Roberto de Mattei e i No-vax di rito romano antico… - Corrispondenza romana
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Roberto de Mattei e i No-vax di rito romano antico…

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(Franco Maestrelli, Destra.it – 30 marzo 2021) Da più di un anno  siamo coinvolti nella pandemia del virus cinese con conseguenze devastanti sia in termini di decessi  sia in termini di crisi economica.  Molte colpe ricadono sui ritardi e sulle omissioni del precedente Governo Conte ma anche l’attuale governo Draghi pare seguire le orme del predecessore nella gestione dei provvedimenti. Di fronte a un virus nuovo e sconosciuto anche gli “esperti” brancolano nel buio contraddicendosi e creando ulteriore confusione e insofferenza negli italiani. E l’esito di tale confusione è una forte polarizzazione delle opinioni, divise in agguerriti schieramenti opposti. Gli argomenti sui cui gli Italiani si scontrano sono molti: lasciando da parte i sostenitori dell’inesistenza del virus (già brillantemente descritti da Alessandro Manzoni nella figura di don Ferrante…) e quelli che continuano a sostenere  che si tratta solo di un’influenza stagionale (oltre centomila decessi in un anno…), trascurando i sostenitori di complotti mondiali, rimane però oggi sul tappeto la questione del vaccino, della sua obbligatorietà e della cosiddetta dittatura sanitaria.

In genere ci si trova di fronte a schieramenti ideologici contro i quali l’argomentazione razionale e i fatti o i numeri possono poco, con esagerazioni e falsificazioni da un lato e dall’altro. Per cercare di portare il discorso sul piano razionale Roberto de Mattei,  Presidente della Fondazione Lepanto, già docente in diverse Università e per otto anni Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha dato alle stampe nel marzo di quest’anno un breve libro intitolato Sulla liceità morale della vaccinazione. Una risposta chiara ed esauriente a coloro che considerano la vaccinazione contro il Covid-19 in sé illecita, perché funzionale all’aborto. La pubblicazione si è resa necessaria perché, ai no-vax già attivi e in genere non connotati da appartenenze religiose ma più legati al mondo variegato dei sostenitori di medicine alternative, in questi mesi si è aggiunta una quota di cattolici pro-vita al seguito di quattro ecclesiastici (un Cardinale emerito lettone e tre Vescovi, un americano e due kazaki) e dell’ex Nunzio negli USA monsignor Carlo Maria Viganò.  

Ne parliamo perché non si tratta soltanto di un dibattito tra cattolici.  Il libro di de Mattei offre infatti risposte destinate sia al mondo dei credenti sia  a chi è alla ricerca, comunque,  di risposte fondate, oltre che sulla scienza, sulla ragione e sul diritto naturale. Alcuni comportamenti come l’omicidio, il furto, la menzogna, la privazione della libertà  sono condannati solo dalla morale cattolica ma da tutto il consesso umano. Roberto de Mattei nel suo libro innanzitutto sgombra il campo dal dubbio circa la liceità delle vaccinazioni in generale, sempre riconosciuta dalla Chiesa (e dalla ragione) e da quello sull’efficacia della vaccinazione contro il Covid-19 a cui l’unica risposta la può dare la scienza  e non la morale.  Attraverso alcuni passaggi sul bene comune e sulla cooperazione al male dimostra che né il medico vaccinatore né il vaccinato compiono un’azione illecita. Del resto già il 21 dicembre 2020 una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede dichiarò che “è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19  che hanno usato linee cellulari  provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione” presupponendo comunque la contrarietà alla pratica dell’aborto da parte di coloro che vi fanno ricorso. Questa Nota conferma altri interventi di Magistero apparsi negli ultimi quindici anni alla luce degli insegnamenti del compianto Cardinal Sgreccia.

Non è possibile in questa sede riassumere le argomentazioni di de Mattei fondate sia sul Magistero sia sui pareri di eccellenti moralisti a partire da sant’Alfonso  Maria de’ Liguori. Nel libro comunque in maniera chiara e comprensibile vengono svolti ineccepibili ragionamenti che portano alla definizione di liceità morale. Ma de Mattei affronta anche le obiezioni di chi contesta l’obbligatorietà del trattamento sanitario vaccinale sia dal punto di vista della morale cattolica, che ha sempre come obiettivo il bene comune e non quello individuale e la tutela dei più fragili, sia dal punto di vista dell’articolo 32 della Costituzione italiana che per l’obbligatorietà richiede comunque una legge. L’autore inoltre evidenzia che la vaccinazione obbligatoria non è frutto dello stato totalitario moderno ma nasce ai primi dell’Ottocento subito dopo la scoperta del vaccino contro il vaiolo di Jenner. Nel marzo 1801 Re Ferdinando IV di Borbone applicò un programma di vaccinazione di massa a Napoli e Palermo e nel giugno 1822 un decreto del Cardinale di Stato Ercole Consalvi  la rese obbligatoria in tutto lo Stato Pontificio. Uno dei primi a inoculare il vaccino fu Monaldo Leopardi, padre del più noto poeta Giacomo, che fece vaccinare i figli nel 1801 e poi, da Gonfaloniere, lo estese a tutti gli abitanti di Recanati. Successivamente Papa Leone XII rese la vaccinazione facoltativa ( e gratuita) a causa delle resistenze dei no-vax dell’epoca (c’erano anche allora e affermavano che l’uomo si sarebbe trasformato in bovino…) ma premiò con l’alta onorificenza dello Speron d’Oro il medico milanese Luigi Sacco divulgatore in Italia della scoperta di Edward Jenner, definito da Monaldo Leopardi “l’immortale britanno”. Per la cronaca, dopo l’abolizione dell’obbligo, a Bologna scoppiò un’epidemia di vaiolo con 500 morti…     


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L’obbligo dell’anti-vaiolosa durò in Italia dal 1888 fino al 1981 restando invariato sotto lo Stato liberale, lo Stato fascista e la Repubblica democratica. Lo storico de Mattei risponde all’accusa di “dittatura sanitaria” ricordando che dopo il 1830 in tutta  Europa scoppiò un’epidemia di colera. Non c’era ancora il vaccino contro il colera, creato solo a fine Ottocento e Papa Gregorio XVI prese dure misure sanitarie per arrestare il contagio. Organizzò una severa “dittatura sanitaria”, con sbarramenti controllati da militari per impedire di oltrepassare i confini, quarantena di almeno quattordici giorni, passaporti sanitari per poter circolare, sospensione di tutte le sagre religiose, feste e ogni tipo di assembramento. Le violazioni di queste norme prevedevano fino all’ergastolo e alla pena di morte. 

Il libro di de Mattei evidenzia ancora che chi fa dell’anti-vaccinismo una crociata rischia di cadere nell’errore dello  scientismo attribuendo valore assoluto a presunti dati scientifici. “Non possiamo fare della nostra opinione la regola di comportamento del nostro prossimo. L’alternativa alla dittatura del relativismo non è il relativismo morale di chi pone a norma suprema di azione la propria coscienza,emancipata da ogni riferimento all’autorità. La regola di vita sociale, come di quella spirituale, è la dipendenza , non l’auto-determinazione”. Conclude de Mattei che “se riteniamo di avere buone ragioni per sottrarci a questo obbligo, abbiamo il diritto di farlo, ma non dobbiamo confondere le ragioni di precauzione sanitaria con quelle di una oggettiva legge morale con valore universale. Le precauzioni individuali devono armonizzarsi però con il bene comune, se non vogliamo cadere in un individualismo egoista che trascura gli interessi sanitari di chi ci è vicino”.


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