Un santo marxista? La strana proposta dei vescovi brasiliani per il Sinodo - Corrispondenza romana
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Un santo marxista? La strana proposta dei vescovi brasiliani per il Sinodo

(panamazonsynodwatch.info – 6 agosto 2019) Alla vigilia del Sinodo Panamazzonico, duecento vescovi brasiliani hanno sottoscritto una lettera chiedendo a Papa Francesco di riconoscere come martire il missionario italiano comboniano Ezechiele Ramin, padovano, morto nel 1985 in un agguato mentre era intento a intervenire nell’invasione di una fazenda insieme a militanti del MST (Movimento dos Sem Terra). Per i presuli brasiliani, P. Ramin sarebbe una “figura importante”, e propongono quindi di proclamarlo “Santo patrono” del Sinodo.

Padre Ramin era nato a Padova nel 1953. Sin da giovane dimostrò un’ardente “coscienza sociale”, cioè un’attenzione rivolta alle pretese situazioni di povertà o di oppressione, e un conseguente desiderio di risolverle attraverso un’azione che andasse alla radice del problema: le strutture sociali e politiche che generano disuguaglianze. Ciò lo portò a frequentare gli ambienti della sinistra, proprio mentre infuriavano gli anni di piombo. Nel 1970 aderì alla sezione fiorentina di Mani Tese, dimostrando da allora una chiara propensione per il marxismo, come rileva il suo biografo Rafael Vigolo (Padre Ezequiel Ramin. Biografia e Escritos, Alô Mundo Sem Fronteiras, San Paolo 2018, p. 96).

Padre Ramin fu il principale estensore del Documento Politico pubblicato nell’aprile 1972 dalla sezione fiorentina di Mani Tese. Tanto da essere annoverato come uno dei suoi scritti.

Spiegando che intendeva “chiarire il nostro impegno politico”, il Documento ammette la vicinanza della sezione fiorentina ai “gruppi giovanili di impegno rivoluzionario, dai non governativi ai movimenti studenteschi”, influenzati da “Carlo Marx e Mao”. Un capitolo, intitolato “No al capitalismo e all’imperialismo”, è dedicato alla difesa di una “società alternativa”. Il testo abbozza una strategia che va dall’analisi della situazione attuale, secondo i criteri della dialettica, alla definizione di “un’utopia mobilizzatrice e ispiratrice”, salvo poi sfociare in una “strategia politica e sociale”.

L’analisi è fatta secondo criteri marxisti: “Il marxismo prende di mira prima di tutto le strutture, e poi costruisce il suo discorso attraverso lo sviluppo di una forza storica che si esprime nella realtà”. Perciò il Documento propone “simultaneamente una rivoluzione nelle strutture e nelle coscienze”. E conclude: “Dobbiamo fare una scelta di classe” all’interno di una “strategia anti-capitalista”. Il Documento consiglia l’opzione non-violenta. E per “non-violenza” intende: “sciopero generale … non cooperazione con le strutture ingiuste … boicottaggio … disobbedienza civile”.

Dopo la sua ordinazione sacerdotale con i Padri Comboniani, e un’esperienza pastorale negli Stati Uniti, nel 1984, P. Ezechelie è inviato in Brasile, dove è destinato alla regione amazzonica di Rondônia.

La sua formazione marxista lo portò a impegnarsi nella causa ruralista e indigenista, come membro della Comissão Pastoral da Terra (CPT), l’organo della Conferenza Episcopale brasiliana dedicato ai problemi rurali, e da sempre improntata al socialismo sulla scia della Teologia della Liberazione. Per capire l’aria che tirava basta leggere queste frasi tratte dal Documento Finale della 2a Assemblea Nazionale della CPT, nel 1976: “Compagni! … Abbiamo deciso di appoggiare le lotte dei lavoratori! … Ecco la nostra Pasqua contadina: la lotta per liberare la terra dall’avidità dei ricchi. … Via con tutte le recinzioni!”.

Leggiamo ugualmente nel Boletim da Comissão Pastoral da Terra, luglio-agosto 1977: “Ci sarà molta lotta, molto sangue versato. O ci buttiamo nella mischia o perdiamo la battaglia. Il contadino che non lotta rimarrà a bocca asciutta”.

E ancora, nella Via Crucis contadina patrocinata nel 1980 da mons. Moacir Grecchi, prelato di Acre e Purús e presidente della CPT: “Noi andremo alla lotta! Sarà molto difficile, ma noi vinceremo, con la legge o con la violenza. Se qualche compagno morirà, il suo sangue sarà seme”.

Non è un caso che il vice-presidente della CPT, divenuto poi mentore di P. Ezechiele, fosse mons. Pedro Casaldáliga, vescovo di São Félix do Araguaia, auto-proclamatosi “Monsignore Falce e Martello”. Il suo sostegno alla guerriglia marxista lo portò addirittura ad indossare una divisa da guerrigliero sandinista datagli da un terrorista, dichiarando perciò: “Vorrei ringraziare questo sacramento di liberazione che ricevo con i fatti e, se ce ne fosse bisogno, anche col sangue! Vestito da guerrigliero io mi sento come paramentato da sacerdote. La guerriglia e la Messa sono la stessa celebrazione che ci spinge verso la stessa speranza. Dobbiamo testimoniare il nostro impegno fino alla morte!”.

Per incitare i contadini a questa lotta fino alla morte, la CPT li raccoglieva nelle cosiddette Comunità Ecclesiali di Base (CEB). “Noi siamo la chiesa rurale, organizzata in forma di Comunità Ecclesiali di Base, dove si formano i militanti della CPT”, leggiamo in un documento della CPT.

Nelle CEB i contadini subivano un dannoso processo di “conscientizzazione” ideato dal pedagogo marxista Paolo Freire. Tale processo, basato su tecniche psicologiche e dinamiche di gruppo, intendeva cancellare nel contadino la “coscienza primitiva”, facendo sì che emergesse una “coscienza critica” che lo conducesse quindi verso una “coscienza rivoluzionaria”, cioè verso un impegno concreto, sociale e politico, per instaurare il socialismo. “Quello che proponiamo è il marxismo nella teologia”, dichiarava Leonardo Boff, il grande ideologo delle Comunità Ecclesiali di Base adoperate dalla CPT.  

Ecco il vento che tirava nella Comissão Pastoral da Terra nella quale lavorava Padre Ezechiele Ramin. Inutile ricordare che tutto questo si ispirava a quella Teologia della Liberazione che da lì a poco sarebbe stata condannata da Giovanni Paolo II. Giova poi ricordare che, in diverse occasioni, il cardinale Ratzinger e lo stesso Papa condannarono duramente questo tipo di agitazione rurale.

L’impegno di Padre Ezechiele non rimaneva confinato al campo teologico e pastorale, bensì sfociava in un impegno assai concreto di partecipazione alle lotte contadine, a fianco al Sindicato dos Trabalhadores Rurais e al Movimento dos Sem Terra (MST), entrambi di matrice marxista ed eversiva. “La Chiesa appoggia il Movimento dos Sem Terra perché è un movimento popolare – diceva P. Ezechiele in un’omelia del 1985, incitando i suoi fedeli a iscriversi – La CPT sta dando tutto l’appoggio a questo movimento”.

Il Movimento dos Sem Terra non ha mai nascosto il suo carattere marxista ed eversivo. “Nella formazione politica del MST studiamo Marx, Lenin, Gramsci. … Ci ispiriamo alla scuola dei marxisti storici,” dichiara João Pedro Stédile, Coordinatore nazionale del movimento, “Il nostro obiettivo è istaurare il socialismo, sconfiggere la borghesia, controllare lo Stato. Noi facciamo la lotta di classe, e la terra tremerà!”

Più chiaro di così…

Il 24 luglio 1985, P. Ezechiele Ramin fu ucciso in un agguato mentre era intento a intervenire nell’invasione della Fazenda Catuva.

La persona di un sacerdote è di per sé sacra.  Di conseguenza, ogni violenza sulla sua persona è da ritenersi sacrilega. L’uccisione di Padre Ezechiele Ramin va condannata senza mezzi termini. Tanto più che, da parte sua, non c’era stata nessuna provocazione fisica che potesse giustificare una legittima difesa.

Ciò nonostante, la proposta di proclamarlo martire e, addirittura, Santo patrono del Sinodo Panamazzonico, solleva non poche perplessità.

Oltre ogni considerazione sulla persona di P. Ezechiele, tale mossa sarebbe interpretata come la canonizzazione del marxismo, come il sigillo pontificio all’azione sovversiva della CPT e del MST, sarebbe vista come la definitiva consacrazione della Teologia della Liberazione marxista. Insomma, sarebbe interpretata come l’approvazione pontificia alla rivoluzione socialista in America Latina e, di riflesso, in tutto il mondo.

È questa l’impressione che si vuole dare?