Vaiolo delle scimmie, Lancet smaschera usi e costumi gay

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di Tommaso Scandroglio

L’uomo trasmette il vaiolo delle scimmie al cane. Come? Lo spiega Lancet in un articolo: due omosessuali dalla vita promiscua arrivano in ospedale. Si scopre che con il loro levriero… Ma è ancora vietato affermare che sono i rapporti omosessuali il principale veicolo di infezione del virus. I gay sono una casta intoccabile. Gli animalisti invece, stavolta rimangono zitti. 

Si chiama vaiolo delle scimmie perché pare che il salto animale-uomo sia partito appunto dalle scimmie. Ma alcuni generosi esemplari del nostro genere umano hanno pensato bene di restituire il favore infettando un cane. E quindi per logica i canidi potranno d’ora in poi chiamarlo “vaiolo degli umani”.

Il 10 agosto scorso è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancetun articolo dal titolo interessante Prove di trasmissione da uomo a cane del virus del vaiolo delle scimmie. C’è un primo caso documentato in quel di Parigi che gli estensori dell’articolo così illustrano: una coppia maschile gay vive sotto lo stesso tetto, ma è anche fortemente promiscua. Un giorno si recano entrambi in ospedale. L’articolo di Lancet così descrive il quadro clinico: «Gli uomini avevano presentato un’ulcerazione anale 6 giorni dopo il rapporto sessuale con altri partner. Nel paziente 1, l’ulcerazione anale è stata seguita da un’eruzione vescicolo-pustolosa sul viso, sulle orecchie e sulle gambe; nel paziente 2, sulle gambe e sulla schiena. In entrambi i casi, l’eruzione cutanea è stata associata ad astenia, mal di testa e febbre 4 giorni dopo».

Entrambi sono risultati positivi al test del vaiolo delle scimmie. Dodici giorni dopo l’esordio di questi sintomi, il loro cane levriero «presentava lesioni mucocutanee, comprese pustole addominali e una sottile ulcerazione anale». Anche lui risulterà positivo al virus per lo stesso identico ceppo di uno dei due padroni. C’è da aggiungere, come se non bastassero queste prove, che «gli uomini hanno riferito di aver dormito insieme al loro cane».

Da chi è stato infettato il cane? I ricercatori ci spiegano che questo virus è presente, oltre che nell’uomo, solo nei roditori e nelle scimmie. Inoltre «l’infezione tra animali domestici, come cani e gatti, non è mai stata segnalata». Quindi Fido, dato che probabilmente non può essere stato infettato da un cane, da un gatto o da un roditore, è stato contagiato dai propri padroni. Non può dirsi l’inverso perché è stato documentato che i padroni si sono infettati prima dell’animale. Ed infatti i ricercatori scrivono: «per quanto ne sappiamo, la cinetica dell’insorgenza dei sintomi in entrambi i pazienti e, successivamente, nel loro cane suggerisce la trasmissione da uomo a cane del virus del vaiolo delle scimmie».

I ricercatori, chissà perché, si fermano qui, cioè sulla individuazione della catena di trasmissione, ma non spiccano verbo in merito al modo di trasmissione. Ci viene però in aiuto un altro articolo scientifico pubblicato il 21 luglio scorso sempre su un’assai autorevole rivista scientifica, il New England Journal of Medicine. L’articolo s’intitola: Infezione da virus Monkeypox negli esseri umani in 16 paesi — aprile-giugno 2022Grazie a questo articolo apprendiamo che il 98% dei casi di vaiolo delle scimmie riguarda maschi omosessuali o bisessuali e che nel 95% dei casi la trasmissione è avvenuta tramite rapporti sessuali, quindi tramite rapporti anali.

Ora proviamo a mettere insieme i dati del primo articolo con il secondo articolo. Secondo voi il povero Fido come si è infettato? Molto probabilmente tramite un rapporto sessuale uomo-animale. Lo provano sia il dato scientifico in merito alle modalità di trasmissione del virus – ossia rapporti anali – sia le lesioni anali del cane. Inoltre, appare sospetto il comportamento dei due gay all’insorgenza dei loro sintomi.

Sempre l’articolo di Lancet infatti ci informa che i due uomini «erano stati attenti a impedire al loro cane di entrare in contatto con altri animali domestici o umani dall’insorgenza dei propri sintomi (cioè, 13 giorni prima che il cane iniziasse a presentare manifestazioni cutanee)». Forse che la coppia era consapevole – come lo è buona parte della comunità gay – che il virus è soprattutto venereo e che quindi avendo avuto rapporti con la bestiola questa poteva essere infetta?

Come dicevamo, gli estensori dell’articolo su Lancet appaiono curiosamente silenti sulle modalità di trasmissione, forse perché è vietato affermare che sono i rapporti omosessuali il principale veicolo di infezione di questo virus. I gay, si sa, sono una casta intoccabile. Non solo, ma l’ipotesi del rapporto transpecie avrebbe sollevato l’infelice sospetto che certe aberrazioni riguardino esclusivamente i gay. Quasi che l’omosessualità per sua natura porti a simili devianze e che l’omofilia faccia davvero rima con zoofilia. Sarebbe risultato eccessivo, tanto eccessivo che l’articolo non avrebbe mai visto la luce. Meglio allora glissare…

A margine. Gli animalisti, che in genere sposano le istanze omosessualiste, sono felici o no a leggere questa notizia? A parte la salute del levriero che di certo si rimetterà, sono contenti che l’uomo sia così amico degli animali tanto da portarselo a letto oppure sono sdegnati che gli uomini entrino nello spazio vitale del quadrupede tanto da sottoporlo, presumibilmente contro la sua “volontà” perché non gay, ad un rapporto? È segno che il mondo interspecie così tanto invocato da alcuni animalisti si sta felicemente realizzando oppure è sintomo che l’uomo ama prevaricare la natura tanto da sodomizzarla? Simbolo perfetto degli abusi dell’uomo sull’ambiente?

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