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ONU: rischio estinzione per una gran varietà di specie animali: e l’uomo?

(di Alfredo De Matteo) Secondo un rapporto dell’ONU circa un milione di specie animali è a rischio estinzione per colpa dell’uomo. L’organizzazione intergovernativa elenca i comportamenti responsabili di tale emergenza planetaria: l’utilizzo errato di terra e mare, lo sfruttamento di piante ed animali ed i cambiamenti climatici. Secondo Sandra Diaz, docente all’università di Cordova, i governi dovrebbero attuare drastiche correzioni di rotta per evitare un «futuro tremendo» tra 10-20 anni quando la sicurezza alimentare e climatica sarà in pericolo.

Ammesso e non concesso che il pericolo paventato dall’ONU sia reale e soprattutto che ciò dipenda in maniera diretta dall’azione dell’uomo, non sarebbe meglio concentrarci sul pericolo, questo sì reale e ampiamente documentato, che si estingua l’uomo, in particolare la razza europea? È sensato condurre una vera e propria guerra contro l’umanità, soprattutto la più innocente ed indifesa, e al contempo paventare il rischio di un futuro tremendo per le prossime generazioni per via dei cambiamenti climatici e dello sconvolgimento dell’ecosistema?

Il rapporto stilato dalla Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi eco-sistemici (Ipbes) mette in evidenza come l’uomo sia ancora in tempo ad invertire la rotta qualora si decida a mutare il pensiero politico e sociale e a ripensare i sistemi economici. In altri termini, la soluzione alla presunta crisi ambientale sembra essere l’uomo stesso ed in particolare la sua capacità di incidere in maniera significativa sugli equilibri del pianeta. Ma se dunque la soluzione è l’essere umano perché incentivare la denatalità impedendo la nascita di miliardi di esseri umani? Perché uccidere in massa i bambini non nati con l’aborto se è proprio l’uomo la risorsa di cui c’è estremo bisogno?

La decrescita dell’intero continente europeo è un dato di fatto ormai certificato così come lo è il drammatico invecchiamento della popolazione: condizioni che risultano essere incompatibili con la lotta ai cambiamenti climatici e con l’obiettivo di salvare dall’estinzione circa un milione di specie animali.

Qualcosa non torna, a meno che il vero obiettivo delle istituzioni governative internazionali sia altro dalla salvaguardia dell’ambiente. In effetti, l’odio nei confronti dell’essere umano sembra essere il minimo comun denominatore di tutte le politiche apparentemente rivolte alla cura del pianeta. E’ un po’ come la questione dei cosiddetti migranti: ai benpensanti che tirano i fili della politica e manipolano la cultura attraverso gli asserviti massmedia di loro non importa nulla; importa semmai che la mescolanza forzata e innaturale di culture, razze e religioni diverse conducano le nazioni verso il disordine ed il caos.

Allo stesso modo, la lotta ai presunti cambiamenti climatici diventa il pretesto per fomentare l’odio verso noi stessi e verso il Creatore, nonché per giustificare la strage degli innocenti che viene perpetuata sotto i nostri occhi con inaudita ferocia.

E’ credibile una società che si straccia le vesti per la possibile scomparsa dello scoiattolo rosso e dell’allodola e non condanna, anzi promuove, l’uccisione violenta e programmata dei bambini non nati, in specie quelli con qualche difetto o anomalia genetica? Si potrebbe obiettare che le due cose, la salvaguardia di tutte le specie viventi e la difesa della vita umana, non siano tra di esse in contraddizione e che tutti e due gli obiettivi possano essere inseguiti congiuntamente.

Ma la realtà è che mentre l’uomo non è il padrone della natura ma un semplice amministratore delle cose create, egli è il solo ed unico artefice del peccato, il solo ed unico responsabile dell’uccisione di se stesso e del proprio fratello. Per di più, l’uomo è il vertice della Creazione e non può essere in alcun modo equiparato al mondo animale o vegetale; anche perché se così non fosse non sarebbe la razza umana l’unica titolata a salvare il pianeta …

Mentre il mondo auspica che nascano tante Greta Thunberg che lottino con coraggio per salvare la terra (sempre che non vengano abortite prima … ) noi auspichiamo che tante persone, soprattutto giovani, spendano la loro esistenza per dare voce a chi non ha voce, per reclamare i diritti di Dio e di riflesso il diritto alla vita di ogni essere umano innocente.

Grazie al Cielo, il popolo della vita cresce di numero e in convinzione e non teme i cambiamenti climatici, ma il giudizio di Dio. Il prossimo 18 maggio una miriade di persone, giovani e meno giovani, marceranno per le vie della capitale per affermare la sacralità della vita umana e per protestare contro leggi inique ed omicide come la legge 194/1978 sull’aborto volontario. Tra l’altro, consapevoli del fatto che la salvezza dello scoiattolo rosso passa necessariamente per la difesa della vita umana e non viceversa… (Alfredo De Matteo)