Perché Famiglia Cristiana e la CEI sono contro Salvini?

(di Niccodemo Graber) La copertina di Famiglia Cristiana che equipara il ministro degli Interni Matteo Salvini a Satana è solo il più pesante dei tanti attacchi che la Lega e il nuovo governo subiscono ad opera dell’ufficialità clericale italiana. Ormai sembra che il primo e quasi esclusivo impegno della CEI e del cattolicesimo ufficiale italiano, salvo le dovute eccezioni, sia la propaganda politica in senso immigrazionista.

Non sorprende certo che gli ambienti più ideologizzati del cattolicesimo progressista e personaggi come padre Alex Zanotelli o il vescovo Raffaele Nogaro si mobilitino contro la svolta impressa dal ministro Salvini alle politiche dell’immigrazione. Ciò che colpisce è invece la rabbiosa ostilità nei confronti del nuovo governo da parte di quel cattolicesimo moderato e democristiano, sonnacchioso ed esperto nell’arte del compromesso permanente che rappresenta la grande maggioranza dell’episcopato italiano.

È difficile immaginare per questi vescovi e centri di potere ecclesiale che formano la pancia centrista della Chiesa italiana grandi spinte ideali, forti ragioni ideologiche. Cosa li fa essere, allora, così ferocemente ostili al ministro Salvini? Perché la CEI, scandalosamente silente durante i governi PD responsabili di leggi gravemente immorali in materia di vita e famiglia, si traveste ora da leone ruggente contro la politica del governo Conte sull’immigrazione e la sicurezza?

Una prima risposta potrebbe far riferimento alla linea impressa da papa Francesco alla Chiesa in questi suoi anni di pontificato. È sotto gli occhi di tutti come papa Bergoglio abbia disimpegnato la Chiesa dal fronte bioetico, come abbia fatto scomparire il riferimento vincolante al diritto naturale, come invece non passi giorno senza farsi araldo delle posizioni immigrazioniste più spinte.

Papa Francesco non fa poi mistero di considerare positivamente le forze progressiste nella loro varietà (dal radicalismo liberal di Obama/Clinton al socialismo dei così detti “movimenti popolari” e di certi regimi sud-americani, passando per l’euro-democratismo di Macron e del giornale-partito italiano Repubblica) aborrendo invece ogni reazione conservatrice, identitaria, sovranista, etc.

Eppure considerare l’orientamento ideologico imposto da papa Francesco alla Chiesa in questi anni come il fattore capace di scatenare tanta rabbiosa ostilità della CEI verso il governo appare una risposta, anche se parzialmente vera, insufficiente. I cavalli di battaglia della retorica ideologica bergogliana non si riducono certo al solo tema dell’immigrazione, ma attengono anche ad altri temi: l’ecologia, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, la morale sessuale-familiare (scardinata e stravolta da AL), la sacramentaria, etc.

E allora perché la CEI si segnala per furiosa aggressività solo in merito al tema dell’accoglienza degli immigrati? Certo anche sugli altri temi non sono mancati documenti episcopali, editoriali ed approfondimenti di Avvenire, articoli con belle foto su Famiglia Cristiana, convegni diocesani, conferenze in parrocchia. Ma solo sui migranti e contro Salvini si sono accesi i roghi mediatici. Perché?

L’episcopato italiano, proprio perché nella sua gran parte democristiano e sonnolento, brillante e poco interessato alle questioni di principio, è ben lontano dal protagonismo teologico che caratterizza altri Paesi.

La Chiesa italiana è saldamente al Centro e, nonostante gli sforzi di monsignor Galantino e gli innesti di nuovi vescovi perfettamente allineati, non brilla certo per entusiasmo nell’applicazione del nuovo corso ecclesiale. Solo contro la nuova politica del governo un materia di immigrazione la CEI si è scoperta piena di idealità nella difesa di un assoluto principio non negoziabile: quello dell’“accoglienza”.

Solo in questo solo caso la moderazione permanente del nostro episcopati ha lasciato il posto ad una radicalità implacabile. Ritorna allora prepotente l’interrogativo: Perché? La risposta l’ha data il ministro Salvini intervistato dal direttore Riccardo Cascioli per la Nuova Bussola Quotidiana: «Sinceramente non so spiegarmelo, tanta virulenza mi lascia molto perplesso. […] E neanche mi accodo a coloro che ritengono che vogliano proteggere quella parte minoritaria del mondo cattolico che sull’immigrazione ci ha costruito un business. Non voglio pensare che sia così. C’è però un pregiudizio di fondo evidente che non mi spiego, ma me ne faccio una ragione…». 

Da abile comunicatore Salvini, negando, ha affermato o, meglio, insinuato nel lettore la risposta. E la risposta che Salvini lascia nella mente del lettore, dicendo  – «Non voglio pensare che sia così» – è una sola : business! E di un business colossale trattasi, un business, quello dell’accoglienza, dove ci guadagnano tanto le cooperative rosse e bianche, quanto le Caritas e gli altri enti “caritativi” ecclesiastici.

Un business, quello dell’accoglienza, che è, come disse uno dei protagonisti di Mafia Capitale, più lucroso del narcotraffico! I dati sono chiari: il 17% dei migranti accolti in Italia è “ospite” di strutture Caritas o comunque riconducibili alla Chiesa italiana, il 79% degli “ospiti” delle diverse Caritas (o realtà analoghe) beneficia dei famosi 35 euro al giorno versati dallo Stato all’ente che ne cura l’ospitalità. Se ne deduce dunque che circa 22.000 migranti sono “ospitati” in strutture della Caritas alla modica cifra di 35 euro al dì a testa.

I conti sono presto fatti: ogni anno lo Stato italiano versa alla CEI (attraverso la Caritas) la cifra enorme di più di 290 milioni di euro per la gestione dei migranti. Altri 5.000 immigranti vivono in strutture Caritas (o analoghe) mantenuti da fondi dell’8×1000.

Le Caritas diocesane risultano essere il primo soggetto aggiudicatario dei bandi per l’accoglienza dei migranti disposti a livello locale dalle prefetture; in ben 26 province l’accoglienza dei migranti è affidata alle strutture Caritas per circa 30 milioni di euro l’anno (cfr. https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/il-vaticano-ospita-20mila-immigrati-a-spese-dei-contribuenti-la-popolarita-di-papa-francesco-in-netto-calo-357025.html).

Se il governo Conte mettesse fine al business dell’immigrazione, la CEI e le diverse diocesi italiane si troverebbero di colpo private d’un immenso flusso di denaro e si troverebbero nella necessità di licenziare buona parte dei propri dipendenti. Ecco forse spiegato il motivo di tanto livore contro il ministro Salvini. Il sistema messo in piedi dai governi PD per gestire l’accoglienza degli immigrati ha generato interessi economici mostruosi trasformando geneticamente, ad esempio, le Caritas, divenute, in molti casi, cornucopie per le finanze diocesane.

Non sono poche le diocesi ove la locale Caritas, gestendo il business dell’accoglienza, si trova ad essere la prima realtà economica della diocesi. Tutto ciò ha snaturato gli enti caritativi, non più enti di spesa che donano gratuitamente per amore di Cristo il poco o molto che la generosità dei fedeli offre, ma vere imprese commerciali che fatturano milioni di euro (di denaro pubblico!) facendo da albergatori alle avanguardie dell’invasione islamica.

Tanta interessata e ben remunerata miopia si trasforma in odio quando qualcuno osa mettere in discussione il sistema che centinaia di milioni di euro ha sinora elargito. Confidiamo che il governo prosegua nella linea tracciata dal ministro Salvini portando a zero gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, rimpatriando quanti giunti negli anni passati, scardinando il sistema lucroso dell’accoglienza e togliendo così a Coop e Caritas il vantaggiosissimo affare della gestione dell’accoglienza.

Avvenire, la CEI, Famiglia Cristiana, padre Spadaro strillerebbero ancor più forte, ma, al netto di urla e insulti, tutto ciò farebbe un gran bene alla Chiesa italiana liberandola da un business che ne corrompe sin le midolla. Non è forse persino blasfemo fatturare molti milioni di euro alloggiando immigrati a carico dello Stato (dei contribuenti italiani) e chiamare tutto ciò “Caritas”? (Niccodemo Graber)

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