Nuova mostra blasfema, le opere cattolicofobiche di Carhaix

CarhaixCon una puntualità davvero di pessimo gusto, ecco uscire, proprio in Quaresima, una nuova esposizione fotografica blasfema. Si intitola «Sangue per sangue» ed è stata dedicata niente meno che alle «derive della Chiesa Cattolica». E’ stata allestita a Lione, in Francia, da un autore del posto, il 69enne Jean-Baptiste Carhaix. Si professa un grande estimatore di Andres Serrano, il cui lavoro definisce «sublime»: ricordiamo che Serrano è tristemente noto alle cronache di tutto il mondo per aver organizzato l’altra mostra sacrilega, Piss Christ. Ma Carhaix d’esser cristianofobico, anzi, per la verità, cattolicofobico non fa assolutamente mistero: «I due temi principali, che alimentano la mia produzione – dichiara sul suo blog – sono la critica alla religione, in particolare a quella cattolica romana, ed un approccio umoristico al tema della morte». Di umoristico non v’è proprio nulla nei suoi lavori, caratterizzati da un indugiare truculento sul gusto macabro.

Carhaix respinge però qualsiasi accusa di blasfemia, innanzi tutto per il fatto – dice – di «non esser cattolico, ma ateo». Il che riguarderà la salvezza della sua anima, ma certamente non lo autorizza a calpestare palesemente qualsivoglia forma di rispetto verso il miliardo e 200 milioni di cattolici (numero più, numero meno) viceversa presenti sul pianeta, suo malgrado. Inoltre, dichiara di non voler «attaccare la figura di Cristo», bensì «ciò che la Chiesa vaticana ha fatto» della Sua immagine «nel corso dei secoli». Dimenticando come proprio Cristo dica in Matteo 16, 18: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa». Ma, a Carhaix, tutto questo non importa. Anzi, rincara la dose: «Non ci saranno mai abbastanza parole ed immagini – sibila – per denunciare i crimini compiuti dalle religioni ed, in particolare, quelli compiuti dal Cristianesimo all’interno della sua Chiesa cattolica, apostolica e romana». Più chiaro di così…! Per il fotografo sarebbe «patologico» glorificare il Messia, i fedeli sarebbero strani personaggi pronti ad inginocchiarsi dinanzi «ad uno strumento di tortura», l’esistenza stessa del Vaticano dipenderebbe esclusivamente dall’«intensa opera di propaganda» scatenata «da una setta divenuta religione di Stato», e via farneticando in uno sfogo di luoghi comuni e mistificazioni storico-teologiche, addebitando alla Chiesa «omofobica» i peggiori crimini e le più basse nefandezze, giungendo ad insultare pesantemente persino Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, “rei” soltanto d’aver difeso la sana Dottrina.

Le “opere” di Carhaix sono poca cosa, semplicemente un miscuglio disgustoso di oggetti liturgici e frattaglie d’animale: niente di particolarmente impegnativo, solo la ricerca di tutto quanto possa risultare choccante, raccapricciante, offensivo. Per questo, abbiamo fatto la scelta di risparmiarne al nostro pubblico le relative immagini. Pare che l’autore abbia peraltro fatto una scelta: rifiutarsi di apparire a volto scoperto (nella foto, vi proponiamo uno dei suoi rari autoritratti: guardare la posa, in cui si è voluto ritrarre, è già un biglietto da visita…). Non si sa se per inconscio senso della vergogna o per viltà. Ma il problema non è tanto lui, quanto il fatto che vi siano gallerie e centri d’arte disposte non solo a ritenerlo un autore ed un interlocutore credibile, ma anche che le sue dissacranti “creazioni” abbiano davvero qualcosa da dire e da trasmettere. Che gli si dia credito e spazio, questo sconcerta davvero…

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