Rsf: “Le religioni accettino la blasfemia come un diritto!”

RsfOrmai con la questione di Charlie Hebdo cercano di far passare di tutto: prima la Carta della Laicità imposta arbitrariamente in tutte le scuole francesi di ogni ordine e grado, benché liberticida; ora il bavaglio per le religioni, che devono accettare di buon grado d’esser insultate, senza punto reagire. Abiurando a sé stesse e rinunciando alla propria identità.

Lo si evince dal proclama dal titolo La libertà d’espressione non ha religione, messo a punto da Reporters sans frontières e sottoposto dal suo segretario generale ai leaders francesi di tutte le confessioni, pretendendone la firma. Benché assolutamente fazioso e fuorviante. Il documento così recita:

«Se si vuole evitare che pazzi furiosi irrompano in una redazione, è assolutamente necessario fare in modo che in tutti i luoghi di culto, senza alcuna eccezione, i religiosi dicano ai fedeli che la blasfemia è un diritto. Devono dire che, se loro considerano il proprio credo come sacro, gli altri non sono assolutamente tenuti a fare altrettanto e che la blasfemia non può essere condannata».

Il presidente della Federazione protestante, François Clavairoly, ha firmato senza esitazioni. Dalil Boubakeur ha ratificato il testo come rettore della Grande moschea di Parigi e come leader del Cfcm-Consiglio francese del culto musulmano. Un sostegno personale è giunto anche da Marie-Stella Boussemart, presidentessa dell’Unione buddhista francese. Il rabbino capo, Haïm Korsia, s’è limitato a lamentarsi di non aver potuto discuterne il contenuto, pur esprimendo un sostanziale accordo sui principi che animano il proclama, chiedendo però che in merito si esprimano coralmente tutti i leaders religiosi, compresi cattolici e ortodossi. E qui è arrivata la doccia fredda per i promotori dell’iniziativa.

Solo la Cef-Conferenza episcopale francese ha sollevato più d’una perplessità, come ha evidenziato il suo portavoce, mons. Olivier Ribadeau Dumas: «Noi rispettiamo il lavoro immenso svolto da Reporters sans Frontières per la libertà di stampa nel mondo, ma quale legittimità riveste tale organismo, per lanciare un appello a tutti i responsabili di culto? Qualsiasi associazione potrebbe, dunque, domani allo stesso modo pretendere dalla Chiesa Cattolica che prenda determinate posizioni sul tale o tal’altro argomento? Dove arriveremo? Ritengo peraltro che in questo testo aleggi un pregiudizio nei confronti dei sacerdoti, come se fossero loro i responsabili del clima attuale e dell’assenza di libertà d’espressione».

Mons. Pontier, presidente della Cef, ha ricordato come il Consiglio permanente dei Vescovi d’Oltralpe già si fosse espresso sulla questione, all’indomani delle manifestazione dell’11 gennaio. Se ne deduce che non vi sia bisogno di tornare in argomento con altri manifesti o dichiarazioni d’intenti: «Non è inoltre abitudine della Conferenza episcopale francese firmare un testo, di cui non sia stata almeno co-redattrice – ha proseguito – Ancor più, questo proclama sembra sollevare il sospetto che le religioni si oppongano alla libertà d’espressione o quanto meno militino poco a favore di tale causa». Valutazione, questa, totalmente falsa, almeno posta in questi termini. Ancora: il presidente della Cef ritiene «discutibile» che l’organizzazione promotrice del manifesto, Reporters sans Frontières, abbia la legittimità «per invitare tutti i sacerdoti, i rabbini e gli imam a firmare questo suo scritto».

Ergo, niente firma da parte della Chiesa. Dimostrando così in modo chiaro – almeno in questo caso – di avere una propria identità e di volere ch’essa venga rispettata. Da tutti. Pare che la questione possa essere inserita nell’ordine del giorno della prossima riunione della Conferenza dei leaders religiosi, fissata per l’11 febbraio. V’è da sperare che, da parte cattolica, non vi siano cedimenti o tentazioni di compromesso.

Donazione Corrispondenza romana