Occhio, ora ci tassano pure la paghetta ai figli

(di Franco Bechis su “Libero” del 30/11/2011) Meglio farsi lasciare ricevuta da papà. Anche per la paghetta settimanale. Perché quando lo studente universitario sarà chiamato dall’Agenzia delle Entrate per giustificare il cellulare o l’Ipod con cui si era fatto bello davanti agli amici, bisognerà dimostrare da dove vengono i soldi per l’acquisto.

Ed è meglio che quella ricevuta informale sia conservata anche dalla casalinga, pizzicata mentre faceva shopping.

«Da dove vengono quei soldi? Da suo marito? Può dimostrarlo? Con quali documenti?».

Perché dal primo gennaio prossimo saranno proprio questi i veri incerti del nuovo redditometro che al momento è solo in fase sperimentale. Più di cento voci di spesa di ogni contribuente saranno censite dal fisco e confrontate con i redditi dichiarati da ciascuno.

Attenzione, non da ogni nucleo familiare, ma proprio dal singolo contribuente, che potrà essere pizzicato dall’Agenzia delle Entrate ed essere chiamato a difendersi nel contraddittorio. E non varrà trincerarsi dietro al fatto di essere “figlio di papà” o povera casalinga mantenuta dal marito. Perché il fisco mica si fa prendere in giro: vuole prove e controprove documentali. E se il capofamiglia è andato a intestare il motorino o l’Ipod al figliolo o alla moglie nullatenente solo per sfuggire alle maglie del fisco? Bisogna indagare, capire, avere risposte esaurienti. Se si è in grado di darle, naturalmente nessun guaio, e amici come prima. Ma con il nuovo redditometro il rischio di avere l’ispettore del fisco in casa è davvero alto.

Le cento voci di spesa che verranno confrontate con i redditi dichiarati sono un ventaglio davvero ampio. Alcune – come le spese veterinarie nuove indicatrici di grande benessere – hanno già fatto infuriare verdi e animalisti, altre come i versamenti a onlus o ad opere caritative, hanno fatto infuriare i cattolici. E l’idea che all’interno del nucleo familiare ognuno debba rispondere delle sue singole spese senza potersi riparare sotto l’ombrello naturale del capofamiglia, qualche brivido lo fa venire. Perché se utilizzato senza quella saggezza che naturalmente oggi l’Agenzia delle Entrate promette, potrebbe trasformare qualsiasi tranquilla famiglia in un burocratificio da museo degli errori. Da anni si discuteva di semplificazione e sburocratizzazione fiscale per le imprese (uno dei loro costi maggiori), e invece di procedere su quella strada ora si va a complicare la vita delle famiglie.

La saggezza dell’Agenzia delle Entrate sarà pure vera, ma quel che si vede già oggi agli atti delle varie commissioni tributarie provinciali e regionali non depone certo a favore. Il 21 marzo scorso ad esempio alla Ctp di Cuneo è approdata la storia di un giovane di 24 anni, da poco laureato ed entrato in uno studio professionale. Nel 2005 aveva dichiarato 3. 456 euro di imponibile Irpef e nel 2006 poco di più: 9. 324 euro. Piccole somme, ma è così per tutti durante il periodo di praticantato. Il fisco però lo ha pizzicato a bordo di una Chrisler Pt Cruiser del valore di 21. 500 euro, acquistata nel 2005. Non solo: il ragazzo viveva da solo in un appartamento da 150 mq, che è risultato di proprietà dei genitori. Il fisco non ci ha pensato due minuti. L’appartamento sarà pure stato dei suoi, ma almeno il 50% del presumibile affitto andava imputato al ragazzo. L’auto non poteva essere acquistata con quello stipendio da fame. A questo sarebbe arrivato chiunque. Però capita a quell’età che non avendo ancora uno stipendio degno di questo nome, la macchina arrivi in regalo da papà o dai nonni o magari anche con qualche soldino messo da parte accumulando quei regali. Il fisco comunque contesta l’acquisto dell’auto al ragazzo.

Che risponde e produce anche un bel po’ di documentazione. L’auto è stata pagata per 5 mila euro con un assegno, per 3 mila euro con un assegno di mamma e per 13. 500 euro con un normale finanziamento pluriennale (quindi a rate). La risposta non è bastata. E quei 5 mila euro come li aveva il ragazzo? E poi l’auto come la manteneva? E le spese di casa come se le pagava? Il fisco non ha sentito ragioni. Ha calcolato 4. 364, 43 euro di spese auto in un anno e 4. 975, 10 euro per l’anno successivo. Per le spese di casa 1. 875 euro un anno e 1. 947, 75 euro l’anno successivo. Così l’Agenzia delle Entrate ha rettificato le due dichiarazioni dei redditi del ragazzo portando la prima da 3. 456 a 34. 229 euro e la seconda da 9. 324 a 43. 646 euro. E quindi pretendendo dal giovane, accusato di non avere abbastanza soldi per acquistare auto e mantenersi casa, nuove tasse presumibilmente con un nuovo prestito dalla madre. La commissione tributaria provinciale di Cuneo ha infilzato l’Agenzia delle Entrate e l’ha condannata anche a rifondere al ragazzo le spese del ricorso. Però ci sono voluti più di due anni, che hanno condizionato la vita di un ragazzo che aveva la fortuna di essere appena entrato nel mondo del lavoro. Il caso già ora non era affatto isolato. Il rischio con il nuovo redditometro è che diventi sempre più frequente.

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