ONU: una “Giornata” a rischio farsa…

(di Mauro Faverzani) L’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato la risoluzione, con cui ha istituito la Giornata internazionale delle vittime della persecuzione religiosa. Si celebrerà ogni 22 agosto per denunciare gli atti di violenza compiuti nel mondo per motivi confessionali.

Presentata dalla Polonia, l’iniziativa ha subito trovato l’appoggio di Stati Uniti, Canada, Brasile, ma anche di Egitto, Iraq, Giordania, Nigeria e Pakistan. In realtà, nel corso degli ultimi cinque anni un mondo muto ed indifferente si è reso sostanzialmente complice, col proprio silenzio, dei genocidi cristianofobici compiuti ovunque, come recentemente denunciato da un reportage della Bbc. Ovunque e non solo in Siria ed in Iraq a causa dell’Isis.

Si stima che in tutto siano circa 300 milioni i cristiani vittime di violenze ovvero l’80% del totale. Secondo la World Watch List 2019, «l’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione di milioni di cristiani». 38 Paesi sui 50 analizzati nella speciale classifica sono a maggioranza musulmana. In Palestina i cristiani rappresentano ormai meno dell’1,5% della popolazione.

Le adolescenti appartenenti alla minoranza cristiana del Pakistan, trasferite in Cina, divengono le principali vittime di un traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale. Ma non solo: basta leggere la cronaca di questi giorni, per rendersi conto di una quotidianità segnata dal sangue, dai lutti, dalle prove, dalle difficoltà e dalla sofferenza anche in contesti differenti da quelli islamici.

In India, ad esempio, il ministro fondamentalista Pratap Chandra Sarangi, ha pubblicamente paragonato le conversioni al Cristianesimo alla prostituzione, all’«abuso sessuale» ed andrebbero, secondo lui, perseguite come «un crimine ed un atto disumano». A suo giudizio, avverrebbero dietro la promessa di un compenso oppure con la forza, senza però che in tutto il Paese un solo caso del genere sia mai stato accertato.

È bene ricordare come il ministro Sarangi abbia sempre respinto l’accusa d’esser stato coinvolto nell’omicidio di un missionario australiano, compiuto materialmente da un membro del gruppo Bajrand Dal, di cui all’epoca Sarangi era il capo territoriale.

L’interessato ha sempre liquidato i sospetti, definendoli fantasie «di un pazzo»: in realtà, lui appartiene ad una corrente indù definita intollerante nei confronti delle minoranze, discriminate e minacciate.

In Cina le croci delle chiese vengono distrutte; dalle scuole elementari la religione viene bandita ed è rigorosamente vietato «esercitare conversioni forzate di minori», mentre gli atenei hanno confiscato e censurato i testi contenenti riferimenti religiosi quali Il conte di Montecristo, Resurrezione, Notre-Dame de Paris, e via elencando; nella provincia dell’Henan, i sussidi vengono garantiti solo alle famiglie povere, che siano disposte a distruggere le immagini sacre.

L’obiettivo dei persecutori, in tutto il mondo, è chiaro: cancellare il nome di Gesù Cristo dalla faccia della Terra. In assenza di analisi oggettive, compiute da organismi terzi imparziali e dotati dei necessari poteri per agire, è difficile pensare ad un’inversione di tendenza. Persino l’istituzione di una sorta di tribunale internazionale per questa tipologia di crimini rischierebbe di rivelarsi un buco nell’acqua o, peggio, uno strumento posto nelle mani sbagliate.

Molti, anche in casa cattolica, hanno elogiato la decisione come un utile, anzi fondamentale passo in avanti: il proposito è quello di rendere significativa un’azione, di suo, simbolica, in un’ottica almeno di prevenzione. Sarebbe già molto se, al 22 agosto della denuncia e della commemorazione, non si sostituisse il 22 agosto della beffa e della farsa. Qualche dubbio sorge, sia per la genericità della formula, sia per la tipologia degli Stati, che hanno appoggiato la risoluzione Onu.

Mentre si parla espressamente di «genocidio» contro i cristiani, la Giornata istituita si riferisce più asetticamente a qualsivoglia «persecuzione religiosa», categoria in cui si può far rientrare, volendo, tutto ed il contrario di tutto. Il fatto poi che i Paesi sostenitori siano a maggioranza islamica e che in molti di essi si utilizzi regolarmente la legge sulla blasfemia, per ammazzare od in ogni caso perseguitare le minoranze religiose, cristiani in primis, fa dubitare circa una corretta applicazione dell’iniziativa e circa un’onesta interpretazione del significato della medesima.

Il rischio, tanto per esser chiari, è che, a beneficiarne, non siano i cattolici, benché siano, dati alla mano, in assoluto i più perseguitati; altri potrebbero impossessarsene e darne un’interpretazione caricaturale, tanto da vanificarne i veri obiettivi. A quel punto, le vittime, quelle vere, oltre al danno, patirebbero anche le beffe di vedere i propri aguzzini ergersi a paladini di quei diritti umani, che loro per primi negano e tradiscono. (Mauro Faverzani)

 

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