Onu: lo Stato della Nigeria non si fa mettere i piedi in testa

OnuAlla Nigeria, i piedi in testa, non li mette nessuno. E lo ha dimostrato prima col comunicato della propria Conferenza Episcopale, dal titolo La nostra posizione su matrimonio, famiglia e società umana (per saperne di più, cliccare qui ->), in cui si ribadisce la retta dottrina della Chiesa contro la deriva omosessualista dell’Occidente. Poi, ancor più eclatante, è stato il monito senza sconti rivolto nella stessa direzione dallo Stato nigeriano all’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu, accusato – niente meno – di calpestare proprio quei diritti universalmente accordati, che viceversa dovrebbe tutelare.

Senza avere assolutamente peli sulla lingua, la Nigeria, a Ginevra, ha accusato i funzionari delle Nazioni Unite di violare i principi basilari della democrazia, della libertà religiosa, nonché le norme culturali che fondano e rafforzano l’istituto familiare, tentando d’imporre il matrimonio tra persone dello stesso sesso e cercando di dichiarare fuorilegge le opinioni contrarie, mettendole a tacere con la forza e la prepotenza delle norme.

La forte presa di posizione è giunta in risposta alla relazione sulla «Discriminazione e violenza dovute all’orientamento sessuale ed all’identità di genere», pubblicata lo scorso mese. In questo documento si criticano la Chiesa per la sua “stigmatizzazione” della questione gender e Lgbt, si attaccano le leggi atte a proteggere i bambini dalla propaganda gay e si condannano le terapie tese ad aiutare chi soffra di un’attrazione omosessuale indesiderata. Secondo tale dossier, infine, manifestare opinioni negative circa l’omosessualità contribuirebbe a generare atteggiamenti di violenza.

I governi sono liberi di ignorare tali indicazioni, ma questo, alla Nigeria, non basta. Poiché sa benissimo che, proprio di queste indicazioni, si faranno forti – comunque ed ovunque – le lobby Lgbt, che eserciteranno pressioni sugli Stati ove ciò non sia ancora consentito e che consolideranno, invece, le proprie posizioni, ove sian già stati recepiti tali orientamenti.

Non solo. Perché le cose fossero chiare a tutti, già dallo scorso anno la Nigeria ha pensato bene di rafforzare ulteriormente il proprio impianto legislativo a favore del matrimonio fondato sull’unione tra un uomo ed una donna ed aperto alla vita. Specificando come la libertà religiosa e l’identità culturale di un popolo siano elementi «fondamentali della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Per questo, è facoltà degli Stati «garantire la tutela dei valori familiari, religiosi e culturali dei propri cittadini», fondamento dei «valori morali della persona», ha ribadito la Nigeria, Paese con la popolazione più numerosa dell’Africa – 170 milioni di abitanti – ed in stragrande maggioranza cristiana o musulmana, in entrambi i casi contraria «senza riserve a ‘nozze’ gay, omosessualità e Lgbt», anche perché «limiterebbero la popolazione» e comporterebbero «conseguenze imprevedibili».

Il coraggio, la forza e la testimonianza della Nigeria sono sicuramente un esempio da sostenere e da imitare. Anche in Occidente (nella foto, il seggio della Nigeria all’Onu).

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