Pakistan. Ragazzina cristiana violentata e torturata a 15 anni

Girls react to having their photos taken while they recite verses from the Koran at a religious seminary in PeshawarUna storia orribile dai contorni onirici. Fouzia Bibi stava tornando da una commissione quando ha incontrato i suoi aguzzini, armati di pistola. Due musulmani, personaggi noti e influenti a livello locale, “l’hanno rapita, imprigionata in una stanza, violentata e torturata ripetutamente”. Poi l’hanno gettata in strada come spazzatura.
Il padre, Malooka Masih, si è poi recato al commissariato per la denuncia, ma l’ufficiale non ha nemmeno voluto ascoltare. Per fortuna l’ong Lead (Legal Evangelical Association Development) ha accolto la richiesta d’aiuto della famiglia e presentato denuncia ufficiale.
Ma i due stupratori hanno già iniziato a minacciare vendetta, intimando ritorsioni se persisteranno nel portare avanti la denuncia.
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4 febbraio 2013
Pakistan, minorenne cristiana violentata e torturata

Lo riferisce l’agenzia Fides. Gli autori: due (influenti) musulmani armati di pistola

«Una ragazza minorenne cristiana è stata sequestrata, violentata e torturata da due influenti musulmani in Pakistan». Lo riferisce l’agenzia Fides.

Fouzia Bibi, 15 anni, residente del villaggio di Roday, nei pressi di Kasur (in Punjab), proviene da una famiglia poverissima e lavora come operaia agricola con il padre, Malooka Masih, e con i fratelli.

«Il 25 gennaio scorso – riferisce ancora l’agenzia Fides – Fouzia Bibi era andata a svolgere una commissione, per conto del padrone dell’azienda, in un località vicina. Sulla via del ritorno due musulmani armati di pistola, Sher Maometto e Shabir Ali, personaggi influenti del territorio, l’hanno rapita, imprigionata in una stanza, violentata e torturata ripetutamente. La ragazza è stata poi lasciata priva di conoscenza in strada».

Fouzia Bibi, la ragazza cristiana di 15 anni violentata in Pakistan da due influenti musulmani il 25 gennaio scorso, non ha ricevuto alcun sostegno dalla polizia quando i suoi genitori si sono presentati per denunciare il fatto. Lo ha assicurato l’Associazione evangelica di sviluppo legale (Lead) che la assiste.

I responsabili di Lead hanno precisato che «dopo aver ripreso conoscenza, la giovane è tornata a casa ed ha raccontato alla madre quanto le era successo indicando i nomi degli stupratori». Il padre, Malooka Masih, accompagnato da alcuni cristiani, «si è recato al commissariato di Sarai Mughal (provincia del Punjab) per raccontare l’incidente e presentare una denuncia, ma l’ufficiale di turno non lo ha voluto neppure ascoltare».

Il gruppo si è allora diretto da padre Salem Gill, parroco della chiesa di Pattoki, che ha preso contatto con i responsabili di Lead i quali, il 29 gennaio, hanno potuto depositare la denuncia in base all’articolo 376 del Codice penale pachistano che punisce lo stupro, dopo un colloquio con il vice sovrintendente del commissariato di Pattoki.

Nell’attesa degli sviluppi della situazione Malooka Masih, ha riferito Lead, ha svelato che i due responsabili della violenza sessuale (Sher Maometto e Shabir Ali) «stanno minacciando lui e i membri della sua famiglia delle peggiori conseguenze se continueranno ad andare avanti con la denuncia penale».

Fonte: Vatican Insider

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5 febbraio 2013

Cristianofobia senza pietà
Pakistan: stuprata una ragazzina di 15 anni e ucciso un uomo di 55

Non si fermano gli attacchi contro i fedeli di Cristo. Fouzia Bibi è solo
un’adolescente, ma è stata violentata e torturata per ore da due aguzzini musulmani. Younas Masih è stato ucciso con cinque colpi di pistola per non essersi convertito all’Islam

Fouzia Bibi è una ragazzina pakistana. Una quindicenne come tante, se non fosse per la sua fede cristiana. Una religione che l’ha resa vulnerabile fino a farla diventare un obiettivo. I suoi aguzzini, Sher Maometto e Shabir Ali, sono due influenti personaggi di Roday, villaggio del Punjab, che la sera del 25 gennaio scorso decidono di rapirla, imprigionarla in una stanza, violentarla e torturarla ripetutamente. Per poi abbandonarla, con la certezza di farla franca, priva di conoscenza per strada. Come uno straccio. Figlia di una famiglia poverissima, Fouzia lavorava come operaia agricola con il padre, Maloka Masih, e i fratelli, e quando è stata rapita stava rientrando a casa dopo una giornata di fatiche. Ma nonostante la tragedia, Fouzia è anche una ragazza forte e ha detto tutto ai suoi genitori. E qui un altro orrore: il padre decide di denunciare l’accaduto, ma davanti a sè trova solo porte chiuse. Le forze dell’ordine non vogliono neanche ascoltarlo. Una storia che si è già ripetuta tante, troppe volte. E non solo in Pakistan.
Si rivolgono allora alll’ong Lead (Legal Evangelical Association Development), che si dedica alla promozione sociale dei cristiani in Pakistan. Quattro giorni dopo – proprio grazie all’aiuto della stessa organizzazione non governativa – viene presentata una denuncia ufficiale contro gli stupratori, malgrado le minacce alla famiglia a non ricorrere alle vie legali. La stessa organizzazione ha poi voluto sottolineare che la famiglia di Fouzia è «terrorizzata e sotto minaccia». Una paura più che comprensibile, visto che molte volte, magari dopo qualche mese, è la via della vendetta a prevalere e chi ha denunciato viene fatto fuori.

Stessa sorte anche per chi non si converte. E proprio ieri nel Balucistan pakistano è morto, dopo giorni di agonia, il 55enne Younas Masih, colpito con cinque colpi di pistola il 31 gennaio da un uomo perché colpevole di non volersi convertire all’Islam. Younas sapeva di essere al centro del mirino, e aveva tentato di denunciare le minacce dei suoi colleghi che gli intimavano di abbracciare la fede di Maometto. Non era stato ascoltato. E dopo la morte anche la beffa, visto che la polizia si è rifiutata di aprire un’inchiesta sul caso.

di Luisa Arezzo

Fonte: Liberal Web

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