Ora chi chieda di condannare l’Isis, è “islamofobico”…

ScuseDeriva tutto da una mistificazione, che rende decisamente inopportuno il can can mediatico promosso su Twitter da ambienti musulmani, risentiti per il fatto d’aver ormai gli occhi puntati addosso. Il mondo politico a vari livelli, quelli intellettuale, culturale e sociale, soprattutto occidentali, han chiesto formalmente e reiteratamente all’islam di prender le distanze dai genocidi compiuti in nome del Corano in Iraq, Siria, Nigeria, nonché dei disordini cristianofobici dilaganti ormai in molte altre aree del pianeta, dove nel migliore dei casi si insegna a sterminare gli “infedeli”, Cristiani compresi, emarginandoli civicamente, professionalmente, giuridicamente. Prender le distanze non significa chiedere scusa: significa condannare esplicitamente decapitazioni, attacchi terroristici, persecuzioni, invasioni, violenze, stupri, esodi di massa e quant’altro oggi intere popolazioni siano costrette a patire, in quanto Cristiane, per mano jihadista. A fronte del sangue finora sgorgato a fiotti, dissociarsene appare davvero il “minimo sindacale”.

Invece no, vi sono musulmani, cui anche questo sembra troppo, sembra eccessivo, al punto da replicare piccati con toni canzonatori – anzi, provocatori – servendosi di hashtag, in cui chiedono scusa sì, ma d’aver inventato l’algebra e la chimica, d’aver capito sin dal IX secolo la forma sferica della Terra, giungendo addirittura a rivendicare la paternità del caffé e dell’università. Che nulla c’entra con i lutti, con le sofferenze, le atrocità, i crimini contro l’umanità firmati da Isis, al-Qaeda, Boko Haram e compagnia varia.

Metter giù le cose in questo modo, bollando oltre tutto paradossalmente l’Occidente d’«islamofobia», significa aver davvero il fiato corto. Di più, significa non aver ancora incredibilmente compreso – o non voler comprendere – i reali termini della questione: è ciò in cui cade lo sconcertante articolo di Hana Abu Ali, apparso sul giornale marocchino Goud, in cui si chiede per quale motivo non sia stato chiesto ai cristiani «di dissociarsi dal Ku Klux Klan», sbagliando completamente bersaglio. Il Ku Klux Klan fu un movimento fondato da un gruppo di ex-militari dell’esercito degli Stati Confederati d’America e distintosi in un secolo e mezzo per i suoi connotati anticattolici, antipapisti ed antisemiti, ad indicare come tra i suoi bersagli preferiti figuri anche la Chiesa. Di cosa, pertanto, dovrebbe chieder scusa? D’avere ancora una volta pagato col sangue? Del resto, il marchio della condanna giunse e fu evidente sin da quando, nel 1871, il Presidente degli Stati Uniti, Ulysses S. Grant, li dichiarò pubblicamente un gruppo terroristico illegale, autorizzando l’uso della forza per reprimerne l’attività criminale. Da allora tale movimento ideologico, peraltro sorto in alveo protestante e massonico, fu sempre posto al bando ed i suoi esponenti perseguiti in tutti i modi.

Ku Klux Klan e jihadismo islamico risultano dunque tra loro incomparabili per qualità, quantità ed anche – non ultimo – per estensione del fenomeno. Che poi Abu Ali tenti in modo pretestuoso di giustificare l’ingiustificabile si evince anche dalle successive richieste – volutamente paradossali – ovvero che i «portatori di protesi si dissocino da Oscar Pistorius» e che i «parrucchieri si dissocino da quello di Bouteflika». Follia pura. Sintomatica, tuttavia, della fatica propria del mondo musulmano nel prender realmente le distanze dall’islam militante e sanguinario. Il che è anche comprensibile, dichiarando questo di trar spunto e giustificazione direttamente dal Corano: condannarlo significherebbe rimettere in discussione le proprie fondamenta religiose e le proprie origini storiche. Mostrando peraltro quanto velleitaria sia la distinzione tra islam radicale ed islam moderato.

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