scorso.

La violenza anticristiana continua a flagellare l’India. Le brutalità vanno avanti ormai da diverso tempo. Gli attacchi sono iniziati dopo che il leader induista Swami Laxmanananda Saraswati e quattro dei suoi associati sono stati uccisi nel distretto di Kandhamal il 23 agosto scorso. Anche se in quell’occasione i maoisti hanno rivendicato l’attentato, presto si è scatenata la violenza contro i cristiani, che è continuata da quella data e continua ancora oggi. I radicalisti indù hanno distrutto più di 4.000 case in tutto il territorio dell’Orissa e dato alle fiamme scuole, chiese e conventi.

Il 7 settembre, è stata osservata in India una giornata di digiuno e preghiera per la situazione dei cristiani; sabato 13 settembre, nel Madhya Pradesh, è stata attaccata e data alle fiamme la chiesa Masihi Mandir, appartenente alla Chiesa dell’India del Nord (protestante , ‘, ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ ); tra sabato 13 e domenica 14 settembre, oltre venti abitazioni e un edificio di preghiera sono stati bruciati anche  nel distretto di Kandhamal, in Orissa; tre persone sono state uccise dalla polizia durante gli scontri, 5 sono state arrestate.

Contemporaneamente, altri disordini sono scoppiati nello stato meridionale di Karnataka, dove sei chiese sono state attaccate (“Corriere della Sera”, 16 settembre 2008 , ‘, ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ , ‘ ); domenica 14 settembre sono state bruciate 12 case di cristiani, una a Debari e una a Murudikupuda; nella notte tra il 14 e il 15 settembre, nel vicino Stato del Kerala, è stato registrato un attacco a un asilo cattolico nel distretto di Kasargode; domenica 14 settembre chiese e centri di culto cristiani hanno subito attacchi a Mangalore, Udupi e Belthangady (nello Stato del Karnataka), presumibilmente ad opera degli attivisti del gruppo Bajrang Dal e nella cappella cattolica di Milagres, un crocifisso e una statua di San Giuseppe sono stati fatti a pezzi, poche ore dopo la notizia degli attacchi, migliaia di cristiani hanno organizzato manifestazioni di protesta a Mangalore, bloccando varie strade, interrompendo l’autostrada 17 e subendo una violenta repressione da parte della polizia; giovedì 18 settembre è stata data alle fiamme la Cattedrale cattolica di San Pietro e San Paolo di Jabalpur (Stato del Madhya Pradesh), secondo quanto ha reso noto il servizio stampa della Conferenza Episcopale Indiana (ICNS), ad opera di membri del gruppo radicale indù “Dharm Raksha Sena”.

Il presidente della Conferenza, il Cardinale Varkey Vithayathil, ha espresso dolore e stupore per gli attacchi contro i cristiani, affermando che rappresentano «manifestazioni di una crescente intolleranza di alcuni settori della società che continuano a sfidare i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini di questa nazione». Il Cardinale ha inoltre chiesto loro «di desistere da tali provocazioni contro le minoranze religiose in India e di intraprendere la strada del dialogo e del rispetto altrui su ogni questione, da quella di natura politica a quella sociale o religiosa» (“Libero”, 18 settembre 2008).

I Vescovi insistono sul fatto che gli attacchi non sono la risposta ad alcuna provocazione: «la comunità cristiana finora si è comportata in modo pacifico, anche in situazione di provocazione estrema. Questo atteggiamento non deve essere interpretato come una forma di debolezza, ma come opzione preferenziale per i principi di una convivenza civile». Si rifiutano anche le accuse di proselitismo, visto che, insistono i presuli, la comunità cristiana «continua ad offrire i suoi servizi a tutti i settori della società indiana senza alcuna discriminazione». «Le accuse infondate di conversioni fraudolente sono dovute agli interessi di gruppi impegnati a polarizzare la società in base alle credenze religiose – sottolineano –. Noi, come cittadini responsabili dell’India, non soccomberemo a queste tattiche che cercano la divisione». L’Arcivescovo di Bangalore, monsignor Bernard Moras, nella sua nota di condanna degli attacchi ha rivolto un appello all’unità dei cristiani in questo frangente. «È giunto il momento per i cristiani di unirsi e di crescere nella loro forza», ha affermato.

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