Omosessualismo: un altro registro delle “unioni civili”

(di Mauro Faverzani) C’era una volta nel Comune di Rivolta d’Adda un Sindaco di nome Lamberto Grillotti, che, nonostante fosse missino prima, di AN poi, riusciva a catalizzare il consenso anche delle Sinistre, facendosi rieleggere ogni volta con un numero di voti oscillante tra l’80 ed il 90%. Tanto che un giorno divenne anche senatore col plauso ed il sostegno della sua gente. Quell’epoca ora è sparita, non esiste più.

Al suo posto c’è una maggioranza di Centrosinistra, che ha deciso di passare alla storia – col voto favorevole del proprio consiglio – per aver introdotto il registro delle unioni civili. Comprese quelle omosessuali, come precisa un comunicato dell’Arcigay provinciale, che non ha ovviamente mancato di esprimere in merito la propria soddisfazione. Il caso di Rivolta è l’ultimo in ordine di tempo. Ma non è il solo.

Giunge dopo Copparo, Padova, Empoli, Cogoleto, Pisa, Firenze, Voghera, Arezzo, Scandicci, Fano, Ferrara, Gallarate, Campi Bisenzio, San Canzian d’Isonzo, Desio, Inzago, Montebruno, Trezzo sull’Adda, Gubbio, Cento, Bagheria, Rivoli, Perugia, Bolzano, Rovereto, Casalgrande, Pizzo Calabro, Piombino, Savona, Rosignano ed altri ancora. Non tantissimi, intendiamoci, considerati complessivamente.

Ma abbastanza per “far opinione” e sollevare “casi inesistenti”. Inesistenti, perché questi registri sono totalmente privi di valore. Legale, almeno. Nessuna legge dello Stato, infatti, li riconosce e ne fa discendere diritti (né doveri) concreti per i “contraenti”. Fa testo la Costituzione italiana, che all’art. 29 riconosce come “famiglia” solo la «società naturale fondata sul matrimonio». A qualcuno tale passaggio può dispiacere, ma così è. E grazie a Dio.

La questione non è ideologica, né confessionale (anche se un battezzato non può oggettivamente trovarsi in sintonia con i fautori di Pacs o Dico, che dir si voglia), ma di buon senso. Lo ha ricordato nel giugno scorso anche Papa Benedetto XVI durante l’omelia pronunciata all’ippodromo di Zagabria, in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate, allorché evidenziò l’urgenza, tra le altre cose, di «affermare il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio», nonché la necessità di «provvedimenti legislativi, che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli».

E stigmatizzando quella «mentalità secolarizzata», che propone «la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva» delle nozze, poiché occorre «amare come Cristo, senza riserve», e poiché «non bisogna aver timore d’impegnarsi per un’altra persona». Ed ancora la XLI Giornata mondiale della pace, nel 2008, fu per il Santo Padre l’occasione per insistere sulla «famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna», come «culla della vita e dell’amore».

Con buona pace del ministro della Salute in carica, Renato Balduzzi, ex-Presidente nazionale del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale, gli ex-Laureati Cattolici), quando – come consulente della Bindi – collaborò alla stesura del disegno di legge sui “Dico” ovvero sul riconoscimento delle convivenze. Ed anche con buona pace di tutti i registri votati nei vari Comuni. (Mauro Faverzani)

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