Ora Planned Parenthood è nei guai anche in Spagna

SpagnaDopo gli Stati Uniti, nuovi guai per Planned Parenthood, questa volta in Spagna: qui, infatti, è stata accusata di aver violato l’art. 36.c della legge generale sulla Sanità e di essersi finanziata pubblicando illegalmente su normalissimi trimestrali annunci relativi a medicinali, che tuttavia esigono una prescrizione medica per poter essere venduti. Il che non è possibile: nel Paese iberico la normativa, in merito, è estremamente chiara e viene generalmente applicata in modo rigoroso; non permette che questo genere di pubblicità appaia su testate, che non siano di settore e specificamente dirette a medici o distributori di tali presidii. Ora Planned Parenthood potrebbe esser sanzionata fino a 600 mila euro.

Le regole, in proposito, sono molte ed inequivocabili: riguardano l’art. 78 della legge 29/2006, gli articoli 15.2 e 15.4 del regio decreto 1416/1994, nonché l’art. 7.2 del regio decreto 1907/1996. Ciò nonostante, Planned Parenthood ha comunque fatto pubblicare contro le disposizioni vigenti, negli ultimi 7 anni, oltre 25 annunci di farmaci con obbligo di prescrizione sanitaria su più di 18 riviste. Nella maggior parte si trattava, prevedibilmente, di anticoncezionali.

A questo punto, raccolta tutta la documentazione necessaria, l’Associazione Spagnola degli Avvocati Cristiani ha provveduto a sporgere denuncia lo scorso 21 agosto presso il Ministero della Sanità della Comunità di Madrid; denuncia subito sostenuta da oltre 3 mila cittadini su una piattaforma di petizioni on line (nella foto, l’immagine che ha promosso la raccolta delle adesioni). Di fronte alle crescenti pressioni da parte dell’opinione pubblica, ne è scaturita un’indagine, che ha spinto il responsabile del dicastero, Jesús Sánchez Martos, ad assicurare via Twitter di voler «studiare a fondo la questione» e di proporsi di informare «puntualmente sui risultati» la popolazione. V’è da sperare che lo faccia davvero ed in tempi rapidi, poiché la gente ha diritto di sapere.

Ricordiamo come nelle ultime settimane Planned Parenthood sia stato al centro, negli Usa, di una fortissima polemica, che ha spinto finora 5 Stati americani a ritirare completamente le sovvenzioni pubbliche prima erogate alla multinazionale dell’aborto, dopo aver visionato i video-choc che denunciavano un lucroso traffico illegale degli organi, tratti dai feti abortiti presso le strutture di questo ente. Ed ora è la volta della Spagna. Anche qui si sta configurando un nuovo scandalo. Decisamente sembrano un po’ troppo “disinvolti” i metodi di Planned Parenthood. Che, tra l’altro, nel Paese iberico, non ha centri propri ove si pratichino aborti, benché riceva finanziamenti dall’Acai-Associazione dei Centri Accreditati per l’Interruzione di Gravidanza, nonché dalle strutture abortive madrilene Dator, Isadora e El Bosque.

Urge, anche in questo caso, far chiarezza e punire in modo esemplare quanti vengano riconosciuti colpevoli.

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