Pax Christi Limburg: prove tecniche di dialogo con l’Isis

Pax ChristiIn Francia, dopo i tragici attentati compiuti dai terroristi islamici, si sono limitati a chiedere di non lasciarsi «accecare dalla collera e dalla paura». In Italia han fatto propria questa posizione. Ma in Germania, ancora una volta, i militanti di Pax Christi han dato – per così dire – il “meglio” di sé, proponendo addirittura di “dialogare” con l’Isis. Nonostante i 129 morti e gli oltre 300 feriti di Parigi.

Non è uno scherzo. Anzi, è un appuntamento preciso: il 18 novembre alle ore 19 l’associazione pacifista ha promosso un convegno dal titolo «Stato islamico: sterminare o accettare?» presso la Haus am Dom, la casa di formazione della Diocesi di Limburg, pagata coi contributi pubblici finiti alla Chiesa cattolica. Sì, proprio la stessa Diocesi, che si sbarazzò in pessimo modo del suo Vescovo, mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst. E che oggi, non a caso, è ancora retta da un amministratore apostolico. Dopo un anno e mezzo.

A denunciare la trovata, è stata l’agenzia cattolica tedesca Kath.net. Che ha riportato anche il parere di Roland Tichy, giornalista molto popolare in Germania, considerato un “liberal-conservatore”. Sul suo blog, Tichy ha definito «controversa» l’incredibile iniziativa pubblica, che auspica l’avvio di un dialogo, anzi di «migliori rapporti diplomatici» con l’Isis, anziché combatterlo con forza. Il che, oltre all’atto in sé, sicuramente – a dir poco – inopportuno, comporterebbe anche devastanti conseguenze implicite, la prima delle quali sarebbe il riconoscere in qualche modo nella sigla jihadista un interlocutore credibile e affidabile, quasi istituzionale: come se il sedicente «Stato islamico» non fosse frutto di un’occupazione violenta ed illegittima di confini riconosciuti, bensì un vero e proprio Stato sovrano, fondato sul consenso popolare.

Al convegno è stata invitata come relatrice un’italiana, Loretta Napoleoni, «esperta di terrorismo». Del suo lungo curriculum colpisce, tra l’altro, il fatto che sia consulente del think tank Fundaciones Ideas, fondato dall’ex-premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Fundaciones Ideas è l’ente voluto fortemente dal Psoe, il Partito Socialista Operaio Spagnolo, di cui rappresenta il braccio intellettuale ed in cui sono confluite tutte le sigle analoghe, prima operanti nel Paese. Napoleoni ha, inoltre, scritto per L’Unità e collabora con Il Venerdì di Repubblica, Il Fatto Quotidiano e L’Espresso. Insomma, è evidente come si trovi a proprio agio nella galassia progressista. Ebbene, in un’intervista rilasciata un anno fa al quotidiano “Avvenire”, sostanzialmente già espresse posizioni in linea con quelle ora cavalcate da Pax Christi: a suo giudizio, infatti, per risolvere i guai provocati dall’Isis, occorrerebbe «ridare fiato alla diplomazia, col compito di aprire canali di dialogo e confronto, stemperando le contrapposizioni e gettando le basi per una stabilizzazione». Il fatto che Napoleoni collabori con molti governi e diverse organizzazioni internazionali, può far ritenere che questo clima di “apertura”, fatto proprio dai pacifisti tedeschi, non sia isolato, ma serpeggi già, in realtà, nei salotti buoni della Sinistra lib-lab, disposta a trattare con l’Isis, anziché bombardarlo.

L’iniziativa di Pax Christi ha scatenato le critiche persino dei Verdi tedeschi: l’onorevole Omid Nouripour, di Francoforte, portavoce per la politica estera dei Grünen, ha detto a chiare lettere che questo non è «pacifismo», bensì «semplicemente un errore». Un tragico errore (fonte: Corrispondenza Romana).

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