Nuovo progetto di legge “anti-blasfemia” in Tunisia

(di Mauro Faverzani) Mentre l’Occidente discetta e bofonchia, ma nulla fa in concreto nella lotta alla cristianofobia, prosegue l’offensiva giuridica, culturale e confessionale dell’Islam nei Paesi africani ritenuti più moderati, quelli cioè ove ancora a dettar legge non siano gli attentati terroristici e le bombe in chiesa.

L’ultimo esempio in ordine di tempo giunge dalla Tunisia, dove lo scorso primo agosto il partito al potere, l’Ennahdha, ha depositato presso l’Assemblea Nazionale Costituente l’ennesima riedizione di una sorta di progetto di legge “anti-blasfemia”, che – col pretesto di voler  “garantire la libertà d’espressione” a tutti – in realtà avrebbe come obiettivo quello “d’islamizzare totalmente la società prima, lo Stato poi”, rimasti entrambi “laici” dai tempi dell’indipendenza: ad affermarlo, è stata la rivista on line “Jeune Afrique” nell’edizione del 2 agosto scorso, che ha precisato anche come rispetto ai gruppi più oltranzisti Ennahdha abbia mutato «solo il metodo», scegliendo quello del consenso e del riformismo per non scontrarsi con una popolazione ancora fermamente radicata nella tutela dei diritti fondamentali, in particolare di quelli di espressione e di opinione.

Nello stesso tempo, il partito guidato dal presidente Rached Ghannouchi, ha la necessità di mediare tale linea con le richieste dei gruppi salafiti, wahabiti, nonché dei propri falchi interni, trovando un compromesso tra il guanto di velluto ed il pugno di ferro, come ben si è evidenziato all’ultimo congresso, svoltosi in luglio a La Marsa.

Cosa prevede il nuovo progetto di legge? Il carcere da 2 a 4 anni per tutti i casi di ingiuria, profanazione, derisione o raffigurazione di Allah e Maometto. Tutti casi vietati dall’Islam, come ha precisato il giurista e costituzionalista di Ennhadha, Habib Khedher, nel corso di un’intervista concessa a radio “Shems Fm”, durante la quale ha tenuto a precisare però come ciò valga anche per i profeti, compresi Mosé e Gesù, per tutti i libri sacri (non solo per il Corano, dunque) e per tutti i luoghi di culto (oltre alle moschee, anche chiese e sinagoghe).

Peccato che, tanto per fare un esempio, per la Chiesa Cattolica già “codificare” il Figlio di Dio come semplice “profeta” rappresenti già in sé un’ingiuria blasfema… Un progetto di legge, quindi, che – al di là dei grandi proclami di propaganda – nasce già viziato all’origine da una concezione islamica del mondo.

Mauro Faverzani

Donazione Corrispondenza romana