Per amore

(di Francesco Agnoli su Il Foglio del 04-10-2012) Nel significato cristiano del matrimonio c’è l’argomento più evidente contro le nozze gay.
Tanta osservazione e poco ragionamento, diceva il premio Nobel Alexis Carrel, portano a
comprendere la realtà, mentre tanto ragionamento e poca osservazione, portano a prendere dei grossi granchi. E’ esattamente così. Il pensiero scientifico è nato dalle correnti di realismo presenti nella grecità vivificate dal realismo cristiano.

Da san Paolo a san Tommaso, infatti, la filosofia cristiana si fonda sull’oggettività del dato sensibile, che, per quanto limitato e incompleto, è via verso verità più grandi. Poi sono nate le ideologie, che altro non sono se non riduzionismi: tanti, lunghi ragionamenti (ahi la lunghezza logorroica di Kant, Hegel, Marx…), tanto intellettualismo, e pochissima conoscenza della realtà. La vicenda continua, oggi, allorché qualcuno afferma: “Chi lo ha detto che i figli abbiano bisogno di un padre e di una madre?”, oppure: “Non è ancora provato che genitori single o genitori gay siano nocivi per il corretto sviluppo dei bambini”. In verità è già provato, ma anche se non lo fosse, basterebbe un poco di quella benedetta osservazione di cui sopra per scoprire l’acqua calda: la bellezza, la completezza, l’insostituibilità della famiglia naturale fondata sul matrimonio.

La famiglia, infatti, è il luogo in cui il bambino (come l’adulto) vive un’ampiezza straordinaria di esperienze: lui, piccolo, in mezzo ai grandi, impara il confronto tra generazioni; lui, piccolo, in mezzo ai fratelli, più o meno coetanei, impara la convivenza con gli eguali. In una sola famiglia ci sono tutti i generi, tutte le età, tutti i ruoli. Non vi è scuola di vita migliore di questa; scuola di vita e di virtù: in famiglia si impara l’obbedienza e il rispetto verso gli altri; con fatica, ma con i giusti tempi, si impara a dominare l’orgoglio e l’avidità; si imparano la generosità, il senso di sacrificio, la laboriosità e l’autocontrollo… Come insegnante, lo posso notare tutti i giorni: laddove c’è famiglia, ancora meglio se numerosa, lì crescono giovani equilibrati, forti, sorridenti, contenti della vita… Vendola, Bersani, Fini, Grillo e compagnia cantante, saranno contrari, diranno che sbaglio, ma è così.

Chi mina la famiglia, dunque, mina la società, e la felicità degli uomini, singolarmente e come comunità. Ma come si costruisce una famiglia bella, forte, serena? Lorenzo Bertocchi, nel suo bellissimo “Dio & Famiglia” (Fede & cultura), dopo una attenta analisi della crisi attuale, arriva proprio qui, al nocciolo della questione. E lo fa analizzando sei coppie di sposi, sei famiglie “che hanno aperto le porte a Cristo e vissuto lo scandalo di una straordinaria normalità”: le famiglie Manelli, Gheddo, Bernardini, Quattrocchi, Martin e Amendolagine. Il cristianesimo è la religione della sacra famiglia, e lo è perché fonda la famiglia stessa, la naturale propensione dell’uomo alla fedeltà e alla durata, su Colui che è Fedele per eccellenza, e che, essendo Trinità, è all’origine di ogni vera relazione.

Come nasce una storia d’amore? E’ nella famiglia d’origine, quando l’altro non c’è ancora, che nasce una storia d’amore. Prima di incontrare un altro, occorre esserci come personalità formate, costruire se stessi. Se non si è fatto questo, se il continuo allenamento della vita famigliare, tra persone con comunità di vita e di sangue, è mancato, sarà ben dura inventarsi un domani tollerante, capace di perdono e di rinuncia. Chi invece ha appreso la fatica della responsabilità, del confronto, della condivisione in famiglia, più facilmente saprà ripetersi, in forma nuova, nel rapporto con il coniuge e nella dedizione ai figli. E poi c’è il fidanzamento, che Bertocchi non teme di descrivere nella sua modalità cristiana: fidanzamento casto. Ancora non ci si conosce, vi è solo una generica attrazione, che va provata, testata, perché non si riveli un fuoco di paglia. Perché non si rimanga bruciati e delusi.

La castità permette proprio una lunghezza e una purezza di sguardo su se stessi e sugli altri. Impedisce che sia solo il richiamo della carne a dettarci le sue volontà cangianti. Bertocchi cita san Gregorio di Palamas: “Coloro che si abbandonano ai piaceri sensibili e corruttibili esauriscono tutto il desiderio della loro anima nella loro carne e divengono così interamente carne”. A un fidanzamento casto, “spirituale”, in cui si sia approfondita la reciproca conoscenza, in profondità, segue una promessa solenne, una libera assunzione di responsabilità: l’impegno a darsi fino in fondo, consapevoli che quando si è iniziata la scalata di una vetta, è impossibile tornare indietro, senza rovinose cadute. “Tutto in comune – scriveva Maria Beltrame Quattrocchi – con scambio costante di valori effettivi e affettivi, con un’unica vita di aspirazioni e di mete, con reciproco rispetto e amore”, tessendo “filo per filo, la trama in ragione dell’ordito; l’ordito in ragione della trama”.

Filo per filo, fatica per fatica, gioia su gioia, in una lotta d’ogni giorno in cui quello che si è costruito ieri ritorna utile oggi, e il domani è consegnato con fiducia a quel Dio che mette insieme e mantiene nell’amore, coloro che nell’amore, pur nella fatica della nostra fragile umanità, vogliono perseverare. (Francesco Agnoli)

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