O senza croce o niente mobile: il diktat di una ditta francese

inginocchiatoioI produttori sono musulmani, niente croce sull’inginocchiatoio: è l’incredibile caso capitato in Francia e segnalato dall’Observatoire de la Christianophobie.

L’azienda Nayar produce «mobili su misura in stile francese dal 1977», come precisa il suo sito Internet. Ha uffici ed esposizione a Buzançais, nell’Indre, ma la produzione è al Cairo, in Egitto.

Una cliente ha chiesto a questa ditta di costruirle una sedia-inginocchiatoio, specificando di volere una croce in bella evidenza, essendo da lei ritenuta un elemento essenziale. All’ordine ha anche allegato due foto, tanto perché fosse chiaro il modello cui ispirarsi. Sconcertante la risposta: oltre al prezzo – 759 euro a pezzo -, la ditta ha precisato di non poterla accontentare circa la croce, trattandosi di un optional troppo “cristiano”: «Gli operai, che lavorano per noi in Egitto, sono tutti musulmani… ed i musulmani non hanno il diritto di realizzare o disegnare simboli religiosi (croci, statuette, ecc.). Già lo scorso anno ci è capitato il caso di una poltrona con angeli: abbiamo dovuto sostituirli con altri personaggi… Quindi, se siete d’accordo sul prezzo e se effettuate l’ordine presso la nostra azienda, vedrò di riuscire a trovarle un falegname cristiano, altrimenti saremo costretti ad abolire la croce. Molto cordialmente. M.K.».

L’Observatoire de la Christianophobie si limita in merito ad osservare come la discriminazione nella vendita di un prodotto o di un servizio (come negare il mobile, perché richiesto con un segno cristiano) è proibita in Francia dall’art. L. 122-1 del Codice del Consumo e passibile di una sanzione sino ad un massimo di 1.500 euro. Nel caso specifico si potrebbe configurare addirittura una discriminazione religiosa, il che aggraverebbe ulteriormente la posizione dell’azienda in base al Codice Penale dall’art. 225-1 all’art. 225-4.

Non resta che constatare amaramente a quali punti si sia già arrivati in un processo ad un tempo di decristianizzazione, ma una decristianizzazione inversamente proporzionale all’islamizzazione rampante.

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