Zibaldone N 21. È scoppiata una strana dantemania

dante
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(Antonio Socci da “Libero” – 17 settembre 2021) Per gli Europei di calcio l’Italia di colpo si è riempita di 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale.

Ma intanto la penisola era stata invasa improvvisamente da folle di epidemiologi e virologi, laureati all’università di Twitter, che imperversano sui social se necessario bacchettando scienziati e medici, spesso considerati sospetti complici di Big Pharma.

Negli stessi mesi però sull’Italia si è abbattuta un’altra sciagura: il 700° anniversario della morte di Dante. Cosicché il Belpaese ora pullula di dantisti. Ne spuntano dappertutto.

Il fenomeno è particolarmente significativo perché dal poeta in questione – Dante – per decenni, dopo il ’68, tutti sono stati alla larga come se fosse stato appestato (e senza Green pass o meglio senza Red pass).

Era pressoché sparito dalla scuola. Al bando. Chiunque abbia frequentato un liceo dagli anni Settanta in poi lo ha sentito liquidare frettolosamente come reazionario, bigotto e poi omofobo, islamofobo e peggio ancora.

Poi, un bel giorno, il comico più amato dall’Italia “illuminata”, Roberto Benigni, ne fece la sua spalla: il Sommo Poeta venne dilavato e convertito – suo malgrado – alla nuova religione “politically correct”.

Da allora è stato sdoganato dalla cultura egemone e tutti sono diventati dantisti. Le celebrazioni di quest’anno lo dimostrano.

Poteva mai trascorrere questo anniversario senza un libro su Dante di Alessandro Barbero e uno (anzi due) di Aldo Cazzullo? Sì, poteva. Ma i due prolifici autori piemontesi erano attesi dai media, dunque non hanno deluso.

Il bravissimo giornalista del “Corriere” per la sua predicazione dantesca itinerante ha voluto al suo fianco Piero Pelù perché – sostiene – “nessuno meglio di un rocker può leggere Dante e nessuno meglio di Piero Pelù. Sia perchè è fiorentino” sia perché è “contro il potere” (ma quale potere?).

E noi pensavamo che Pelù fosse stato scelto per i suoi memorabili studi di filologia romanza e per la sua profonda sensibilità mistica…

L’idea dominante nelle celebrazioni dantesche è: dimostrare l’attualità di Dante. Ma l’unica “attualità” di cui parla ogni verso della “Commedia” è Dio. Non sembra che sia stato compreso.

Dice Cazzullo: “Ovunque troviamo qualcosa che possiamo far risalire a Dante, dalle stampanti 3D a cui paragono il farsi corpo aereo dell’anima in Purgatorio, al Diego Abatantuono di ‘Viulentemente mia’ che non vuole essere ‘sbattuto in Barbagia’ ma a Porto Cervo” (Corriere della sera/Firenze, 16/9).

Della stessa profondità teologica sono i quesiti che Stefano Massini, in una intervista immaginaria uscita su “Repubblica” (24/3), pone a Dante: le fake news, la gogna dei social, gli haters e soprattutto la pandemia e il vaccino anti Covid. Com’è noto il Poema Sacro non parla che di Covid…

E poteva mancare il “riscaldamento globale”? A fare di Dante un precursore di Greta Thunberg ci ha pensato l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi con un convegno che “La Stampa” (14/9) ha raccontato sotto questo titolo: “Dal castigo divino alle inondazioni d’oggi: il ‘climatologo’ Dante aveva già capito tutto”.

In questa “lettura attualizzata di Dante”, Cesare Martinetti ci presenta il “glaciologo” Jean Jouzel: “Mi immagino Dante come una persona estremamente sensibile al clima. Ne parla ripetutamente”.

In effetti, volete forse negare che nell’Inferno dantesco fa molto caldo e anche molto freddo? Dunque, capite l’attualità della Divina Commedia?

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