Per volere bene agli omosessuali bisogna dire loro la verità

(di Benedetta Frigerio su Tempi del 29-03-2012) Intervista a Dale O’Leary, esperta americana del gender mainstreaming, che per prima ha denunciato i piani delle lobby Lgtb e abortiste «per arrivare a conquistare posti di potere». «Non facciamo gli ipocriti. Si vada a scavare oltre l’apparenza gaia per vedere cosa vivono davvero queste persone»
«Non c’è dubbio. La burocrazia delle Nazioni Unite, come anche la maggioranza dello sue Ong, è devota alla causa dei “diritti sessuali”. Lo si vede dai princìpi stilati dagli promotori dei diritti Lgbt nel 2006 a Yogyakarta, in Indonesia, che stabiliscono che in natura non esiste alcun sesso, dando a ciascuno il diritto di definirsi uomo/donna/gay/transessuale eccetera». A spiegarlo è Dale O’Leary, medico americano che ha partecipato alle conferenze dell’Onu del Cairo e di Pechino sui princìpi del “gender mainstreaming” e che da trent’anni pubblica libri e studi e tiene conferenze sui cosiddetti “nuovi diritti”.

Da sempre in prima linea nelle battaglie per la difesa della famiglia naturale e della vita, O’Leary fu la prima a parlare di come le lobby Lgbt e quelle abortiste si muovevano all’interno delle Nazioni Unite. «I princìpi di Yogyakarta furono finalmente presentati al Consiglio Onu per i Diritti umani del 26 marzo 2007. Ora sono stati presi in considerazione anche dal Consiglio d’Europa nel documento Diritti umani e Identità di Genere, del luglio del 2009. È un fatto dalle conseguenze gravi, perché, tra l’altro, il diritto ad avere rapporti sessuali con chiunque, senza limitazioni, ne implica altri, come quello alla contraccezione e all’aborto su richiesta. Inoltre, se accettiamo il riconoscimento legale delle relazioni sulla base del solo affetto, dovremo accettare anche la poligamia: non a caso chi la pratica sta incominciando a usare gli stessi argomenti dei promotori dei diritti Lgbt per ottenere una legittimazione».

Come questo programma influenza le politiche degli Stati?
Le Nazioni Unite stanno cercando di imporre questi diritti all’America Latina, all’Africa e al mondo islamico. Poiché quest’ultimo non riceve aiuti dall’Onu, è stato in grado di reagire. Sfortunatamente, però, gli Stati del Sud America e quelli dell’Africa subsahariana, che invece ricevono aiuti dall’Onu, sono ricattati dai governi che li finanziano, soprattutto dall’amministrazione Obama. Ora anche i paesi membri dell’Unione Europea subiscono pressioni. Pressioni alle quali sono più suscettibili in un momento di crisi come questo.

Perché il governo degli Stati Uniti ha deciso di farsi promotore di questi diritti?
I promotori di questi nuovi diritti lavorano da anni per diffondere la loro mentalità all’interno delle istituzioni. Mi accorsi delle armi che usano per raggiungere i posti di potere nel 1994, alla conferenza Onu del Cairo, alla quale si recarono anche molti movimenti contrari all’ideologia gender, avvertiti del pericolo da Giovanni Paolo II.

Lì i governi furono invitati a «diffondere l’Agenda di Genere», in ogni programma politico. Da quel momento l’amministrazione Clinton, il governo canadese, l’Unione Europea e diverse agenzie Onu si sono impegnati a diffondere l’idea che l’identità sessuale «è stabilita dalla volontà della persona e non dalla sua natura». Mi tornò in mente una conferenza sulle donne e il potere in America: si spronarono le presenti a lavorare per occupare posti importanti, spiegando loro che il governo non aveva bisogno delle donne in generale, ma di quelle d’accordo con la visione libertina della sessualità e del genere. Si raccomandò di cercare di inserirsi in posizioni da cui poter assumere altre persone d’accordo con la propria idea. Il che significava l’assunzione di soli gay, lesbiche, femministe radicali e abortisti.

Dopo pochi anni ecco realizzato il progetto: l’amministrazione Obama ha fatto l’en plein di persone provenienti da questo mondo. Così, per esempio, è passata la legge che obbliga a includere la contraccezione e l’aborto nelle assicurazioni mediche pagate ai dipendenti dai datori di lavoro, anche quelli che fanno obiezione di coscienza, come le istituzioni religiose.

I promotori di questi diritti si dicono amici delle donne.
Io credo che ogni donna abbia il diritto di scegliere di fare la madre a tempo pieno come sua vocazione primaria. Oppure di lavorare part time per stare con la famiglia. Per le femministe radicali e per i promotori dell’ideologia gender, invece, le donne non devono avere questa libertà: devono poter fare come gli uomini. Quel che conta è perciò poter fare sesso senza conseguenze e quindi avere il diritto all’aborto e alla contraccezione, non certo ad essere madri.

Ma questa mentalità, inculcata anche dai media e dalle scuole, sta distruggendo le donne: si stanno diffondendo anche tra loro moltissime malattie sessualmente trasmissibili. Nel libro Unprotected, scritto da uno psichiatra di una delle università più importanti d’America, sono raccolti decine di esempi di ragazze che, per via di un orientamento sessuale deviato, tentano il suicidio, si drogano, diventano bulimiche o anoressiche.

La femminista americana Sylvia Ann Hewlett era convinta che le donne dovessero prima di tutto ottenere il diritto al lavoro, così ha deciso di intervistarne migliaia in carriera, ma, come ha riportato nei suoi libri, si è accorta che quasi tutte non avevano bambini. All’inizio pensava non ci fosse nulla di male: era una loro libera scelta. Ma proseguendo con le domande le intervistate incominciavano a parlare di drammi interiori nascosti. Piangendo, confessavano vite devastate. Avevano vissuto per il lavoro, molte avevano storie abortive alle spalle e ora erano sterili. Dall’altra parte ci sono gli studi e le interviste alle donne sposate con partner fissi: il grado di felicità e serenità di queste ultime è incomparabile.

Quali altre conseguenze ha l’educazione libertina?
Il Planned Parenthood, la più grande lobby abortista americana, ha un sito per teenager la cui homepage è intitolata così: «Sei pronta a fare sesso? Se vuoi, non c’è problema. Esistono i contraccettivi e l’aborto». Nessuno dice loro che si potranno ammalare e diventare sterili. Gli studi dimostrano che i teenager sessualmente attivi sono tre volte più esposti alla depressione e al suicidio (lo dimostrano i dati del National Longitudinal Surveys del dipartimento americano del Lavoro). Questi sono fatti. Non parliamo poi dell’educazione nelle scuole: bambini e ragazzi con lievi tendenze (che di solito si correggono con l’età) spinti verso l’omosessualità; studenti senza alcuna certezza riguardo a ciò che vedono, fragilissimi e insicuri perché le evidenze della realtà vengono messe in dubbio. Con tassi depressivi e di suicidi in continuo aumento, proprio là dove è impartita questa educazione.

Il libertinismo fa male anche agli omosessuali stessi?
Si dice che li si vuole aiutare, ma sono passati trent’anni da quando fu diagnosticato per la prima volta l’Aids a un omosessuale: da quel momento più di 300 mila gay sono stati uccisi dal virus. Quest’anno ne moriranno 6 mila. E in soli tre anni i malati sono cresciuti del 17 per cento.

Secondo le statistiche dei Cdc (Centers for Disease Control) in America un omosessuale praticante su cinque è affetto da Hiv. Questo accade anche perché agli attivisti gay interessa preservare la loro libertà sessuale, anche a costo della vita. Come documentato da più medici, sebbene l’omosessualità li renda spesso nevrotici, depressi, e l’Hiv li faccia stare male, tanti sono così dipendenti dal sesso che in certi casi non importa loro né di morire né di contagiare gli altri.

Molti sostengono che gli omosessuali sono felici e che bisogna lasciare che lo siano. Questa è falsa e ipocrita tolleranza. In realtà chi parla così non li sa aiutare. Vadano a scavare oltre l’apparenza gaia per vedere cosa vivono davvero queste persone: anche nei paesi in cui la tolleranza è massima il livello patologico non scende, come dimostrato, ad esempio, dalle statistiche della Nuova Zelanda e dei Paesi Bassi, dove la legge è la più permissiva possibile.

Spesso queste persone imputano il loro malessere all’oppressione sociale e all’omofobia, per questo lottano così violentemente per ottenere certi diritti. Numerose ricerche scientifiche dimostrano che chi pratica l’omosessualità è molto più soggetto a malattie psicologiche, istinti suicidi, abuso di sostanze. In particolare a disturbi depressivi. E molti psichiatri vedono guarire le nevrosi e le depressioni con la correzione di questo orientamento. In queste vite c’è sofferenza e le ama molto di più chi le guarda e cerca di prendersene cura, dicendo come stanno le cose, rispetto a chi sostiene di tollerarle con indifferenza.

Perché concedere agli omosessuali il diritto ad avere una famiglia minaccerebbe il matrimonio naturale e il bene comune?
Gli attivisti Lgbt sono liberi di vivere come credono, ma quello che vogliono è ben altro: zittire chi difende il matrimonio naturale tra uomo e donna. Proprio perché imputano, erroneamente, la loro inquietudine agli eterosessuali. Uno dei documenti più importanti di papa Benedetto XVI parla di mancanza di complementarità nelle coppie omosessuali. Ho scoperto studi psichiatrici che attestano come queste coppie cerchino di compensarla. Ad esempio, sacrificano la propria identità naturale ricreando rapporti simili a quello tra marito e moglie. Oppure sacrificano la maturazione, ricreando un rapporto simile a quello tra genitore e figlio.

In ognuno di questi casi si rinuncia a qualcosa per creare una complementarietà artificiale, che però non è in grado di compiere a pieno i loro bisogni. Non penso che non si ritrovino mai soddisfazioni in questi rapporti, ma occorre che queste persone capiscano che la loro mancanza non sarà mai colmata, né dalla totale accettazione da parte degli altri né dalla ridefinizione del matrimonio naturale. Anzi, una ridefinizione sarebbe pericolosa: creerebbe una mentalità relativista dagli effetti distruttivi che ho appena descritto, minacciando la crescita naturale delle persone e la necessità sociale dell’unione eterosessuale, l’unica luogo in grado di crescere persone solide e di compiere, attraverso una complementarità piena, i coniugi. La minaccia è sotto i nostri occhi: negli Stati Uniti è diventato così pericoloso difendere il matrimonio naturale che si è dovuta fondare l’“Alleanza contro la diffamazione dei sostenitori del matrimonio”.

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