Sodoma: un assist alla lobby gay nella chiesa. Gli aiutini in Vaticano - Corrispondenza romana
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Sodoma: un assist alla lobby gay nella chiesa. Gli aiutini in Vaticano

(Marco Tosatti, Stilum Curiae – 15 Febbraio 2019) La frase chiave del libro “Sodoma”, di cui ci riserviamo di parlare più avanti, dopo aver compulsato tutte le 600 pagine di quello che appare come una formidabile spallata della lobby gay ecclesiastica e non alla morale della Chiesa, a mio modestissimo parere è la seguente: “Mi sono installato a Roma, una settimana al mese, alloggiando anche regolarmente all’interno del Vaticano grazie all’ospitalità di alti prelati, che, talvolta, si rivelavano essere anche loro della parrocchia”.

Così Frederic Martel, attivista letterario per questioni e diritti LGBT, ha passato una settimana al mese all’interno dell’enclave più custodita, e inaccessibile ai comuni mortali. Senza che gli attenti guardiani delle Mura si accorgessero di nulla, e non facessero, in uno Stato che controlla e-mail e telefoni, debito rapporto ai responsabili? Senza che il Sostituto alla Segreteria di Stato, per non dirne che uno, non si stupisse, incuriosisse della frequente singolare presenza non di uno sconosciuto, ma di un autore specializzato nelle battaglie della homo liberation?

Bisogna ignorare quale sia il clima di controllo attualmente presente in Vaticano e dintorni per immaginare che la presenza mensile, consuetudinaria, all’interno delle Mura di un personaggio pubblico di quel genere sia potuto avvenire senza il beneplacito, o almeno la silenziosa tolleranza del gruppo di governo.

E d’altronde lo ammette anche Martel,quando scrive che mons. Battista Ricca, anfitrione di Santa Marta e nominato dal Pontefice prelato dello IOR, definito da Sandro Magister “il prelato della lobby gay”, che ha visto la sua carriera diplomatica bruscamente troncata per storie collegate all’omosessualità, gli insegna come entrare e muoversi, e gli dà la possibilità di alloggiare una settimana al mese in Vaticano. E incontra anche padre Spadaro, lo spin doctor comunicativo e non solo del Pontefice…C’è bisogno di aggiungere altro per capire che Sodoma fa parte di un’operazione permessa dai vertici? 

Non a caso fra i bersagli troviamo – guarda guarda…- il cardinale Raymond Leo Burke. Su di lui  ahimè per Martel non c’è nulla di concreto, se non le sue illazioni. Ma Spadaro glielo ha presentato come il grande oppositore del Papa, e i nemici dei miei amici sono miei nemici, no? Un’operazione che, a occhio e croce, si potrebbe definire un po’ disgustosa.

Come dicevo all’inizio, cercherò di leggere il libro, prima di giudicarne i contenuti. Fino ad oggi ho letto solo il prologo. E ho preso qualche appunto, che vi condivido; perché è lecito pensare che dal prologo si possa capire la rotta, e il tipo di nave che la percorre.

In larga parte il prologo è una riproposizione dell’armamentario ideologico e comunicativo della lobby omosessuale.

Per cui troviamo che ciascuno di noi o quasi è omosessuale senza saperlo; e allora, (anche in Vaticano) se lo siamo tutti non è mica un problema, esserlo, no? L’uso del termine “omofobia” – ma che cosa è esattamente, l’omofobia, se non uno strumento linguistico nebuloso  e stigmatizzante per bollare chi sostiene tesi diverse dalle sue in campo morale e sessuale? – è diffusissimo nel prologo. E infatti, dice Martel, il suo obiettivo è rivelare il sistema di omofobia presente in Vaticano. Che, detto in termini diversi, è esattamente quello che James Martin sj cerca di fare nella Chiesa. Con l’aiuto e l’appoggio dei suoi amici e protettori, come il neo-Camerlengo Kevin Farrell. 

Ma come è possibile che in un ambiente – secondo Martel – come la Chiesa, dove gli omo sono più fitti dell’uvetta nel panettone, ci sia omofobia? È colpa, ovviamente – indovinate di chi? – dei Tradizionalisti, Ipocriti, Farisei ecc. ecc.

Più un prelato è omofobo, secondo Martel, più alte sono le possibilità che sia omosessuale. Represso o no, a seconda dei casi. Insomma, è veramente un arsenale dialettico stantio, che abbiamo visto dispiegato fino alla noia nel corso degli anni. E che certamente si presta ad analisi psicologiche interessanti. 

Martel sorvola, almeno in quello che abbiamo letto finora, sugli abusi. Perché se in Stati Uniti, Cile, Honduras, Germania, Belgio gli abusi sono in percentuale dal 76 al 90 per cento di maschi  su maschi forse un problemino esiste, no? Alcune tesi sono francamente ridicole. La colpa del celibato: ma gli abusi avvengono soprattutto nelle famiglie…e le centinaia di casi nella Southern Batptist Church, appena emersi, e dove i pastori sono sposati come si spiegano? Martel attribuisce alla liberazione sessuale degli omosessuali la fine delle vocazioni: non avevano più bisogno di infilarsi nella Chiesa per esprimersi…e sostiene che senza tenere conto dell’omosessualità non si capisce la storia dei decenni passati, a cominciare dal no alla contraccezione di Paolo VI. Il che, permettetecelo, ci sembra voler ridurre la storia del mondo al foro di un ago. 

Che senso ha quest’opera, di cui la lobby filo-gay in Vaticano non può che gioire? Una commentatrice del blog ricordava, molto appropriatamente, la finestra di Overton. Il libro esce poi alla vigilia del summit delle Conferenze episcopali sugli abusi. Sarà un caso, ma dallo scandalo in Cile in poi, dove come abbiamo visto gli abusi di maschi su maschi hanno giocato un ruolo preponderante, per passare ai seminaristi dell’Honduras, al caso McCarrick, al Report del Grand Jury della Pennsylvania, alla testimonianza di mons. Viganò, ai rapporti di Germania e Belgio; bene in tutti questi mesi né il Pontefice né qualcuno dei vertici ha mai osato un sia pur tenue collegamento fra abusi e omosessualità pervasiva del clero. Una parola che sembra si abbia paura di pronunciare. Chissà perché.