Ordine di Malta: quelle parole d’ordine politically correct

(di Mauro Faverzani) Vi fu un tempo, circa tre anni fa, in cui qualcuno nell’Ordine di Malta ancora mostrò di sapersi scandalizzare, nell’apprendere di progetti umanitari internazionali con erogazione di contraccettivi avviati in Myanmar, Kenya e Sud-Sudan, progetti in cui lo stesso Ordine risultò coinvolto, pur essendo essi in aperto contrasto con la Dottrina Sociale della Chiesa.

Poi quella storia finì male, perché l’allora Gran Maestro, che contrastò chi cagionò tale – diciamo – “inciampo”, venne a sua volta giubilato e viceversa chi lo provocò rimase in sella, grazie anche ad un intervento a gamba tesa da parte del Vaticano, con pressioni giudicate a dir poco indebite. Oggi tutto questo pare passato remoto, remotissimo, poiché on line l’Ordine di Malta dimostra sì di essersi “ristrutturato”, ma in modo certamente troppo disinvolto.

Capita così che al compassato, sdegno mostrato dal Gran Maestro su questioni eticamente e spiritualmente sensibili, si sia sostituita una poderosa strizzata d’occhio alle parole d’ordine del politically correct: immigrazionismo, pluralismo religioso, genere.

Uno sguardo al sito dell’Ordine di Malta è sufficiente per scoprire quali siano le nuove strategie portanti. Iniziamo dal ruolo di primo piano riconosciuto all’immigrazionismo spinto con tanto di attacco al governo italiano, accusato di non «capire le dinamiche internazionali del soccorso» e di voler affrontare il problema «in maniera disorganica», come dichiarato a Labitalia da Mauro Casinghini, direttore nazionale del Cisom, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, che ha anche sollecitato in merito ai migranti «una tempestiva e vera presa di posizione dell’Unione europea».

Non a caso il neo Gran Cancelliere Albrecht Boeselager, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, ha definito il Global Compact for Migration «un ottimo strumento per gestire il fenomeno migratorio, perché tiene in considerazione in modo equilibrato l’interesse della società da cui queste persone provengono e verso cui arrivano».

Non una critica, benché gravi siano già emersi i problemi sottesi al testo delle Nazioni Unite, soprattutto in termini di minacce alla stampa ed alla stessa libertà d’espressione: criticare l’immigrazione sarà, infatti, proibito in Europa e perseguito per legge. Penalmente. E con pesanti sanzioni. È proprio il Global Compact a prevederlo. Ma questo, i Cavalieri, o non lo sanno o non se ne curano, vista l’entusiastica ed incondizionata adesione a questo progetto.

Altra grande frontiera dell’Ordine di Malta – è sempre il Gran Cancelliere a rivelarlo – è quella multireligiosa, quella del pluralismo confessionale, col proposito di «accogliere un seminario a Roma tra i rappresentanti delle varie religioni». Il tutto finalizzato ovviamente al soccorso internazionale, dove tuttavia il rischio è che lo strumento diventi il fine, con conseguente perdita d’identità a tutto vantaggio d’un indistinto, magmatico embrassons nous spirituale su scala mondiale, il che non gioverebbe.

A nulla ed a nessuno, come ricordato da Benedetto XVI nell’enciclica Deus Caritas est, laddove scrive: «È molto importante che l’attività caritativa della Chiesa non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante» (n. 31) ed ancora: «L’apertura interiore alla dimensione cattolica della Chiesa non potrà non disporre il collaboratore a sintonizzarsi con le altre Organizzazioni nel servizio alle varie forme di bisogno; ciò tuttavia dovrà avvenire nel rispetto del profilo specifico del servizio richiesto da Cristo ai suoi discepoli» (n. 34), poiché «l’azione pratica resta insufficiente se in essa non si rende percepibile l’amore che si nutre dell’incontro con Cristo» (ibidem).

Un pensiero viene dedicato dall’Ordine di Malta anche al gender friendly, curiosamente non sul sito ufficiale, bensì nella Rassegna Stampa del Gran Priorato di Roma, dove, tra molte altre notizie, v’è un curioso rimando al quotidiano Repubblica sul festival di fumetti e illustrazioni Bande de Femmes, svoltosi a Roma nel giugno dell’anno scorso, incentrato sui diritti delle donne e sulla questione di genere «in tutte le sue declinazioni», costruendo «nuove immagini di eroine contemporanee, storie di amore lesbico, amicizie tra donne».

Darne notizia così, senza alcun commento critico, suona male, come fosse una trovata promozionale dell’iniziativa. Ma non se ne capisce proprio il perché. A ciò si aggiungano i reiterati proclami di piena e totale adesione alle parole di papa Francesco, l’ossequiente riguardo ai temi a lui più cari, segno di un ritrovato idillio dopo la tempesta avvenuta tre anni fa e la conseguente “revisione” del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, questo il suo nome per esteso. Ordine certamente obbedientissimo, ma quanto ancora realmente Sovrano? (Mauro Faverzani)

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