Ostaggi dell’euro e degli speculatori internazionali

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euro-catena(di Danilo Quinto) Altro che bellezza! Quella del Sanremo di Fabio Fazio o quella da oscar di Paolo Sorrentino o quella di Pompei, che cade a pezzi per l’incuria e l’inefficienza dello Stato. L’Italia di Matteo Renzi e di Angelino Alfano, è un paese in svendita. L’ha compreso uno tra i più grandi intenditori di affari che esista al mondo.

Per la prima volta, l’incontrastato speculatore e finanziere internazionale, George Soros, ha deciso d’investire nel nostro paese. Come ha riferito la “Reuters” qualche giorno fa, tramite il fondo Quantum Strategic Partners, ha rilevato il 5% di IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), una società nata attraverso il conferimento del patrimonio immobiliare di proprietà di Coop Adriatica e di Unicoop Tirreno, attiva nel settore immobiliare della grande distribuzione organizzata, che sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale, la prima ad entrare nel regime SIIQ (Società di Investimento Immobiliare Quotata) in Italia.

Altre operazioni di questo tipo sono prevedibili, perché secondo alcuni lo staff di Soros da mesi sta monitorando la situazione italiana, che dal punto di vista economico e strutturale, è nella completa deriva, nonostante i proclami del presidente della Bce, Mario Draghi, che davanti al Parlamento europeo, ha sostenuto: «stiamo andando nella giusta direzione, il bicchiere è mezzo pieno, contrariamente al pallido quadro che molti dipingono, la zona euro è in una forma migliore rispetto all’inizio della legislatura di questo Parlamento».

Per l’Italia, l’adesione all’eurozona ha concorso a produrre – lo certifica l’Istat – insieme alla sclerotizzazione e all’inefficienza dell’apparato burocratico, il livello massimo del debito pubblico, che ha raggiunto il 132,6% rispetto al PIL nel 2013, 9 punti in più dell’anno precedente. Non ci sarà riduzione della spesa pubblica che tenga per arginare questa voragine, che proprio in questa settimana sarà sottoposta al “vaglio” degli organi di controllo dell’Unione europea. Anche altre economie occidentali registrano cifre di debito pubblico da capogiro. In Giappone, ad esempio, il livello del debito pubblico ha superato il 230%, ma il Governo di quel paese – che sta agendo attraverso il deprezzamento della moneta e l’aumento della spesa pubblica, per rilanciare i consumi interni – possiede una formidabile “clausola di salvaguardia”: la possibilità di stampare moneta attraverso la sua Banca Centrale, evitando anche che la sua crisi debitoria, di origine interna, si apra alla speculazione internazionale.

L’Italia, invece, è “impiccata” a decisioni di politica economica – e non solo, pensiamo a quelle che riguardano la sfera della vita – estranee alla sua sovranità. Per questa ragione, Renzi non ha bisogno di dettagliare il suo programma di governo. Raggiunto il potere, per conservarlo, può limitarsi a evocare affermazioni generiche – né più né meno come quanto accaduto nei due governi precedenti, anche loro estranei al voto popolare – e vivere alla giornata, fingendo di “correre”. Se dovesse agire concretamente, dovrebbe porsi di traverso contro gli stessi poteri – anche internazionali – che ne hanno favorito l’ascesa, affrontando il punto centrale: la messa in discussione non solo dei vincoli economici posti dall’Europa, ma la stessa adesione alla “zona euro” e quindi ad un’Europa solo economica, priva di quei valori che rappresentano la sua storia e la sua identità cristiana, i soli che possono difendere la persona umana, intesa nella sua integrità. Il “passaggio” delle elezioni europee, chiarirà questa questione.

Nell’attesa, c’è solo da pregare che Dio ci assista e che la Provvidenza agisca per proteggere coloro che sempre più sono a rischio di sopravvivenza, non solo in Italia. Per l’insipienza dei Governi e per l’azione dell’Europa dei mercanti. (Danilo Quinto)

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