Tutto potrà cambiare se il dollaro è usato come arma

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di John Horvat

I titoli dei giornali si concentrano sulle azioni militari della guerra in Ucraina. Tutto è visto in termini di resistenza ostinata, devastazione orribile e forniture militari che si riversano oltre il confine per frustrare l’ambizione della Russia di conquistare l’Ucraina.

Tuttavia, sullo sfondo infuria un’altra lotta che potrebbe avere più impatto sulla scena mondiale. Il campo di battaglia è economico ed è in gioco l’ordine finanziario mondiale.

Ma anche su questo fronte monetario, l’Occidente sembrerebbe avere ottenuto delle vittorie. I pacchetti di sanzioni tagliano fuori la Russia dal mondo globalizzato. Le multinazionali fuggono insieme ai loro fondi di investimento. L’economia russa è penalizzata dall’inflazione e dalla scarsità.   

Alla fine di marzo, il presidente Biden si è vantato su Twitter che con le “sanzioni senza precedenti”, “il rublo è stato quasi immediatamente ridotto in macerie”.

Un evento che riguarda il futuro del dollaro  

Ma le sanzioni non hanno avuto l’effetto desiderato. L’economia russa non è crollata. Il rublo aveva perso inizialmente il 25% del suo valore, ma da allora lo ha recuperato. La moneta russa è legata ai prezzi del petrolio e del gas che la guerra hanno fatto salire vertiginosamente. Così, il mondo continua a pompare più denaro solido in Russia comprando petrolio e gas, mentre le sanzioni impediscono a questo denaro di uscire. 

Tuttavia, va sottolineata una conseguenza importante della guerra economica poiché coinvolge il futuro del dollaro – l’unità di scambio stabile che serve come valuta di riserva del mondo.    

L’evento nuovo è il congelamento delle riserve valutarie russe. Il 26 febbraio 2022, una dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Commissione Europea ha annunciato che le parti avrebbero congelato le attività in valuta estera della Banca Centrale della Russia depositate nei loro rispettivi forzieri. Circa 300 miliardi di dollari del forziere di guerra della Russia sono stati resi inutili proprio quando erano più necessari.

Prima di quest’annuncio, nonostante avesse molti problemi, il dollaro regnava ancora sovrano. Nessun’altra moneta si approssimava a sfidare il volume delle transazioni in dollari giacché nessun’altra nazione ha la stabilità e la forza per mantenere una valuta di riserva, per quanto siano forti i tentativi di paesi come la Cina.

Tuttavia, il congelamento dei beni apre un fianco vulnerabile e potrebbe cambiare il modo in cui la gente pensa al dollaro. 

Che succede se si usa il dollaro come arma

La forza del dollaro non sta nel volume delle transazioni ma nella fiducia che gli viene riconosciuto come riserva di valore stabile in qualsiasi momento e luogo. Se questa fiducia viene meno, le nazioni e le industrie non lo vedranno più come un rifugio sicuro per parcheggiare le loro riserve.

Così, il congelamento dei beni ha minato il dollaro nel suo punto più vulnerabile: la fiducia. Il congelamento delle riserve di dollari della Banca Centrale della Russia manda al mondo il messaggio che il dollaro non è più sicuro.

L’America e i suoi alleati avevano sperato che la traumatizzante perdita di accesso dei russi alle loro riserve sarebbe stata una forte e rapida scossa per costringerli a porre fine l’invasione dell’Ucraina. Invece, sta causando una crisi di fiducia nella valuta americana che, una volta rotta, sarà difficile da ristabilire.

I leader politici americani hanno usato il dollaro come arma. Niente del genere è mai stato fatto su una tale scala. I depositi in dollari possono ora scomparire in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Le altre monete occidentali, pur non essendo valute di riserva, affrontano anch’esse simili crisi di fiducia.  

“Congelando le riserve estere della Russia”, scrive Philip Pilkington in American Affairs, “gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno segnalato al mondo che l’accesso di altri paesi alle loro riserve in dollari, sterline ed euro è subordinato al loro approccio alla politica estera”.

Ovunque si diffonde la sfiducia nel dollaro

L’uso del dollaro come arma arriva in un momento in cui l’economia globale si sta dividendo in due blocchi. Uno è guidato dalla Cina e dalla Russia, e l’altro dagli Stati Uniti e dall’Europa. La guerra ucraina e le sanzioni occidentali sono servite come pretesto per accelerare un drammatico processo di disaggregazione. Tuttavia, il congelamento dei beni estende questa separazione a livello mondiale a nazioni come India, Sudafrica e Brasile, che ora guarderanno con sospetto un dollaro legato alla politica estera. Altri blocchi commerciali potrebbero formarsi con lo sviluppo di un mondo multipolare. 

Il dollaro non verrà abbandonato immediatamente. Infatti, lo yuan cinese o altre alternative sono ora difficilmente affidabili. Tuttavia, la mossa svilirà il dollaro, le nazioni si spaventeranno e tenderanno a diversificare i loro assets, frammentando il sistema monetario globale.  

Prima della crisi ucraina, l’economia globale rendeva tutto inestricabilmente interconnesso. I prodotti scorrevano senza soluzione di continuità da una parte all’altra del globo. In quanto valuta di riserva in cui la maggior parte delle materie prime sono denominate, il dollaro serviva da lubrificante per far girare le cose senza intoppi attraverso il sistema, fornendo all’America beni a buon mercato, credito abbondante e benefici commerciali. 

Questa solida unione globale si è sfaldata con la guerra e con la sfiducia. Tempi duri ci attendono. 

Si potrà balcanizzare il ruolo della valuta di riserva

In queste circostanze, l’impensabile diventa possibile. E le cose possono accadere rapidamente, quando meno ci si aspetta.

Detronizzare il dollaro, per esempio, non significa che il mondo adotterà un’altra valuta di riserva globale. In un mondo disaggregato, l’idea non è quella di sostituire il sistema attuale, ma di trascenderlo con un guazzabuglio di sistemi in cui il gas russo è venduto in rubli e il petrolio saudita in yuan.

Può portare a ciò che lo stratega della Bank of America Michael Hartnett chiama la “balcanizzazione dei sistemi finanziari globali” che distribuirebbe il ruolo di valuta di riserva a diverse valute contemporaneamente.

Nessuna di esse avrà il potere e l’efficienza che il dollaro ha dimostrato nei suoi ottant’anni di regno. Tuttavia, ciò non importa in un’economia multipolare. Così, il dollaro usato come arma potrebbe significare la fine della globalizzazione, inaugurando un mondo in cui tutto il commercio sarà anch’esso, in qualche misura, usato come arma secondo le sfere d’influenza.

Qual è l’impatto di questo cambiamento 

Nessuno sa cosa succederà in questo mondo post-dollaro e multipolare. Non esistono modelli per fare previsioni. Lo scenario non era nemmeno nei radar.

Tuttavia, è evidente che si deva supporre che avrà un grande impatto sull’America. Tutti i vantaggi di uno status di valuta di riserva saranno cancellati. Il cambiamento aumenterà i prezzi interni, eroderà gli standard di vita, aumenterà il debito e il suo servizio, e renderà molto più costosi i beni importati. Il resto del mondo sperimenterà effetti simili.

Eppure, molto più importanti delle conseguenze economiche saranno quelle culturali. Il dollaro usato come arma contribuisce alla fine dell’ordine liberale nato dall’Illuminismo. A causa di questo ordine liberale, sia l’Oriente che l’Occidente sono in uno stato di decadenza morale. Entrambi i mondi non possono più sopportare le superstiti restrizioni morali di alcune vecchie strutture liberali che, provvisoriamente, ostacolavano la strada a un’ulteriore decadenza.

Fine dell’egemonia occidentale 

Quindi, l’Est vuole porre fine all’egemonia occidentale con la forza, mentre l’Ovest insegue l’autocancellazione “woke” del suo proprio dominio. A entrambe le strategie serve la distruzione dell’ordine monetario mondiale stabilito a Breton Woods dopo la Seconda guerra mondiale.

L’obiettivo di questa nuova situazione non è l’integrazione ma la disintegrazione.

L’obiettivo dichiarato di Vladimir Putin è quello di sostituire l’attuale mondo unipolare globalizzato con un caotico “sistema multipolare” dove ogni potenza è libera di conquistare e governare la propria sfera di influenza senza avere restrizioni ingombranti o considerazione per lo stato di diritto. Un tale sistema sarà particolarmente vantaggioso per la Cina, che si può permettere di aspettare ai margini qualsiasi conflitto al fine di raccoglierne i pezzi.

Da parte dell’establishment liberale, il dibattito viene inquadrato nei termini di una falsa narrativa che oppone democrazia liberale ad autocrazia autoritaria. La sua versione della democrazia liberale rappresenta poi le manifestazioni più radicali di una società “woke”, LGBTQ+ e secolarizzata, che porta alla divisione e all’autodemolizione.

La caduta del dollaro è un modo per facilitare questo processo di autodemolizione. Per il signor Putin, se la sua guerra in Ucraina potrà aiutare a raggiungere questo scopo, ne sarà valsa la pena, anche se ciò significherà dover sacrificare rubli per ridurre l’Ucraina in macerie.

L’unica cosa che sia l’Est che l’Ovest evitano a tutti i costi è una conversione morale, vera soluzione a tutti i problemi.

*John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore, conferenziere internazionale e autore del libro “Ritorno all’ordine: Da un’economia frenetica a una società cristiana organica”. È vicepresidente della Società americana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà.

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