Parma. Le manifestazioni sulla famiglia non sono finanziabili, quelle contro l’omofobia sì

Parma contro omofobiaSono due i bandi comparsi sul sito del Comune di Parma. Uno fa riferimento alla Giornata Internazionale della Famiglia che si terrà il 15 maggio 2014. L’altro si riferisce alla Giornata Internazionale contro l’omofobia del 17 maggio. Apparentemente è rispettata la possibilità per entrambi di manifestare secondo le stesse modalità, ma non è proprio così. La Giunta di Parma (M5s) avrebbe dovuto porre attenzione al “politicamente corretto”, invece le sorprese sono molte.
La prima è la più evidente. Le manifestazioni
contro l’omofobia sono finanziabili e godono di contributi, tanto che il bando prevede anche un “Allegato n.3” per i preventivi economici. Non così per quelle a favore della famiglia, che possono ottenere solo il patrocinio ed “eventuali concessioni di vantaggi economici” che, però, si riducono ad essere limitate all’occupazione del suolo pubblico, alla timbratura delle locandine e all’affissione di manifesti. E infatti, per togliere ogni dubbio, il bando specifica che “i costi delle singole iniziative saranno interamente a carico dei soggetti proponenti”.
Ma c’è un altro punto importante. Per la giornata sulla famiglia, l’Amministrazione intende promuovere iniziative che “
sappiano rivolgersi alla pluralità di tipologie di famiglia che la società di oggi esprime (famigli con figli piccoli e/o adolescenti, famiglie monogenitoriali, famiglie straniere con modelli culturali e familiari differenti dal nostro, famiglie separate, ricomposte, ricongiunte, ricostituite, arcobaleno, ecc..);”. L’ultima specifica è quanto meno innovativa perché le famiglie “arcobaleno” sono evidentemente quelle omosessuali.
In pratica, non solo la giornata sulla famiglia non è finanziabile mentre quella contro l’omofobia sì, ma chi vuole organizzare delle manifestazioni deve accettare che qualsiasi modello, anche completamente distante da quello tradizionale, sia definito come “famiglia” a tutti gli effetti. Oltretutto deve farlo “contro l’omofobia” nei confronti delle famiglie omosessuali. Allora tanto vale che partecipi alla manifestazione di appena due giorni dopo.
Non è questo un preciso attacco alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna? Non è un modo per privilegiare altri tipi di unione?
Gli unici a protestare, per il momento, sono stati
Giuseppe Pellacini, Capogruppo Udc nel Consiglio Comunale di Parma e Glauco Santi, Responsabile regionale relazioni Udc-mondo cattolico, con una lettera che riportiamo.

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26 marzo 2014
Giornata della famiglia, Udc: “Risorse pubbliche a omosessuali palese ingiustizia”

Da Udc Parma:
“Leggendo l’Avviso pubblico del Comune di Parma per la ‘Giornata Internazionale della Famiglia’ del 15 maggio 2014 (leggi) balza subito agli occhi che la grande assente da questo bando è proprio la famiglia. Se tutto è famiglia, nulla è più famiglia. Preoccupa che non si faccia alcun riferimento all’articolo 29 della Costituzione della Repubblica Italiana: ‘La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio’. Di questo articolo neppure l’ombra. Sembra essere stato scritto per un altro pianeta. Da ciò si evince che il bando è stato studiato appositamente per distruggere il dettato costituzionale.

La famiglia costituzionale e istituzionale viene evidentemente considerata alla stregua di uno stereotipo culturale e sociale da superare. Se il M5s e il sindaco Pizzarotti vogliono cambiare la Costituzione lo dicano espressamente senza ricorrere a questi sotterfugi. Concedere contributi, vantaggi economici e patrocini, spazi e strutture pubbliche, cioè risorse pubbliche e danaro pubblico di tutti noi cittadini, a scelte e ‘desiderata’ privati, come l’ideologia di genere, le famiglie ‘arcobaleno’ o Lgbt, è una palese ingiustizia. Non solo l’idea di famiglia del Comune è fuori dal dettato costituzionale e direi anche dalla realtà, ma non riscuote neppure il consenso dei parmigiani, vedi il flop clamoroso, già avvenuto in altre città italiane, relativo all’istituzione del registro comunale delle unioni civili, che, come dichiarato dal Comune di Parma stesso, dal gennaio 2013 a tutto l’ottobre 2013 ha visto l’adesione di solo 5 ‘coppie’ su una popolazione cittadina di circa 180mila abitanti. Ciò rivela l’intento puramente ideologico che sta animando l’amministrazione grillina. L’Udc di Parma esprime la sua più decisa e ferma condanna e contrarietà e invita ancora una volta il sindaco di Parma Pizzarotti a non forzare il dettato costituzionale e di ispirare l’attività amministrativa ai suoi valori fondanti.”

Giuseppe Pellacini, Capogruppo Udc in Consiglio Comunale di Parma e Segretario Provinciale Udc di Parma;

Glauco Santi, Responsabile regionale relazioni Udc-mondo cattolico.

Fonte: Il mattino di Parma

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