Ora la Disney dovrà pagare molte più tasse…

CR1740-Foto-02
Print Friendly, PDF & Email

Prosegue lo scontro all’interno ed all’esterno della Disney tra quanti la vogliano rendere una bandiera Lgbt e quanti invece intendano tutelarne il ruolo prezioso di sano e sicuro intrattenimento per le famiglie.

La nuova mossa ora l’ha compiuta il governatore della Florida, il repubblicano Ron DeSantis, che ha tolto qualsiasi esenzione fiscale alla Disney, in risposta alle minacce ricevute per aver approvato la legge, che impedisce l’indottrinamento Lgbt nelle scuole statali almeno sino alla terza elementare.

Secondo l’amministratore delegato dell’importante azienda, Bob Chapek, quella normativa «non avrebbe mai dovuto essere approvata», per cui ora l’obiettivo sarebbe quello di impegnarsi formalmente e pubblicamente per farla «abrogare oppure cancellare in tribunale». Al contempo, Chapek si è scusato con i propri dipendenti, per aver finora scelto di contrastare la normativa in silenzio e «dietro le quinte».

Il governatore DeSantis, peraltro di lontane origini italiane, aveva già preannunciato di voler dare battaglia alle aziende, scese in politica per contrastare ideologicamente le leggi varate dallo Stato: «Voglio assicurarmi – ha dichiarato, come riportato dall’agenzia InfoCatólica che la gente comprenda le vostre pratiche commerciali e tutto ciò che non mi garba di quel che state facendo».

Per questo DeSantis ha chiesto al Congresso una legislazione, per por fine allo speciale regime fiscale, il Reedy Creek Improvement District, riservato da molto, forse da troppo tempo – per la precisione, dal 1967 – all’immensa area su cui sorge il parco a tema con le strutture della Walt Disney World Resort, ciò che ha permesso all’azienda di risparmiare centinaia di milioni di dollari in tasse e di governare di fatto in totale autonomia, pressoché indisturbata, sui terreni assegnati (circa 10 mila acri nelle contee di Orange e Osceola), senza versare oneri. Dal primo luglio 2023 non sarà più così, dato che il provvedimento restrittivo chiesto da DeSantis è stato approvato con 23 voti a favore e solo 16 contrari.

Di fatto, come rilevato dalla FoxNews, oggi l’amministratore delegato della Disney, Bob Chapek, si trova al centro di una bufera, attaccato da una parte dagli attivisti Lgbt per il fatto di esser intervenuto tardi e male a loro sostegno, dall’altra dai dipendenti (molti dei quali si sono già dimessi), che vorrebbero invece preservare l’azienda da guerre politiche e ideologiche, che nulla hanno a che fare con l’intrattenimento per grandi e piccini. Le azioni della Disney intanto hanno fortemente risentito di queste tensioni in Borsa e gli investitori guardano con timore e diffidenza al clima esasperato, che infuria in una realtà imprenditoriale prima fiorente e promettente, ma ora dal futuro alquanto incerto.

Dopo la protesta dei dipendenti della Disney, tradottasi in una lettera aperta, di cui già in passato avevamo dato notizia ed in cui si contestava l’«ambiente di paura» vigente per chi non si adegui alle politiche «esplicitamente progressiste» perseguite internamente, va dato conto della storica manifestazione organizzata da molte famiglie contro la Disney per il suo pervicace ed ostinato sostegno dato all’indottrinamento Lgbt, recentemente tradottosi peraltro in un cortometraggio con una coppia gay come protagonista.

Lo scorso 13 aprile centinaia di genitori si sono dati appuntamento dinanzi alla sede principale della Disney, quella di Burbank, in California, per dire basta alla linea spudoratamente ideologica da essa assunta. Per questo è stata avviata anche una raccolta-firme, già sottoscritta da decine di migliaia di persone. Secondo quanto riferito dall’agenzia InfoCatólica, inoltre, già centinaia di viaggi prenotati a Disney World sarebbero stati annullati, mentre sarebbero stati cancellati molti abbonamenti sottoscritti alla piattaforma Disney plus.

Non si erano mai verificate cose simili nei confronti di una realtà, assunta per decenni ad icona dell’intrattenimento per tutti, famiglie in primis. Forse già questo dovrebbe indurre ad un ripensamento l’amministratore delegato della Disney e quanti abbiano improvvidamente lanciato il prestigioso marchio in una battaglia non sua. Avranno l’onestà intellettuale per farlo?

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.