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Sentenza di morte per il detenuto Vincent Lambert

(Wanda Massa, Il Nuovo Arengario – 28 aprile 2019) Mercoledì 24 aprile 2019, con quasi un mese di ritardo rispetto alla data prevista, il Consiglio di Stato francese ha confermato la sentenza del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne decretando la morte per fame e per sete di Vincent Lambert (di cui ci siamo già occupati in due precedenti articoli https://www.ilnuovoarengario.it/vincent-lambert-condannato-a-morte-in-francia-come-terri-schiavo-negli-stati-uniti/ e https://www.ilnuovoarengario.it/un-rosario-per-vincent-lambert-e-per-il-futuro-delleuropa/).

E’ l’ultimo, tragico capitolo di uno spietato accanimento eutanasico non solo per il quarantaduenne francese, per i suoi genitori, i fratelli e le sorelle che lo sostengono, per gli amici e gli oltre 110.000 firmatari della petizione in sua difesa (http://www.jesoutiensvincent.com/lappel/signez-lappel/ ), ma anche nei confronti dei migliaia di pazienti, che in Francia vivono nelle sue stesse condizioni.

Per rendersene conto è sufficiente rileggere l’autorevole dichiarazione pubblicata su Le Figarò, esattamente un anno fa (http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2018/04/18/31003-20180418ARTFIG00261-l-appel-de-70-medecins-il-est-manifeste-que-vincent-lambert-n-est-pas-en-fin-de-vie.php) da 70 medici e professionisti con esperienza pluridecennale nella cura di persone cerebrolese in stato vegetativo o iporelazionale (EVC-EPR), di cui riportiamo qualche significativo stralcio:

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Vincent Lambert non è in fin di vita: è sì in stato iporelazionale, e cioè non è in coma, ma non richiede alcuna misura di rianimazione e ha capacità di deglutizione e vocalizzazione.

La sua sopravvivenza nelle condizioni e nel contesto che lo circondano – disintegrazione famigliare, procedure giuridiche interminabili, scatenamento mediatico, assenza di progetto di vita con abbandono di ogni rieducazione o uscita o momento in sedia a rotelle, isolamento sensoriale e relazionale nella sua camera, dov’è rinchiuso a chiave da quattro anni… – testimonia anzi ai nostri occhi la sua tenace pulsione di vita.

[…]

Come non tenere conto del fatto che il signor Lambert è sopravvissuto nel 2013 a trentuno giorni senza alimentazione e con un’idratazione ridotta al minimo, mentre per la nostra unanime esperienza questo fatto è incomprensibile con una volontà di morte? Quando non vogliono più vivere, questi pazienti muoiono in pochi giorni, a volte in poche ore.

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E, alla luce delle condizioni fisiche del tetraplegico francese e dell’abbandono terapeutico in cui è costretto a vivere, in scienza e coscienza, i 70 specialisti traggono le seguenti conclusioni, completamente ignorate dai giudici:

  1. Noi denunciamo le condizioni di vita imposte al signor Vincent Lambert: allettamento permanente, assenza di momenti in sedia a rotelle, assenza di uscite, reclusione a chiave nella sua stanza, assenza di programma rieducativo di manutenzione, assenza di rieducazione della deglutizione, limitazione delle visite, tutte misure che si oppongono al mantenimento di una vita sociale e affettiva, fondamentale per queste persone. Tali condizioni, tanto incomprensibili quanto inammissibili, assomigliano a un’incarcerazione prolungata, indegna del suo stato, della sua persona, dei suoi familiari. Esse ci appaiono contrarie ad ogni etica e deontologia mediche.
  2. Non riusciamo a comprendere che in nessun momento di questa terribile storia e davanti a una decisione tanto grave sia stato sollecitato il parere di una équipe esperta. Grave perché non ha altra finalità se non quella di provocare la morte di un uomo che non è in fin di vita e il cui stato di handicap pare stabilizzato, e ciò perfino con una procedura collegiale. Né l’équipe medica che ha in carico il signor Vincent Lambert, all’inizio di questa situazione, né le diverse istanze di Giustizia – quali si vogliano, per quante ne siano state sollecitate – sono giunte a una simile considerazione, che pure è frutto di comune buonsenso.
  3. Auspichiamo che il signor Vincent Lambert, il quale non è in fin di vita, benefici di una presa in carico conforme allo spirito della circolare del 3 maggio 2002. Per questo, egli dev’essere trasferito in un’unità dinamica dedicata ai pazienti EVC-EPR, che gli proponga un progetto di vita di qualità.

E’ evidente che Vincent Lambert non è più considerato una persona, ma, come la nostra Eluana Englaro, è diventato una bandiera ideologica per estendere l’applicazione dell’eutanasia in Francia (legge Leonetti-Claeys), allineandola alle nazioni più mortifere, quali Olanda, Belgio e Inghilterra.

Gli ospedali, nati nell’oscuro Medioevo, come frutti concreti della carità cristiana, nella società post illuminista si sono di fatto trasformati, per pazienti le cui vite siano giudicate indegne di essere vissute, in luoghi detenzione in attesa dell’esecuzione capitale.

Siamo di fronte all’assurdo di una società, dove ci si indigna per gli animali detenuti negli zoo o per le condizioni dei polli in batteria, mentre si considera legittimo condannare a morte un uomo innocente per fame e per sete.

Il 1/1/2012 l’Unione Europea ha imposto a tutti gli stati aderenti l’osservazione di diverse norme a tutela del benessere psicofisico delle galline ovaiole (attuazione della direttiva 1999/74/CE) con quel rigore e dettaglio per i particolari, a cui ci hanno abituato i burocrati dell’UE.

Sarebbe sufficiente e auspicabile che ai tetraplegici europei fosse garantita la stessa dignità delle galline ovaiole: adeguata alimentazione, idratazione e possibilità di razzolare all’aperto, ma evidentemente questi handicappati sono considerati semplicemente un peso per lo stato ed il migliore interesse della società neo pagana è quello di sopprimerli.

Nel best interest di qualcun altro, camuffato dietro la solita maschera buonista della morte dignitosa.

I legali dei genitori di Vincent Lambert hanno dichiarato che sono stati depositati due ricorsi presso la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) e presso il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

E’ davvero un tentativo disperato, con scarsissime possibilità di successo, come ha osservato Nicolas Hervieu, specialista in diritto europeo, che su Le Monde ha dichiarato che «è altamente probabile che la CEDU rifiuti molto rapidamente la domanda, forse entro qualche giorno, perché la sua sentenza su questo soggetto, stabilita in occasione della prima decisione nel caso Lambert il 5 giugno 2015, è chiara».

Mentre un’eventuale decisione favorevole espressa dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità non sarebbe vincolante per il governo francese.

Prepariamoci dunque a vivere un altro calvario come quello toccato a Terri Schlinder, Eluana Englaro, Charlie Gard e Alfie Evans – per limitarsi ai nomi più noti –  sacrifici umani all’altare dell’ideologia di morte, che sta conducendo al suicidio dell’Occidente.

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