Sesso, donne, potere. Le tre sfide che la Germania lancia alla Chiesa - Corrispondenza romana
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Sesso, donne, potere. Le tre sfide che la Germania lancia alla Chiesa

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(Sandro Magister, L’Espresso – 06 maggio 2020) La pandemia del coronavirus ha fatto sparire dalle cronache il “cammino sinodale” della Chiesa di Germania. Ma questo intanto va avanti. E su di esso non solo la Chiesa tedesca, ma la Chiesa cattolica universale gioca il suo futuro.

Il sinodo ha tenuto la sua prima sessione a Francoforte, dal 30 gennaio al 1 febbraio. E la messa inaugurale, officiata dal cardinale di Monaco Reinhard Marx, ne ha fornito il ritratto, con vescovi, sacerdoti e laici, uomini e donne, mescolati nella navata, disposti in ordine alfabetico, esattamente come nell’assemblea sinodale dove ciascuno dei 230 delegati vota alla pari degli altri e i vescovi sono minoranza.

La sessione d’apertura ha confermato quello che già si sapeva. Che anche tra i vescovi i dissenzienti si contano sulle dita di una mano. A contestare il paventato slittamento verso un modello di Chiesa protestante sono rimasti il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, e i vescovi Rudolf Voderholzer di Ratisbona, Stefan Oster di Passau, Gregor Maria Hanke di Eichstätt e Wolfgang Ipolt di Görlitz.

Tutti gli altri, cioè la maggioranza schiacciante dell’assemblea sinodale, sono invece orientati a dei cambiamenti sostanziali della dottrina e della pratica cattoliche nei quattro ambiti che saranno oggetto di delibera: i poteri nella Chiesa, il sacerdozio, le donne e la morale sessuale.


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È vero che le delibere finali avranno un effetto differenziato: di immediata applicazione se di incidenza locale; sottoposte a un’approvazione del papa se di interesse più generale; demandate a un concilio ecumenico se da applicarsi a tutta la Chiesa su questioni della massima rilevanza.

Ma in ogni caso, se ad esempio il sinodo tedesco approverà il conferimento degli ordini sacri alle donne, questa e altre delibere resteranno vive anche senza l’approvazione del papa, come una permanente sfida alla Chiesa universale lanciata da un’influente porzione di essa.

Il sinodo tornerà a riunirsi in settembre, quando i quattro forum di 35 membri ciascuno ai quali sono stati affidati i quattro temi all’ordine del giorno sottoporranno all’assemblea le loro indicazioni.


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Intanto però già ci sono dei documenti preparatori, elaborati l’autunno e l’inverno scorsi in quattro pre-forum. I testi integrali – per complessive 90 pagine – sono disponibili in tedesco sul sito ufficiale synodalerweg.de e in italiano sulla rivista “Il Regno” del 1 marzo 2020.

Ecco qui di seguito un’antologia di tre di questi quattro documenti, sui punti di maggiore rottura.

 


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Potere

“La parità di genere deve essere realizzata a tutti i livelli. Per l’accesso ai servizi pastorali, anche al ministero diaconale, presbiterale ed episcopale, non può essere esclusa”.

“L’ordinamento istituzionale legato a una gerarchia come ‘potere sacro’ è dovuto non tanto a una necessità cattolica, quanto piuttosto a un pregiudizio mentale antimoderno”.

“In questo contesto occorre chiarire anche l’accesso al ministero ordinato. Nel cammino sinodale si deve discutere apertamente sui preti sposati e sull’accesso delle donne a questi ministeri, compreso il ministero ordinato”.

“All’occupazione di posizioni di governo nella Chiesa devono partecipare rappresentanti, uomini e donne, del popolo della Chiesa scelti mediante consultazioni ed elezioni”.

“Per la designazione del vescovo vale il principio fondamentale della Chiesa antica: ‘Ciò che riguarda tutti, deve anche essere deciso da tutti’. Per le consultazioni e le elezioni occorre una partecipazione qualificata obbligatoria non solo di chierici, ma di tutto il popolo di Dio appartenente a una Chiesa locale”.

“Per tutte le posizioni di governo si dovrebbero introdurre processi di scelta sotto forma di elezioni e deliberazioni con la partecipazione di tutto il popolo di Dio, adeguatamente rappresentato da eletti”.

“Tutti coloro che esercitano ruoli direttivi devono essere controllati e tenuti a rendere conto, sia a organi scelti democraticamente, sia anche a una giurisdizione indipendente”.

Donne

“L’evidente discrepanza fra la posizione dei documenti magisteriali e l’argomentazione unanime della teologia scientifica sulla questione della chiamata femminile all’apostolato ministeriale è uno ‘skandalon’ che deve essere superato per amore della credibilità dell’annuncio del Vangelo della Pasqua”.

“Si percepisce una discrepanza fra la pari dignità dell’uomo e della donna, continuamente sottolineata nelle dichiarazioni della Chiesa, e la partecipazione di fatto non paritaria delle donne alla vita della Chiesa nella corresponsabilità ministeriale”.

“Nella percezione pubblica e anche in quella interna alla Chiesa esiste una notevole differenza fra le dichiarazioni di teologhe e teologi sulla possibilità della chiamata anche di donne ai servizi e ministeri della Chiesa e la recezione di queste conoscenze da parte del magistero della Chiesa. In tempi recenti si sono organizzate manifestazioni di protesta anche a livello di comunità cristiane (per esempio da parte di associazioni femminili e del movimento Maria 2.0). Questi processi devono essere presi molto seriamente come espressioni del ‘sensus fidelium’. Se questo non avviene si può giungere a una divisione dall’esterno della Chiesa cattolica, che già s’intravvede all’interno”.

“Nella ricerca teologica non si concorda su quanto sia vincolante l’affermazione nella lettera apostolica ‘Ordinatio sacerdotalis’ di papa Giovanni Paolo II secondo cui l’esclusione delle donne dal ministero sacramentale deve essere ‘definitive tenendam’, ossia una decisione alla quale devono ‘attenersi in modo definitivo’ tutti i fedeli. […] Al riguardo bisogna considerare la tematica fondamentale dello sviluppo dei dogmi […] e valutare anche quale importanza teologica ha la percezione della non ricezione di un’opinione del magistero nel popolo di Dio”.

“Un ulteriore sviluppo del ministero dell’annuncio può portare ad affidare a donne e uomini dipendenti o volontari il compito della predica, del battesimo, dell’assistenza al matrimonio, della benedizione dei malati e del funerale. Questo già avviene in molte diocesi”.

“Le domande sull’opportunità di una decisione dottrinale nel contesto della Chiesa universale devono essere separate dalla domanda di principio sulla legittimità teologica dell’argomentazione. Quello che occorre motivare non è l’ammissione delle donne al ministero ordinato sacramentale, ma la loro esclusione”.

“Le donne devono partecipare in numero apprezzabile alle consultazioni e decisioni della assemblee dei vescovi a livello mondiale, almeno con diritto di voto”.

“In tempi recenti vi sono state le decisioni delle associazioni di donne cattoliche in Germania (KFD e KDFB), nonché del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZDK), in cui sulla base di argomentazioni teologiche si evidenzia la necessità di una partecipazione delle donne a tutti i ministeri ordinati. Queste decisioni e le loro motivazioni dovrebbero essere valutate e apprezzate nel cammino sinodale e inserite in un dialogo sinodale aperto e fruttuoso con la Chiesa universale e il magistero papale. Come indica papa Francesco, si tratta di esercitare insieme il ‘sentire cum ecclesia’, sentire le vere richieste della comunione di fede cristiana”.

Sesso

“Rivolgere lo sguardo a ciò che avviene fra coloro che si amano oggi […] può persino significare fiutare l’opera dello Spirito e l’azione di Dio in luoghi insoliti”.

“I postulati normativi dell’attuale morale sessuale cattolica contraddicono le conoscenze delle scienze umane sulle molteplici dimensioni di significato della sessualità umana”.

“La morale sessuale cattolica viene percepita come pura ‘morale del divieto’, e i suoi argomenti e il suo linguaggio vengono giudicati incomprensibili e lontani dalla vita reale. Inoltre il divieto della Chiesa di riconoscere socialmente e giuridicamente le coppie omosessuali viene giudicato come una discriminazione basata sull’orientamento sessuale”.

“La visione pessimistica agostiniana della sessualità continua a influenzare le dichiarazioni del magistero (‘Humanae vitae’, Catechismo della Chiesa cattolica). […] Anche la ‘teologia del corpo’ di Giovanni Paolo II, che voleva essere un approfondimento personalistico della dottrina sessuale, non dà risposte a questi ambiti della sessualità umana. […] Nelle singole dichiarazioni del magistero riguardo alla sessualità pre-matrimoniale ed extra-matrimoniale, come anche all’autoerotismo, continua a dominare la valutazione negativa del piacere sessuale. […] Le prime indicazioni utili si trovano nella ‘Amoris laetitia’ [di papa Francesco]”.

“La pianificazione familiare, anche con l’aiuto di mezzi artificiali di regolazione del concepimento, non rappresenta un atto ostile alla vita, ma sostiene il diritto di una coppia di decidere responsabilmente sul numero dei figli, sul distanziamento delle nascite e sul mezzo concreto di pianificazione familiare”.

“Anche gli atti omosessuali realizzano valori di significato positivi se sono espressione di amicizia, affidabilità, fedeltà e sostegno di vita”.

“A causa di svariate situazioni di vita, non tutte le persone possono entrare in una forma piena di relazione di coppia. Restare continenti in queste situazioni di vita, spesso non scelte liberalmente, rappresenta per molte persone una richiesta eccessiva”.

“Occorre riconoscere senza riserve le unioni di vita omosessuali e rinunciare a squalificare moralmente la loro pratica sessuale”.

“Le persone non devono avere solo il diritto di dire no ad atti sessuali che non vogliono, ma anche il diritto di dire sì ad atti sessuali che vogliono e di scegliere chi amano”.

“In questo contesto esiste nei cattolici tedeschi una chiara tendenza a vedere il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e la loro parità di trattamento rispetto al matrimonio come un dettame della giustizia. […] Se le relazioni nelle quali si vivono valori come amore, amicizia, affidabilità, fedeltà, dedizione reciproca meritano riconoscimento dal punto di vista morale, allora si deve riflettere anche su un riconoscimento liturgico delle stesse. […] Molti pensano che sia giusto e positivo offrire un rito di benedizione anche a coppie omosessuali”.