Un'iniziativa che ha smosso le acque. Speriamo non solo quelle torbide. - CR - Agenzia di informazione settimanaleCR – Agenzia di informazione settimanale
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Un’iniziativa che ha smosso le acque. Speriamo non solo quelle torbide.

Vatican Insider apre, sulla Correctio filialis de haeresibus propagatis con un titolone ad effetto e contenuti al vetriolo, all’evidente scopo di stornare l’attenzione dalla limpida pregnanza dei contenuti e alimentare la campagna diffamatoria nei confronti di studiosi e fedeli che non sono «contro» nessuno, tanto meno del Papa, ma pensano e si esprimono « per » amore della verità.

L’Autore presenta, capziosamente, la correzione filiale come se fosse la «correzione formale» attesa da parte dei 4 e ora 2 cardinali firmatari dei Dubia. Si tratta invece di una iniziativa del tutto diversa. Scrive: «…è stata pubblicata la preannunciata ‘correzione formale’ a Papa Bergoglio per i presunti errori contenuti nell’esortazione post-sinodale AL. Ma a sorpresa il documento, che secondo quanto affermato da chi l’ha pubblicato è stato consegnato a Francesco l’11 agosto, non contiene le firme di cardinali…». Può parlare qui di «sorpresa» per l’assenza della firma di cardinali solo chi sta spacciando il documento per la «correzione formale» cardinalizia preannunciata e, a quanto si sa, per nulla tramontata. Inoltre il documento va ben oltre i Dubia, anche se non li ignora.

Dall’approccio strumentale consegue che l’Autore presenta in modo singolare il documento. Scrive: «la ‘correzione formale’ presentata sotto forma di ‘correzione filiale’, firmata da 62 persone etc.»… Se era «formale» che senso c’era a presentarla in forma «filiale»? Che vuol dire? Ma, in conclusione, perché pasticciare la notizia in questo modo? Noi, firmatari del documento, non ci siamo arrogati il diritto di stilare una «correzione formale» che, a causa del suo impatto dottrinale e disciplinare, spetta soltanto ai cardinali.

La nostra «correzione» è appunto «filiale». Inizialmente, i 4 cardinali speravano di poter presentare a Papa Francesco una correzione «fraterna», vale a dire in un incontro privato, ma il Papa non li ha voluti ricevere.

Per inciso, ormai dovrebbe essere chiaro a chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale che i Dubia sono stati resi pubblici come «atto di giustizia e di carità» a causa del «grave smarrimento di molti fedeli e grande confusione in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa», anche a causa di interpretazioni contrastanti di Amoris laetitia all’interno dello stesso collegio episcopale, mentre «la grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione».

E dunque i Dubia – così come la preannunciata correzione formale cardinalizia – sono dettati da una seria preoccupazione «del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa». E sono stati presentati con stile impeccabile. Affermano i Cardinali: «Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli». E concludono: «Voglia la Santità Vostra benedirci, mentre Le promettiamo un ricordo costante nella preghiera».

Uno stile che contrasta fortemente col tono di dileggio impresso dall’Autore al titolo del suo articolo: «Il banchiere Gotti Tedeschi (con altri 61) accusa il Papa di 7 eresie», tipico della polemica di bassa lega. E nel sottotitolo: «…Tra i 62 firmatari spiccano i nomi dell’ex presidente dello Ior e i gestori di blog anti-Francesco». Come a dire: che vogliamo fare, solo «un banchiere» e prevenuti «gestori di blog», per di più notoriamente anti-Francesco potevano sottoscrivere un documento del genere. Cosa volete che capiscano? Che tra i firmatari ci siano anche teologi di tutto rispetto come mons. Livi e P. Serafino Lanzetta, il Tornielli tuttavia si guarda bene dal farlo presente ai suoi lettori. La cosa viene invece correttamente messa in rilievo dal resoconto de il Giornale. E oltre alle loro ci sono anche le firme di professori, saggisti, studiosi internazionali di chiara fama (lo psicoterapeuta Gerard van den Aardweg, Martin Mosebach etc.).

Quanto al «banchiere”, estratto con tanta improntitudine dal mucchio, oltre ad esser un illustre professore di materie economico-finanziarie, è anche l’autore di importanti saggi controcorrente sul capitalismo, sulla decadenza delle nostre società abortiste, dedite all’edonismo più sfrenato. Forse è proprio per questo che sta antipatico ai corifei sempre più aggressivi. Per aver detto verità fondamentali, scomode anche per i conformisti che popolano il Vaticano e dintorni. Gotti Tedeschi, in ogni caso, tiene a chiarire che il documento è «un atto devoto, un invito alla riflessione» rivendicando la sua fedeltà al papa e dichiara che «i nemici del Papa son ben camuffati, non si espongono con una lettera aperta e firmata».

In una recente intervista afferma: «da qualche tempo nel nostro Paese si son sviluppati due sport: gli “interpretatori del Santo Padre” e i “cacciatori dei dissidenti” (veri o inventati) del pensiero del Papa. Mancando argomenti inventano similitudini suggestive ed offendenti». E sulla questione specifica dichiara: «Io sono marginale in questa vicenda. Mi è stato presentato il documento e chiesto di firmare, conosco le persone che hanno preso l’iniziativa, ho grande stima di loro» spiegando di condividere i contenuti del documento che era giunto sul tavolo del pontefice prima ancora che ci fosse la sua adesione.

Paolo Pasqualucci e Maria Guarini,
due dei firmatari della Correzione filiale

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