Obiettori della 194 colpevoli di costare troppo

Medico obiettoreEvviva la retorica dei costi sanitari. Questa volta i colpevoli di far salire “alle stelle” le spese della sanità pubblica sarebbero gli obiettori di coscienza della 194.
Questo il parere di Laiga, associazione di ginecologi impegnati per l’applicazione della legge sull’aborto, riportato da un compiaciuto articolo de “La Stampa”.
Gli obiettori sono troppi in tutta Italia, con picchi da “cifre bulgare” nel Lazio e nel Sud. Così gli ospedali sono costretti ad avvalersi di personale esterno molto più costoso.
Quindi, oltre ad obiettare per motivi non comprensibili, sono anche esosi da mantenere. Meglio sarebbe se si conformassero al totalitarismo laico e la smettessero di pensare con la propria testa.
Ma la libertà di coscienza non è un diritto?
***
07 marzo 2013

La 194? Costi alle stelle

Per garantire le interruzioni di gravidanza richieste molte regioni fanno ricorso a medici esterni

C’era da giurarci che sarebbe andata a finire così. Se un lavoro non viene svolto da chi è interno che si fa? Si ricorre a personale esterno. Ed è quello che sta accadendo per le interruzioni di gravidanza in Italia.

Da anni il numero degli obiettori di coscienza è in aumento, secondo la relazione 2012 sulla legge 194 i ginecologi che si rifiutano di eseguire le interruzioni di gravidanza superano l’85% in Basilicata, Molise e Campania. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al Sud (con un massimo di 75% in Molise e in Campania e 78,1% in Sicilia) e i più bassi in Toscana (27,7%) e in Valle d’Aosta (26,3%). Per il personale non medico i numeri sono in generale più bassi, con un massimo di 86,9% in Sicilia e 79,4% in Calabria.

In realtà le cifre sono più elevate secondo Anna Pompili della Laiga, associazione di ginecologi che si definiscono impegnati per l’applicazione della legge 194′ interruzioni cerca ancora di effettuarle nel rispetto della legge. “La percentuale di obiettori nel Lazio è pari al 91,3% del totale dei ginecologi delle strutture ospedaliere pubbliche; sempre nel Lazio, su 31 strutture pubbliche, ben 9 non dispongono di un servizio di pianificazione familiare e non praticano aborti, e in ben tre province del Lazio non si eseguono aborti terapeutici, in assoluta inadempienza proprio di quell’articolo 9 della legge che disciplina la possibilità di sollevare obiezione di coscienza”, spiega.

Con cifre così bulgare in alcune regioni d’Italia sarebbe la paralisi se non si ricorresse a personale esterno. E, quindi, si è creata una situazione paradossale. Ci sono schiere di ginecologi pagati dalle casse dello Stato che di fronte alle richieste delle donne che vogliono praticare un’interruzione di gravidanza si rifiutano e ad occuparsene è un esterno, anche lui o lei pagato/a dallo Stato in genere anche più di quanto non vengono pagati gli interni. E’ uno di quei pasticci italiani in cui, etica o non etica, morale o no, alla fine a rimetterci sono di sicuro le già poco floride finanze pubbliche.

Quanto costa tutto questo? “Almeno il doppio di quanto costerebbero le interruzioni gestite esclusivamente da ginecologi interni”, risponde Sara Martelli, ricercatrice lombarda che sta compiendo un’analisi delle strutture della sua regione e ha scoperto che dalle sue parti gli esterni sono davvero molti. Non esistono cifre ufficiali ma sarebbero di sicuro ormai almeno il 20, alcuni sono gettonisti, medici chiamati da altri ospedali per eseguire le interruzioni, altri sono ginecologi in pensione chiamati con contratti di consulenza. Gettonisti e consulenti assumono configurazioni contrattuali lievemente diverse ma sono presenti in gran parte delle regioni d’Italia con la sola eccezione di quelle dove gli obiettori sono meno numerosi: Toscana, Emilia Romagna e Piemonte.

Anche di questo si parlerà venerdì e sabato 9 marzo durante il Convegno organizzato a Roma dalla Laiga per discutere dello stato di applicazione della legge e delle proposte che gli operatori intendono portare sul tavolo del prossimo Ministro della Salute e degli assessori alla sanità delle varie amministrazioni regionali. E fra queste proposte c’è anche la richiesta di un monitoraggio delle consulenze esterne ed una stima dei costi per le casse dello Stato.

Flavia Amabile

Fonte: La Stampa

Donazione Corrispondenza romana