Sventurato chi cade in disgrazia del papa. Ma l’ex revisore Milone non si arrende

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di Sandro Magister

Il 21 dicembre 2017, nel consueto discorso prenatalizio alla curia romana, papa Francesco a un certo punto disse:

“Permettetemi qui di spendere due parole su un pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si  lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si autodichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘papa non informato’, della ‘vecchia guardia’, invece di recitare il ‘mea culpa’”.

A chi si riferiva il papa con questa accusa?

La risposta è in un atto giudiziario che nei giorni scorsi ha fatto molto rumore: la deposizione presso il tribunale vaticano, da parte dell’ex revisore generale della Santa Sede Libero Milone e del suo vice Ferruccio Panicco, di una citazione contro il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e l’attuale revisore generale Alessandro Cassinis Righini, con la richiesta di circa 10 milioni di euro come risarcimento per il danno conseguito alle loro dimissioni forzate, nel 2017.

Milone, già numero uno in Italia della Deloitte, una delle maggiori aziende mondiali di consulenza e revisione finanziaria, fu chiamato in Vaticano a svolgere il ruolo di revisore generale nell’aprile del 2015. E subito si mise all’opera mettendo sotto la lente i conti di ogni istituto e ufficio della Santa Sede, riscontrando molte irregolarità.

Un certo numero di queste irregolarità sono elencate nelle 58 pagine dell’esposto giudiziario, reso pubblico il 10 novembre, dove si riferisce anche della strana consegna a Milone, nel settembre 2015, di un documento “riguardante la posizione contributiva INPS” di Angelo Becciu, all’epoca sostituto della segreteria di Stato e non ancora cardinale, documento giudicato dallo stesso Milone “estraneo ai suoi compiti” e quindi sottoposto a “immediata archiviazione”.

In quella prima fase del suo incarico – si legge nell’atto giudiziario – “Milone veniva periodicamente ricevuto da Papa Francesco, al quale riferiva ciò che andava via via scoprendo, ed il Papa, talvolta, gli dava istruzioni di risolvere con metodi soft, ‘sine strepitu’, spinose e quasi sempre imbarazzanti questioni”, tra le quali ad esempio “una grossa somma in contanti” non suoi “sbadatamente conservata in casa” da un cardinale.

Presto, però, quando Milone decise di sottoporre anche i conti della segreteria di Stato a una stringente analisi della PriceWaterhouseCoopers voluta anche dal cardinale George Pell che all’epoca era titolare della segreteria vaticana per l’economia, la reazione fu fortissima, con in prima fila Becciu.

È a questo punto che “per una strana coincidenza – si legge nell’esposto – avviene un fatto meritevole di attenzione: dal 1 aprile 2016 cessano, in maniera improvvisa e inaspettata, gli incontri tra il revisore generale e Sua Santità papa Francesco”.

Milone fa di tutto per riottenere udienza dal papa, ma invano. È sempre più avversato e isolato. Ma lasciamo da qui in avanti il resoconto all’atto giudiziario.

*

“Lunedì 19 giugno 2017 il dott. Milone viene convocato presso la Segreteria di Stato da S.E. Rev.ma Cardinale Angelo Becciu, il quale gli dice di avere il compito di comunicargli che ‘la fiducia del Papa nei suoi confronti è venuta meno’ e che è indagato per aver raccolto informazioni riservate, estranee ai suoi compiti, su eminenti personaggi della Curia (tra i quali, dice espressamente, lui stesso) a fini ricattatori, e dicendogli con tono rammaricato: ‘Eppure lei mi sembrava una persona per bene’. Becciu respinge seccamente la richiesta di Milone di un colloquio con Papa Francesco (che non vedeva da oltre un anno) ed anzi lo invita perentoriamente a presentarsi subito presso la Gendarmeria.

“Il Capo della Gendarmeria, Domenico Giani (erano presenti anche il Col. Costanzo Alessandrini e il sig. Gianluca Gauzzi Broccoletti) comunica al dott. Milone che è formalmente indagato per attività di spionaggio e per peculato (alludendo a una fattura di qualche migliaio di euro che sarebbe stata duplicata, ma la seconda fattura non reca la sottoscrizione di Milone): il Revisore respinge ogni accusa, ed a questo punto gli viene esibito un decreto di perquisizione e sequestro firmato sia dal Promotore di Giustizia, prof. Gian Piero Milano, sia dal Promotore aggiunto, Prof. Avv. Roberto Zannotti.

“Nel decreto si fa riferimento a ‘oltre sette mesi di indagini che hanno permesso di evidenziare che l’Ufficio del Revisore Generale possa aver posto in essere condotte illecite tendenti all’acquisizione di informazioni di carattere personale su Autorità di Governo della Sede Apostolica’. […]

“In ossequio a tale decreto di perquisizione […] il dott. Milone fu tradotto nel suo Ufficio, che, nel frattempo, veniva letteralmente messo a soqquadro. […] La Gendarmeria cominciò a gettare a terra tutto ciò che non le apparisse utile per le indagini, per giunta facendo intervenire i Vigili del Fuoco per divellere i cassetti e gli armadi nella stanza del Revisore Aggiunto dott. Panicco, dov’era anche l’archivio delle segnalazioni inutilizzate. Tra i tanti documenti custoditi in tale archivio il sig. Gianluca Gauzzi Broccoletti estrasse subito, a colpo sicuro, la segnalazione riguardante la posizione contributiva INPS di S.E. Rev.ma Angelo Becciu – quella che era stata subito archiviata – e agitando trionfalmente il reperto, intimò più volte, urlando, al dott. Milone di confessare lo spionaggio da lui appena ‘smascherato’. […]

“L’interrogatorio, con sequestro dei cellulari e dell’I-Pad personale, prosegue fino a tarda sera, con urla e minacce, percepiti dal personale ‘sequestrato’ in Ufficio, e inviti a dimettersi: fino a quando al dott. Milone viene comunicato che ‘passerà la notte in carcere’, a meno che rassegni immediatamente le sue dimissioni e si allontani definitivamente dall’Ufficio, senza riferire ad alcuno dell’accaduto.

“Quando, stremato dalle pressioni ed angherie subite e preoccupato da ciò che, in quell’angolo di mondo ‘legibus solutum’, poteva accadergli, il dott. Milone è costretto a dimettersi, gli viene testé sottoposta una lettera già pronta che reca la data del 12 maggio 2017: il dott. Milone fa rilevare che la data era anteriore di oltre un mese […] e Giani ne fa aggiornare la data. […]

“La mattina del giorno seguente, martedì 20 giugno, allo stesso trattamento subito dal dottor Milone fu sottoposto l’altro Revisore Aggiunto, il dottor Ferruccio Panicco, che era rientrato il giorno prima da New York e che era appena giunto in Vaticano, ignaro di tutto, da Torino: L’interrogatorio stavolta si svolse presso la Gendarmeria e non nell’Ufficio, ancora totalmente devastato. […]

“Diffusa dalla Sala Stampa del Vaticano, la notizia è stata data mettendo l’accento sulla rinuncia volontaria all’incarico da parte del Revisore e, subito dopo, del suo vice Panicco. […]

“Ovviamente, come enorme era stato l’impatto mediatico della nomina a Revisore, enorme fu quello delle improvvise ed immotivate dimissioni sia del Revisore Generale che del suo Aggiunto: tra l’altro, tre giorni dopo – il 22 giugno – era prevista nei giardini vaticani una cena di gala per i 350 partecipanti al World Meeting di Deloitte nel corso della quale il dott. Milone avrebbe dovuto fare un discorso quale ‘padrone di casa’ e quale ex Chairman e Ceo di Deloitte Italy. […]

“Il 24 settembre 2017 il dott. Milone – a fronte di malevole insinuazioni fatte circolare sulle ragioni delle sue dimissioni – rilascia un’intervista al Corriere della Sera, a Sky TG24, a Reuters e al Wall Street Journal, nella quale spiega che in Vaticano esiste una forte lobby affarista (e non solo) che circonda il Papa e lo isola. […]

“Lo stesso 24 settembre è S.E. Rev.ma Angelo Becciu a replicare: ‘Milone è andato contro tutte le regole e stava spiando le vite private dei suoi superiori e dello staff, incluso me. Se non avesse accettato di dimettersi, lo avremmo perseguito in sede penale’.

“Anche se più ovattata, di analogo conio la dichiarazione ufficiale della Sala Stampa Vaticana: ‘La Santa Sede prende atto con sorpresa e rammarico delle dichiarazioni rilasciate dal dottor Libero Milone, già Revisore Generale. In questo modo egli è venuto meno all’accordo di tenere riservati i motivi delle sue dimissioni dall’Ufficio. Si ricorda che, in base agli statuti, il compito del Revisore Generale è quello di analizzare i bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate. Risulta purtroppo che l’Ufficio diretto dal dott. Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede. Questo, oltre a costituire un reato, ha irrimediabilmente incrinato la fiducia riposta nel dottor Milone, il quale, messo davanti alle sue responsabilità, ha accettato liberamente di rassegnare le dimissioni. Si assicura, infine, che le indagini sono state condotte con ogni scrupolo e nel rispetto della persona’. […]

“Dopo l’intervista rilasciata a settembre 2017, il dottor Milone ha avuto modo di incontrare più volte, in via riservata e al di fuori delle mura Leonine, il Segretario di Stato, S. E. Rev.ma Card. Parolin. […]

“Il dott. Milone espresse al Segretario di Stato il suo fermo proposito di reagire a tutela del suo onore e della sua immagine infangati da accuse false e infamanti, ed il Cardinale Parolin disse che una possibile soluzione […] poteva essere trovata attraverso il Promotore di Giustizia. […] Effettivamente, il prof. Milano – unitamente al suo aggiunto prof. avv. Roberto Zannotti – incontrò, il 10 novembre 2017, il dott. Milone e i suoi legali, ma riferì loro di essere in grado di dire soltanto che, in quel momento, la situazione era ‘congelata’. Richiesto di spiegare il senso di quella parola, rispose che non era in grado, sapeva solo che per il momento tutto doveva restare immobile. Solo recentemente il dott. Milone ha appreso, da S.E. Rev.ma Card. Parolin, che il Santo Padre aveva imposto il segreto Pontificio sulla vicenda delle sue ‘dimissioni’. […]

“Nei mesi successivi ripetuti sono stati gli incontri con S.E. Rev.ma Card. Parolin, sempre molto cordiali ma inconcludenti: anche dopo il rinvio a giudizio di S.E. Rev.ma Angelo Becciu il Segretario di Stato ha mantenuto lo stesso atteggiamento, ora impegnandosi ad inoltrare al Papa lettere in cui il dott. Milone chiedeva di essere ricevuto, ora genericamente esprimendo l’auspicio di un esito non giudiziario della vicenda. […]

“Con lettera del 22 maggio 2018 il dott. Milone […] sollecitava ancora una volta un incontro con il Papa, il quale, in occasione di un’allocuzione natalizia del dicembre 2017 ai Cardinali, si era espresso, indirettamente, sulla sua vicenda, attraverso la lettura di un testo in cui erano accumulate tutte le falsità della Gendarmeria, delle quali, evidentemente, l’allocuzione era stata infarcita dal suo ‘speech writer’”.

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Ed eccoci tornati al discorso prenatalizio di papa Francesco citato all’inizio. Con risolto l’enigma su chi fossero per lui gli “approfittatori della maternità della Chiesa” che “quando vengono delicatamente allontanati, si autodichiarano martiri del sistema”.

Va aggiunto che il 19 maggio 2022, nel processo in corso in Vaticano sul malaffare di Londra ma non solo, in cui è coimputato, il cardinale Becciu ha dichiarato – dopo aver premesso di essere stato autorizzato da papa Francesco a parlare – di non avere “alcuna responsabilità attorno alle dimissioni” di Milone, essendosi limitato “ad eseguire un ordine ricevuto dal Santo Padre, assunto in piena autonomia”. “Il papa mi chiamò – ha proseguito Becciu – e mi disse: ‘Eccellenza, le chiederei di chiamare il dottor Milone e dirgli che non gode più della fiducia del Santo Padre e deve rendere le dimissioni’. Chiamai al mattino lo stesso Milone e gli comunicai la decisione del papa”.

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