Tra “epidemie” e “egemonie”, la Buona Morte - Corrispondenza romana
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Tra “epidemie” e “egemonie”, la Buona Morte

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(La Comunità “San Gregorio Magno”, Disputationes Theologicae – 25 marzo 2020) Il mese di marzo è dedicato particolarmente a San Giuseppe e alla preparazione alla Buona Morte, di cui il Santo Patriarca è speciale protettore. In questo periodo le morti impreviste, anche se tanto sensazionalismo dei media è da sottoporre ad attenta valutazione, sembra abbiano avuto un oggettivo aumento. Un nostro lettore che ha avuto un congiunto affetto da questo nuovo morbo e  deceduto recentemente senza che gli sia stato permesso ricevere i Sacramenti, ci ha contattato e invitato a rendere pubbliche alcune considerazioni. Lo facciamo volentieri aggiungendo alcune brevi riflessioni e una preghiera finale che vale per tutti i tempi, quale che sia la reale natura di questa “epidemia” alquanto misteriosa.

Il nostro lettore ha voluto farci sapere come è morto suo padre, hanno potuto solo vederlo da un vetro e, manco a dirlo, nessuno ha permesso che il sacerdote – magari protetto come uno dei medici che lo visitava ogni giorno e con l’ausilio di uno strumento, come permesso dalla Chiesa in tempo di peste – gli amministrasse l’estrema unzione. Insistendo e vincendo ogni rispetto umano alla fine si è potuto ottenere che ricevesse una benedizione dal vetro (o forse un’assoluzione sotto condizione) da parte del Cappellano. L’uomo era un buon cristiano ed è plausibilmente morto con le migliori disposizioni, ma ciò non toglie che non si può evitare di fare una riflessione e raccogliere un avvertimento.

Proprio mentre sembra avvicinarsi un momento cruciale per il mondo e per la Chiesa, Fatima docet, ci può cogliere improvvisamente la morte. E non per forza di cose da Coronavirus, dato che le incertezze che seguiranno l’attuale situazione appaiono assai più fosche della sua causa.  

“Sorella morte corporale” giunge senza preavviso e trova i più impreparati, anche perché quei burattinai cui accenniamo sembra che si sforzino particolarmente nel distrarci dall’essenziale. Ormai siamo stati presi in affidamento forzato da “Fratello Internet”, che ci accompagna, ci culla, ci distrae, ci riempie di ansie che lui stesso “rasserena” spingendoci a ricollegarci – dopo poche ore – per ascoltare di nuovo i padroni dell’informazione. Il tutto purché non pensiamo all’essenziale. E’ una corsa verso il vuoto, in cui bisogna andare più velocemente ancora per non accorgersi della vera meta, che – virus o non virus – ci attende in ogni caso.


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E’ così che il malato deve essere in mezzo a infermieri che corrono a destra e a manca, virologi di stato che fanno venire via aerea le mascherine prodotte in Cina, medici che mettono a disposizione i più potenti respiratori artificiali; ma non ci deve essere il tempo o il modo perché il figlio – magari a distanza – suggerisca al padre un’Ave Maria prima che spiri, che un sacerdote lo confessi, che qualcuno gli mostri dallo sterile vetro protettivo un’immagine di San Giuseppe cui votarsi prima di rendere l’anima a Dio.

Ed è così che per grandi e per piccoli, in queste che dovrebbero essere ore di meditazione, di silenzio, di riflessione, di preghiera e d’abbandono a Dio, si moltiplicano – per gli scopi apparentemente più nobili – i bombardamenti mediatici. Ci diceva una mamma: i miei bambini sono davanti allo schermo – inebetiti – dal mattino alla sera per le lezioni scolastiche, poi per le attività parallele non strettamente scolastiche ed infine anche il parroco, con le migliori intenzioni senza dubbio, ha messo in piedi delle attività e un corso di catechismo via streaming, che è addirittura più intenso e più lungo di quanto si faceva in tempi normali. Insomma anche nelle famiglie che ne facevano un uso moderato, sotto apparenza di bene, si instaura la dipendenza egemonica da quei mezzi che in sé non sono cattivi, ma che sono “egemonizzati” appunto dalle centrali del pensiero unico. Sembra quasi una gara a chi corre di più sui canali internet – finché ci sono… – e a chi riflette di meno nel silenzio e nella lettura critica degli eventi. E a fine serata, ci confidava sempre quella mamma, si ha solo l’impressione di una grande corsa in mezzo ai bombardamenti…mediatici. Non che tutto quel che viene trasmesso sia privo di senso, ma manca il più delle volte anche in chi ha buone disposizioni una direzione ordinata, manca il criterio, manca l’essenziale.


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In controtendenza rispetto a queste “corse”, ringraziando ancora quel lettore che ci ha suggerito di scrivere ed anche in omaggio a quell’uomo che voleva morire coi Sacramenti, ma non ha potuto, ed anche perché quel “sacrificio” di una morte da confinato profitti a tutti, ricordiamoci tutti di pensare spesso all’essenziale, senza che altri “egemonizzino” il nostro spirito. Se dovessimo trovarci in simili frangenti o dovessimo consigliare il nostro prossimo, dobbiamo prima di tutto saper mettere da parte ogni rispetto umano, non lasciarci dominare da chi sta intorno ed è ormai incapace di pensare all’essenziale; dobbiamo ricordare, lungi dalla disperazione satanica che vorrebbero inocularci, che è bene intrattenere il desiderio della Confessione e della Comunione, o dell’Estrema Unzione se necessario, anche quando non possiamo riceverle sacramentalmente. Il Signore non farà mancare la Sua grazia a chi Lo cerca sinceramente. 

A tal fine, se questa persecuzione dei Sacramenti dovesse continuare, non disprezziamo i segni sacri e i mezzi semplici a nostra portata, come il poter recitare le preghiere degli agonizzanti o il mostrare dal vetro al moribondo “infetto” un’immagine sacra che lo conforti. Questa situazione – lo ripetiamo: a prescindere dalla sua reale natura che ancora in larga parte ci sfugge – deve quantomeno condurre alla nostra responsabilizzazione su quanto dobbiamo a noi stessi e agli altri rispetto all’essenziale: esser pronti fin d’ora alla Buona Morte, ancor più se gli eventi futuri sono incerti.

Qui di seguito riportiamo la bellissima e commovente preghiera di una ragazza protestante convertitasi a 15 anni e morta a 18 in concetto di santità:   


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Litanie della Buona Morte

Signore Gesù, Dio di bontà, Padre di misericordia, io mi presento innanzi a Voi con cuore umiliato e contrito per raccomandarvi la mia ultima ora e ciò che dopo di essa mi attende.

Quando i miei piedi immobili mi avvertiranno che la carriera in questo mondo è presso a finire, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando le mie mani tremule e intorpidite non potranno più stringervi crocifisso, e mio malgrado vi lascerò cadere sul letto del mio dolore, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando i miei occhi offuscati e stravolti dall’orror della morte fisseranno in voi gli sguardi languidi e moribondi, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando le mie labbra fredde e tremanti pronunzieranno per l’ultima volta il vostro Nome adorabile, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando le mie guance pallide e livide ispireranno agli astanti la compassione ed il terrore, ed i miei capelli, bagnati dal sudor della morte, sollevandosi sulla mia testa annunzieranno prossima la mia fine, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando le mie orecchie, presso a chiudersi per sempre ai discorsi degli uomini, s’apriranno per intendere la vostra voce, che pronunzierà l’irrevocabile sentenza, onde verrà fissata la mia sorte per tutta l’eternità, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando la mia immaginazione, agitata da orrendi e spaventevoli fantasmi, sarà immersa in mortali tristezze, ed il mio spirito turbato dall’aspetto delle mie iniquità e dal timore della vostra giustizia lotterà contro l’angelo delle tenebre, che vorrà togliermi la vista consolatrice delle vostre misericordie e precipitarmi in seno alla disperazione, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando il mio debole cuore, oppresso dal dolore della malattia, sarà sorpreso dagli orrori della morte, e sarà spossato dagli sforzi che avrà fatto contro i nemici della mia salute, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando verserò le mie ultime lacrime, sintomi della mia distruzione, ricevetele, o mio Gesù, in sacrificio di espiazione, affinché io spiri come una vittima di penitenza; ed in quel terribile momento, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando i miei parenti ed amici, stretti a me d’intorno, s’inteneriranno sul mio dolente stato e v’invocheranno per me, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando avrò perduto l’uso di tutti i sensi, ed il mondo intero sarà sparito da me, ed io gemerò nelle angosce delle estreme agonie e negli affanni della morte, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando gli ultimi sospiri del cuore sforzeranno la mia anima ad uscire dal corpo, accettateli come atti di una santa impazienza di venire a Voi; e Voi, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Quando la mia anima uscirà per sempre da questo mondo e lascerà il mio corpo pallido, freddo, e senza vita, accettate la distruzione del mio essere come un omaggio che io vengo a rendere alla vostra divina Maestà; ed allora, Misericordioso Gesù abbiate pietà di me.

Finalmente quando la mia anima comparirà dinanzi a Voi, e vedrà per la prima volta lo splendore immortale della vostra Maestà, non la rigettate dal vostro cospetto; ma degnatevi ricevermi nel seno amoroso della vostra misericordia, affinché io canti eternamente le vostre lodi.