Pakistan. Cristiano condannato a morte per presunti insulti a Maometto

Sawan-MasihIl suo amico musulmano Shahid lo aveva denunciato per aver insultato Maometto. Erano amici, circa un anno fa, riuniti in casa a discorrere di religione. Una frase e due bicchieri di troppo hanno scatenato l’incredibile: Sawan Masih, cristiano di 26 anni, è stato denunciato per blasfemia contro il Profeta, anche se lui ha sempre dichiarato: “Sono innocente, Shahid vuole solo vendicarsi”.
Come conseguenza immediata, oltre 3.000 musulmani si erano scagliati contro il quartiere cristiano di Lahore e avevano incendiato 178 abitazioni, una ventina di negozi e due chiese. Più di 400 famiglie persero la casa. All’epoca i
l portavoce dei Talebani del Pakistan (TTP) aveva giustificato la folle reazione integralista addossando assurdamente la colpa sui cristiani: “I cristiani,” aveva detto “hanno giocato con l’emotività dei musulmani e la reazione è naturale. È la reazione di musulmani che mostrano il loro amore per il Profeta Maometto.
A fronte di una così larga devastazione, gli
83 uomini ritenuti colpevoli dell’attacco sono stati tutti rilasciati su cauzione. Non è andata così per il presunto bestemmiatore di Maometto.
Il tribunale lo ha condannato a morte e al pagamento di una multa di 200mila rupie (1500 euro). Sottolineiamo:
Sawan Masih è stato condannato a morte per delle presunte frasi blasfeme contro Maometto.

L’Associazione Pakistani Cristiani in Italia, in collaborazione con alcuni parlamentari italiani ha indetto una conferenza stampa che si terrà mercoledì 2 aprile alle ore 10 presso la Sala Stampa di Palazzo Montecitorio. Nel corso dell’evento sarà presentata la campagna di raccolta-firme “Salviamo Sawan Masih”, a cui è già possibile aderire inviando una e-mail all’indirizzo [email protected], indicando nome e cognome.
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1 aprile 2014
Pakistan, ancora una condanna a morte per “blasfemia”
Il cristiano Sawan Masih dopo una discussione con un islamico, avrebbe insultato Maometto. La folla distrugge il quartiere cristiano di Lahore. Domani conferenza e raccolta firme dell’associazione Pakistani cristiani in Italia

Mauro Pianta
Torino

Sawan Masih ha 26 anni, tre figli e una condanna a morte per blasfemia. Il verdetto del tribunale di primo grado di Lahore nei confronti del cristiano Sawan è arrivato giovedì 27 marzo. A denunciare l’uomo ci aveva pensato un amico musulmano, Shahid Imran. I due si erano incontrati in casa di Masih, per bere qualcosa e chiacchierare. Ma quando hanno cominciato a parlare di religione qualcosa, complice probabilmente l’alcol, non ha funzionato: la discussione è degenerata in lite e Shaid ha finito per denunciare l’amico cristiano. «Ha insultato il Profeta», ha detto prima alla polizia locale e poi ai rappresentanti della comunità islamica. «Sono innocente – ha sempre dichiarato il giovane cristiano – Shahid vuole solo vendicarsi».

L’episodio ha scatenato l’ira di l’ira di oltre tremila musulmani che si sono scagliati contro il quartiere cristiano dove l’uomo viveva, Joseph Colony, incendiando 178 abitazioni, una ventina di negozi e due chiese. Oltre 400 famiglie hanno perso la casa, eppure gli 83 uomini ritenuti colpevoli dell’attacco sono stati tutti rilasciati su cauzione. Mentre il giovane cristiano è stato condannato a morte e la pagamento di una multa di 200mila rupie (1500 euro) secondo quanto prevede l’articolo 295C del codice penale pakistano. La sentenza è firmata dal giudice Ghulam Murtaza.

È questo un ulteriore esempio dell’uso improprio della cosiddetta legge sulla blasfemia – corrispondente ad alcuni articoli del codice penale pachistano – spesso sfruttata per risolvere questioni personali e colpire le minoranze religiose. La commissione nazionale di Giustizia e Pace della Conferenza episcopale pachistana ha recentemente denunciato il notevole aumento delle accuse di blasfemia contro i cristiani. Su 32 casi registrati nel 2013, infatti, 12 di questi hanno riguardato imputati cristiani: si tratta del 40% delle denunce, in un paese in cui la minoranza cristiana rappresenta appena il 2% della popolazione.

«Il caso di Sawan Masih è l’ennesima beffa nei confronti delle minoranze cristiane – dice a Vatican Insider il professor Mobeen Shaid, fondatore dell’associazione Pakistani Cristiani in Italia -. Ciò che ferisce di più è il silenzio della comunità internazionale».

Ecco perché l’Associazione Pakistani Cristiani in Italia, in collaborazione con alcuni parlamentari italiani ha indetto una conferenza stampa che si terrà mercoledì 2 aprile alle ore 10 presso la Sala Stampa di Palazzo Montecitorio. Nel corso dell’evento sarà presentata la campagna di raccolta-firme “Salviamo Sawan Masih”, a cui è già possibile aderire inviando una e-mail all’indirizzo [email protected], indicando nome e cognome.

Fonte: Vatican Insider

 

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