Viganò. Le bugie sulla divisione dell'eredità con suo fratello (e gli altri fratelli). Minacce di querela. - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Viganò. Le bugie sulla divisione dell’eredità con suo fratello (e gli altri fratelli). Minacce di querela.

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 3 dicembre 2018) Un paio di settimane orsono era apparsa la notizia di un sentenza del Tribunale civile di Milano che ingiungeva all’arcivescovo Carlo Maria Viganò di pagare un milione e ottocentomila euro a uno dei suoi fratelli, Lorenzo, con cui da anni era in corso una querelle relativa all’eredità del patrimonio familiare.

Qui sotto pubblichiamo, in italiano e in inglese, iil comunicato stampa emesso dai legali dell’arcivescovo, che fa totale chiarezza sulla questione finanziaria (che coinvolge, oltre all’arcivescovo e a suo fratello, altri fratelli e sorelle di casa Viganò) e sull’uso che l’arcivescovo ha voluto fare della sua parte di eredità (l’erezione di un seminario e di un Carmelo in Africa).

È interessante però, da un punto di vista prettamente giornalistico, l’ultima voce del comunicato. In essa si annuncia la possibilità di querelare chi ha tentato di diffamare l’arcivescovo utilizzando lo strumento della causa in tribunale. In particolare alcuni siti sedicenti cattolici che hanno usato termini come “rubare”. Sarebbe veramente una cosa utile all’igiene dell’informazione se finalmente questi insultatori e diffamatori costanti fossero chiamati a rispondere davanti a un giudice, e di tasca loro, di questo genere di comportamenti.

 

Comunicato Stampa.

In relazione alle recenti infondate notizie apparse su plurimi organi di stampa e in altri media, in ordine adun’asserita condanna per “truffa”, “furto” o sottrazione di denaro, in danno del fratello Don Lorenzo Viganò, Monsignor Carlo Maria Viganò precisa quanto segue:

1)  Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10359/2018 del 9 Ottobre 2018, ha ordinato a Mons. Viganò di pagare, a fronte di una domanda giudiziale di divisione di beni mobili e immobili e conguaglio dei reciproci rapporti in dare / avere con il fratello Don Lorenzo Viganò, l’importo capitale di circa Euro 1,8 milioni, a fronte di una richiesta iniziale di Don Lorenzo Viganò di quasi 40 milioni di Euro, cifra questa macroscopicamente irreale rispetto all’effettivo valore del beni dell’intera comunione fra i due fratelli;

2)  con la suddetta sentenza, che nessuna delle due parti ha impugnato e che è dunque passata in giudicato, il Tribunale di Milano ha rigettato tutte le altre domande proposte da Don Lorenzo Viganò, il quale iniziò la causa contro il fratello negandosi a qualsiasi mediazione da parte della famiglia.

3)  Mons. Viganò ha già spontaneamente saldato tutti gli importi statuiti dalla sentenza;

4)  Don Lorenzo Viganò, all’esito della sentenza, ha percepito sostanzialmente quanto avrebbe percepito se avesse accettato le proposte transattive formulate dal fratello, pro bono pacis, nel corsodel giudizio;

5)  Da oltre 10 anni Don Lorenzo Viganò ha sottoposto Mons. Viganò ad un assedio giudiziario e ad una campagna di vera e propria diffamazione a mezzo stampa, omettendo di informare i compiacenti giornalisti che il fronte da essi capitanato ha dovuto abbandonare od ha perso, sinora, tutte le oltre 10 cause civili, penali, amministrative proposte;

6)  Ciò nonostante, Mons. Viganò ha sempre subito in silenzio tali aggressioni, per evitare ulteriori strumentalizzazioni delle vicende giudiziarie familiari, che nulla hanno a che vedere con le altre note vicende “istituzionali” che lo hanno coinvolto;

7)  I beni mobili e immobili sono pervenuti ai due fratelli quale eredità indivisa dei genitori, i quali erano imprenditori nel campo industriale;

8)  Mons. Viganò ha destinato la maggior parte del suddetto patrimonio ad opere di carità e di religione, fra cui la costruzione di un Seminario in Nigeria ed un Carmelo in Burundi e continuerà a farlo.

9)  Quanto ai dolorosi rapporti personali con suo fratello, Mons. Viganò ama profondamente suo fratello Don Lorenzo e non smetterà mai di sperare e pregare che suo fratello abbia a rappacificarsi con lui e a riprendere con lui i rapporti, a cui si è unilateralmente, totalmente e improvvisamente negato fin dal novembre 2008, quando fuggì da Milano accusando il fratello Mons. Carlo Maria di volerlo sequestrare. Anche per questo motivo, pur avendone validi motivi, Mons. Viganò non ha impugnato la sentenza di primo grado, pur ritenendola, per molti versi, errata ed ingiusta.

10)  Mons. Viganò intende affidare ai propri legali di perseguire con querele penali ogni tentativo di diffamazione nei suoi confronti.