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Santa Sede: risposte curiose e lettere infuocate, ma anche eloquenti

(Giuseppe Rusconi, Rossoporpora – 7 ottobre 2018) Nelle ultime ore il ‘caso’ Bergoglio-Viganò ha conosciuto nuovi, pubblici sviluppi. Ieri, sabato 6 ottobre, la Santa Sede ha pubblicato un comunicato in materia (ma senza citare il nunzio emerito); oggi, domenica 7 ottobre, abbiamo invece potuto conoscere – tramite una ‘lettera aperta’ – la reazione del cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, a quanto dichiarato a suo riguardo da mons. Carlo Maria Viganò in uno scritto datato 29 settembre e apparso due giorni prima in contemporanea sul blog di Aldo Maria Valli (www.aldomariavalli.it ), su Lifesite News (area anglofona) e su Infovaticana (area ispanica).

Prima di proporre qualche osservazione su alcuni contenuti sia del comunicato della Santa Sede che della ‘lettera aperta’ del card. Ouellet, vorremmo illustrare a chi ci legge un paio di esempi clamorosi dell’ira di Santa Marta e di determinati ambienti vaticani contro Carlo Maria Viganò e chi lo fiancheggia nella sua azione di denuncia.

Il primo esempio è offerto da Stefania Falasca, turiferaria della Casa distaccata presso Avvenire. Non è la prima volta, naturalmente, che ci occupiamo di cronache e commenti della simpatica curvaiola… ma, con quel che scrive, come facciamo a trascurarla? Stavolta, in data 30 settembre, ha colto l’occasione della richiesta papale al popolo cattolico – per tutto il mese di ottobre – di recitare sia il Rosario (concludendolo con la preghiera di papa Leone XIII a San Michele Arcangelo) sia l’antifona mariana Sub tuum presidium. Sul foglio dei vertici della Cei (a pagina 21) anche la Falasca lancia il suo grido di battaglia contro le potenze infernali: mollare proprio non si può.  Introduzione esplicativa: “Michele, citato nella Bibbia nel libro di Daniele come primo dei custodi del popolo d’Israele e definito arcangelo nella lettera di Giuda e nel libro dell’Apocalisse, è colui che conduce gli altri angeli alla battaglia contro il drago, il demonio, e lo sconfigge”. E ora, fuori la spada …nel nome di Dante Alighieri: “I fatti di questa lotta sono ora sotto gli occhi di tutti: l’uso strumentale dello scandalo pedofilia, utilizzato per battaglie di potere nella Chiesa, la martellante messa in stato d’accusa del Pontefice che ad altro non richiamano se non agli scenari delle ultime bolge dell’inferno dantesco, come quelle degli scismatici e dei seminatori di discordie, e più giù ancora dei falsari della parola e dei traditori, dove in quelle plaghe, “sozzamente” piene di anime mutilate, “si paga il fio/ a quei che scommettendo acquistan carco”, che così pagano nel creare divisioni e discordie tra le persone”. 

Qui la Falasca si riferisce ai versi seguenti dell’Inferno dantesco (canto XXVII, 133-136), con il  Poeta e Virgilio che raggiungono il ponte sovrastante la nona bolgia, quella dei “seminatori di discordie” e degli scismatici. “Noi passamm’oltre (lasciammo Guido da Montefeltro), e io e ’l ducamio/ su per lo scoglio infino in su l’altr’arco/che cuopre ’l fosso in che si paga il fio/ a quei che scommettendo acquistan carco” (che sovrasta la bolgia in cui scontano la pena coloro che, dividendo, si fanno carico del grave peccato). I seminatori di discordie sono squartati e appaiono (Inferno XXVIII, 103-106) “sozzi” come il fiorentino Mosca Lamberti: “E un ch’avea l’una e l’altra man mozza/, levando i moncherin per l’aura fosca/ sì che ‘l sangue facea la faccia sozza/, gridò…”. In sostanza la pia e misericordiosa Falasca si augura che Carlo Maria Viganò e quelli che condividono modi e/o contenuti del suo memoriale – più in generale i critici di papa Francesco -scontino il loro ‘delitto’ giù giù vicino a Lucifero, nel più profondo dell’Inferno, mutilati e grondando sangue per l’eternità.

Il secondo esempio ci viene invece da una serie di appellativi con cui è etichettato Carlo Maria Viganò da un chierico vaticano (tutto fa pensare che lo sia… lo stile, le informazioni di cui sicuramente è in possesso, l’indignazione vera o finta per il memoriale, il compiacimento nel ferire, il palese rancore covato forse da tempo e trasformatosi in vero e proprio odio…) in una missiva inviata a diversi indirizzi. La missiva è scritta in spagnolo (non sappiamo se sia una scelta artificiosa): alcuni appellativi sono di immediata comprensione, altri di comprensione intuitiva, per altri ancora… cercate sul vocabolario!

Il chierico rileva che mons. Viganò, tornato a Roma da Washington, “del despecho pasó a la venganza, de la frustración a la traición”. Scrisse allora il memoriale pubblicizzato il 26 agosto 2018: “Leyendo las once páginas de su panfleto-papiro aparece todo menos las dos palabras que son la clave de su desvarío, de su locura, demencia, folía, delirio, insania, aberración, extravío, disparate, frenesí, chifladura, desatino, paranoia, sinrazón, monstruosidad”.

Carlo Maria Viganò, evidenzia il chierico, “en sus manos tiene todo un arsenal explosivo para acusar, desacreditar, infamar, denigrar, vituperar , enlodar, deshonrar, desprestigiar, poner en la picota,  estigmatizar, vilipendiar,  difamar, manchar, afrentar, criminalizar, calumniar, avergonzar, ofender, ultrajar, zaherir, despreciar, envilecer, sambenitar al más pintado”.

Perciò di Carlo Maria Viganò, continua sempre lo stesso chierico, si può dire: “Un sacerdote, un diplomático, un nuncio que traiciona al Papa es sencillamente un traidor deleznable, pérfido, ruin, protervo, execrable, bellaco, viperino, infame, detestable, repelente, infausto, fementido, desgraciado, perdido, maligno, endemoniado, infernal, satánico, diabólico”.

Conclusione, che eleva il chierico all’altezza (letteraria) di Stefania Falasca: “Carlo María Viganò ¿tú no lo sabias? Pues incluso la ignorancia no te justifica ni exime: eres reo de alta traición”. Insomma: prima lo si cattura e meglio è… un bel focherello e poi, giù, là dov’è pianto e stridor di denti.

Dopo la pubblicazione delle accuse riguardanti la condotta dell’Arcivescovo Theodore Edgar McCarrick, il Santo Padre Francesco, consapevole e preoccupato per lo smarrimento che esse stanno causando nella coscienza dei fedeli, ha disposto che venga comunicato quanto segue: Notiamo che qui si ha una nuova conferma ufficiale del turbamento che il memoriale di mons. Viganò (mai citato nel comunicato) ha provocato nel mondo cattolico.

Nel settembre 2017, l’Arcidiocesi di New York ha segnalato alla Santa Sede che un uomo accusava l’allora Cardinale McCarrick di aver abusato di lui negli anni Settanta. Il Santo Padre . ha disposto in merito un’indagine previa approfondita, che è stata svolta dall’Arcidiocesi di New York e alla conclusione della quale la relativa documentazione è stata trasmessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel frattempo, poiché nel corso dell’indagine sono emersi gravi indizi, il Santo Padre ha accettato le dimissioni dell’’Arcivescovo McCarrick dal Collegio cardinalizio, ordinandogli la proibizione dell’esercizio del ministero pubblico e l’obbligo di condurre una vita di preghiera e di penitenza. Sembrerebbe che il ‘caso’ sia nato veramente solo nel settembre del 2017, su segnalazione dell’Arcidiocesi di Nuova York (dopo un articolo del New York Times).

La Santa Sede non mancherà, a tempo debito, di rendere note le conclusioni del caso che coinvolge l’Arcivescovo McCarrick. Qui c’è la conferma che la ‘strategia del silenzio’, pubblicamente scelta e giustificata da papa Francesco (con paragoni richiamanti il silenzio di Gesù davanti alla ‘multa di cani selvaggi’ e di fronte a Ponzio Pilato), è fallita. Però per una risposta esaustiva bisogna ancora attendere.

Anche in riferimento ad altre accuse portate contro l’ecclesiastico, il Santo Padre ha disposto di integrare le informazioni raccolte tramite l’investigazione previa con un ulteriore accurato studio dell’intera documentazione presente negli Archivi dei Dicasteri e Uffici della Santa Sede riguardanti l’allora Cardinale McCarrick, allo scopo di appurare tutti i fatti rilevanti, situandoli nel loro contesto storico e valutandoli con obiettività. Si ammette qui che ci sono “altre accuse” contro McCarrick. Papa Francesco ha dunque disposto di investigare ulteriormente “per appurare tutti i fatti rilevanti”, ma – e questa è una specificazione di non poco conto – “situandoli nel loro contesto storico e valutandoli con obiettività”. Situandoli nel loro contesto storico? Uno potrebbe pensare che la Santa Sede metta già le mani avanti per relativizzare, minimizzare quanto eventualmente accaduto. La contestualizzazione come grimaldello di una possibile falsa e sciagurata misericordia?

La Santa Sede è consapevole che dall’esame dei fatti e delle circostanze potrebbero emergere delle scelte che non sarebbero coerenti con l’approccio odierno a tali questioni. Tuttavia, come ha detto Papa Francesco, «seguiremo la strada della verità, ovunque possa portarci» (Filadelfia, 27 settembre 2015. Qui si prepara il terreno a conclusioni dirompenti, in parziale contraddizione con quanto detto poco prima a proposito di contestualizzazione e dunque di minimizzazione dei fatti eventualmente accaduti.

Sia gli abusi sia la loro copertura non possono essere più tollerati e un diverso trattamento per i Vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta infatti una forma di clericalismo mai più accettabile. Una forma di clericalismo o anche di qualcosa di peggio? Sembra ormai che il povero ‘clericalismo’ sia ormai il termine più utilizzato quando nella Chiesa avviene qualcosa di intollerabile. Troppo comodo additare il ‘clericalismo’ come l’origine principale di tutti i mali nella Chiesa: non sarà che si vuole evitare di usare termini più concreti e più crudi (che farebbero stracciare le vesti ai catto-fluidi all’interno della Chiesa)?

Oggi, domenica 7 ottobre, è la festa della Madonna del Rosario, istituita – dopo che il 7 ottobre 1571 l’armata cristiana aveva sbaragliato gli ottomani a Lepanto – da papa Pio V come festa della Madonna della Vittoria, dicitura mutata poi nell’odierna denominazione dal successore Gregorio XIII. Verso le 10.30 la Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicizzato una ‘lettera aperta’ del cardinale Marc Ouellet (con il consenso di papa Francesco) al nunzio emerito Carlo Maria Viganò, che in un passaggio di uno scritto reso noto il 27 settembre l’aveva esortato a confermare quanto gli aveva detto sull’allora cardinale McCarrick.

Questo il passaggio dello scritto di Carlo Maria ViganòVorrei fare un appello speciale al cardinale Marc Ouellet, perché con lui come nunzio ho sempre lavorato in grande sintonia e ho sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti. Ricorderà quando, ormai terminata la mia missione a Washington, mi ricevette la sera nel suo appartamento a Roma per una lunga conversazione. All’inizio del pontificato di papa Francesco aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato con coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!

Il prefetto della Congregazione per i vescovi replica oggi con una lunga lettera a Carlo Maria Viganò e, scorrendo l’immediata reazione entusiasta del Turiferario cadetto del sito bergogliano Vatican Insider, si scopre che il porporato franco-canadese, rispondendo “per le rime”, avrebbe posto “una pietra tombale sul ‘caso Viganò’ (qui traspare il compiacimento del Turiferario cadetto, che promette bene…). Se però si legge con attenzione la missiva, la realtà appare un po’ diversa: oltre alla severa e ripetuta censura – che a volte diventa non trattenuta indignazione, vera e propria invettiva – dell’agire di Viganò, oltre all’esaltazione delle virtù di papa Francesco, appaiono anche alcune ammissioni di non poco conto che inducono a ritenere che la locuzione “pietra tombale” sia al momento solo una pura e semplice illusione da Turiferario cadetto.

 

Quali le ammissioni di Marc Ouellet?

Veniamo ai fatti. Tu ( NdR: si rivolge a Carlo Maria Viganò) dici di aver informato Papa Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick nell’udienza che ha concesso a te, come a tanti altri rappresentanti pontifici da lui allora incontrati per la prima volta in quel giorno. Immagino l’enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell’occasione su molte persone e situazioni. Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico. Il card. Ouellet qui de facto concede che il nunzio Viganò il 23 giugno 2013 abbia informato papa Francesco sul ‘caso’ McCarrick. Però scrive che non si può pretendere che Jorge Mario Bergoglio si sia veramente interessato a quanto Viganò diceva, dato il numero di nunzi (con relative informazioni) ricevuti quel giorno e dato che il cardinale ormai era un arcivescovo emerito di 82 anni. Qui la difesa di Ouellet appare assai debole. Si può immaginare che papa Francesco non ricordi la risposta di un nunzio a una domanda da lui stesso posta su una persona precisa, nonché cardinale di Santa Romana Chiesa? Si può immaginare che, considerato l’argomento molto delicato e la sua memoria fin qui dimostratasi molto buona e selettiva, il Papa abbia dimenticato una risposta di tale tenore? Però in questo caso è solo Jorge Mario Bergoglio che può rispondere: e finora non l’ha fatto. Eppure basterebbe dire: “Sì, Carlo Maria Viganò dice il vero sull’udienza del 23 giugno 2013” oppure “No, si sbaglia o mente”…

Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all’inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunchè di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di Vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato. Qui il card. Ouellet riconosce di aver parlato di McCarrick al nunzio Viganò. E riconosce che McCarrick “doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato”. E’ evidente che le “restrizioni” potevano essere state decretate solo da papa Benedetto XVI. La forma assunta da tali “restrizioni” non è precisata: ma in sostanza il card. Ouellet dà ragione a mons. Viganò.

È falso presentare le misure prese nei suoi confronti come “sanzioni” decretate da Papa Benedetto XVI e annullate da Papa Francesco. Dopo il riesame degli archivi, constato che non vi sono documenti a questo riguardo firmati dall’uno o dall’altro Papa, né nota di udienza del mio predecessore, il Cardinale Giovanni-Battista Re, che desse mandato dell’obbligo dell’Arcivescovo emerito McCarrick al silenzio e alla vita privata, con il rigore di pene canoniche. Il motivo è che non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua presunta colpevolezza. Di qui la posizione della Congregazione ispirata alla prudenza e le lettere del mio predecessore e mie che ribadivano, tramite il Nunzio Apostolico Pietro Sambi e poi anche tramite te, l’esortazione a uno stile di vita discreto di preghiera e penitenza per il suo stesso bene e per quello della Chiesa. Anche qui il card. Ouellet conferma che nella sostanza, sul punto preciso, il nunzio Viganò ha detto il vero: Benedetto XVI ha deciso di adottare “misure” nei confronti di McCarrick. Formalmente non risultano come “sanzioni” in senso canonico (e dunque trasposte per iscritto in documenti ufficiali), a motivo della non disponibilità “di prove sufficienti della presunta colpevolezza” di McCarrick. In ogni caso il card. Ouellet ammette di aver esortato per iscritto (sulla falsariga del suo predecessore card. Giovanni-Battista Re) il card. McCarrick “a uno stile di vita discreto di preghiera e di penitenza”. 

Come può essere che quest’uomo di Chiesa (NdR: il card. McCarrick), di cui oggi si conosce l’incoerenza, sia stato promosso a più riprese, sino a rivestire le altissime funzioni di Arcivescovo di Washington e di Cardinale? Io stesso ne sono assai stupito e riconosco dei difetti nel procedimento di selezione che è stato condotto nel suo caso. Ma senza entrare qui nei dettagli, si deve comprendere che le decisioni prese dal Sommo Pontefice poggiano sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l’oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile. Mi sembra ingiusto concludere che le persone incaricate del discernimento previo siano corrotte anche se, nel caso concreto, alcuni indizi forniti da testimonianze avrebbero dovuto essere ulteriormente esaminati. Il prelato in causa ha saputo difendersi con grande abilità dai dubbi sollevati a suo riguardo. Qui il card. Ouellet riconosce che “testimonianze” sulla pessima condotta dell’allora vescovo/arcivescovo/cardinale McCarrick erano giunte in Vaticano (vedi anche la lettera di padre Ramsey nel novembre del 2001, richiamata dall’allora Sostituto Segretario di Stato Leonardo Sandri in un’altra lettera del 2006), con indizi “che avrebbero dovuto essere ulteriormente esaminati”. Ammette anche di essersi “stupito” per le promozioni ripetute di McCarrick, in ogni caso persona che sapeva difendersi “con grande abilità dai dubbi sollevati a suo riguardo”. Forse questo è un caso in cui “abilità” non fa rima con “verità”. D’accordo anche il card. Ouellet?  

. In risposta al tuo attacco ingiusto e ingiustificato nei fatti, caro Viganò, concludo dunque che l’accusa è una montatura politica… Qui il card. Ouellet si contraddice quando parla di un attacco non solo “ingiusto”(questa è una sua valutazione legittima) ma “ingiustificato nei fatti”. Allora perché in sostanza riconosce nella stessa lettera che Viganò almeno in certi punti del suo memoriale ha detto sostanzialmente il vero? L’accusa “è una montatura politica”? Almeno in parte abbiamo visto che per lo stesso Ouellet “montatura” non è. Che poi sia “politica”, il card. Ouellet ne fornisca pubblicamente le prove circostanziate. Attendiamo con curiosità: c’entreranno Trump, Bannon, Orban oppure Salvini? ‘Famiglia cosiddetta cristiana’ la soluzione già ce l’ha.