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I sofismi di Rocco Buttiglione

In una recente intervista a Vatican Insider, Rocco Buttiglione critica i firmatari della Correctio filialis e intende mostrare che Amoris Laetitia è un testo perfettamente in linea con l’insegnamento di sempre della Chiesa. Rocco Buttiglione è un filosofo cattolico che si è distinto per la sua aderenza al magistero nel passato. Merita perciò il nostro rispetto. Ciò non toglie tuttavia che, per amore della verità, non posso fare a meno di sottolineare alcuni errori nel suo ragionamento, che ricorre a fallacie logiche. Amicus Buttiglione sed magis amica veritas. 

Vediamo una fallacia molto significativa. 
Soffermandosi sul conflitto tra coscienza e legge, Buttiglione fa le seguenti affermazioni: 
“La coscienza riconosce di non essere in regola con la legge. La coscienza però sa anche di avere iniziato un cammino di conversione. Uno va ancora a letto con una donna che non è sua moglie ma ha smesso di drogarsi e di frequentare prostitute, si è trovato un lavoro e si prende cura dei suoi figli. Ha il diritto di pensare che Dio sia contento di lui, almeno in parte (san Tommaso direbbe: secundum quid). Dio non è contento dei peccati che continua a fare. È contento delle virtù che inizia a praticare e naturalmente si aspetta che faccia domani degli altri passi in avanti.” 

Cerchiamo di capire di cosa si sta parlando. Secondo la maggior parte degli interpreti, il pressoché inintelligibile paragrafo 303 di Amoris Laetitia sostiene che in una certa situazione irregolare, Dio potrebbe chiedere a una coppia un comportamento diverso dal rispetto dei suoi comandamenti, se questa coppia è in un processo di conversione. 

In concreto, se una coppia adultera inizia a incontrare un prete che non li invita a cambiare vita, questo semplice incontro può essere classificato come “discernimento” e va considerato come inizio di un processo di conversione. Quello che Buttiglione non chiarisce è che ci sono due stati possibili e fra loro contraddittori: o l’essere in grazia di Dio, o il non essere in grazia di Dio. La grazia santificante è infatti una qualità che inerisce nell’essenza dell’anima secondo san Tommaso d’Aquino ( Summa theologiaeIª-IIae qu. 110 art. 1): o c’è o non c’è. Tertium non datur. 

Chiaramente se c’è, può essere presente con diversi livelli di intensità. E così anche chi è reo di peccato mortale può avere sviluppato una malizia maggiore o minore. Per questo motivo in cielo il grado di gloria dei santi è diverso. E, analogamente, la punizione dei dannati è diversa. Nel caso precedente, supponendo che una persona sia in peccato mortale per via del peccato X, se tale persona non si pente del suo peccato e cambia vita (il paragrafo 303 di Amoris Laetitia parla infatti di situazione diversa dall’ideale), ma dona altri segni di un processo di conversione (ma il paragrafo 303 è molto vago su questo punto), allora Dio guarderebbe con favore alla cosa. 

Ma la domanda è: a quale cosa Dio guarda con favore? 
Amoris Laetitia è chiarissima: Dio guarderebbe con favore alla stessa situazione irregolare di cui il peccatore non è ancora pentito. 

“A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia.

Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo” (Amoris Laetitia, n. 303). 

Secondo Amoris Laetitia, ciò che Dio guarda con favore è proprio la situazione di peccato, supponendo che ci siano segni di conversione – segni che però non sono il rifiuto del peccato (che è ancora commesso o almeno non detestato) e il cambiamento radicale di vita che ne consegue. Infatti, secondo il caso ipotetico prospettato da Amoris Laetitia, il cambiamento radicale di vita ancora non c’è ed il peccatore di tale quadro ipotetico è inevitabilmente ancora privo della grazia santificante. 

Buttiglione, per giustificare questo passaggio, utilizza quella che in gergo tecnico è chiamata fallacia dell’accidente. È vero infatti che il peccatore, in stato di peccato mortale, compie molte azioni buone: ad esempio continua a mangiare, dormire, lavorare ecc. Probabilmente potrebbe anche ancora avere la fede cattolica, perché, il concilio di Trento ha stabilito che è possibile avere la fede benché non si abbia la carità e la grazia santificante. 

Il peccatore del nostro esempio può anche praticare virtù naturali, ossia può essere coscienzioso sul lavoro, onesto, temperante, coraggioso ecc. Dio guarda chiaramente tutte queste qualità come buone. Esse però non cancellano il fatto che, globalmente, quella persona non è in grazia e, se morisse, andrebbe all’inferno.

La fallacia di Buttiglione ha essenzialmente questa forma: 
a) Tutto ciò che esiste, in quanto esiste, è buono 
b) Satana esiste 
Dunque, c) Satana è buono simpliciter

È evidente che Satana non è buono moralmente (se lo fosse, non sarebbe precipitato all’inferno). Egli è buono secundum quid, ossia nella misura in cui egli è un ente, mentre non è buono in assoluto o simpliciter. È la fallacia a dicto secundum quid ad dictum simpliciter

Allo stesso modo, nell’esempio di Buttiglione, l’argomento, relativo all’ipotetico adultero impenitente Piero, sarebbe il seguente: 
a) Tutti i buoni vanno in paradiso. 
b) Chi vince la coppa del torneo di bocce è un buon giocatore 
c) Piero ha vinto la coppa 
d) Tra tutti i giocatori di bocce, Piero è buono. 
e) Quindi, tra tutti i giocatori di bocce, Piero andrà in paradiso.

Piero è buono secundum quid, ossia come giocatore di bocce. Ma come uomo egli è ancora meritevole dell’inferno perché, secondo la nostra ipotesi, non si è convertito. 
L’intervista al professor Buttiglione segnala un salto qualitativo nelle critiche ai firmatari della Correctio filialis.

All’inizio i critici hanno impiegato insulti e argomenti ad hominemOra ricorrono ad argomenti parimenti inconcludenti, come le fallacie summenzionate, che però possiamo riconoscere con più difficoltà. La strategia di fondo è la medesima: un ricorso a tecniche sofistiche e un rifiuto di stabilire un confronto dialettico su basi puramente razionali. 

 

Luca Gili

campariedemaistre.com