Riunione annuale dell’Osce: richiesta la non approvazione dei principi di Yogyakarta - CR - Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Riunione annuale dell’Osce: richiesta la non approvazione dei principi di Yogyakarta

Yogyakarta-principles-300x179(su Nocristianofobia.org) Forse non sono in molti a saperlo, ma esiste a livello internazionale una precisa strategia per imporre l’approvazione delle nozze omosessuali. Tutti i documenti prodotti secondo questa linea fanno un accorto uso del politicamente corretto. Parlano di diritto, di libertà e di uguaglianza secondo metodi molto persuasivi, ma con l’unica clausola del “vietato discriminare” cercano di far passare qualsiasi contenuto sessuale.

In ambito internazionale esistono i Yogyakarta Principles, che sono “una serie di principi sull’applicazione del diritto internazionale in materia di orientamento sessuale e di identità di genere. I principi affermano norme giuridiche internazionali vincolanti alle quali gli Stati devono conformarsi. Promettono un futuro differente, in cui tutti gli esseri umani, nati liberi e uguali nella dignità e nel diritto, possono godere di questo prezioso diritto alla vita”. In questa pagina si può scaricare il documento in francese. Questi principi stanno facendo molta strada, senza incontrare veri e propri ostacoli. Propongono una revisione totale della società (non un semplice ampliamento dei diritti, come falsamente si dice), grazie alla distruzione della famiglia tradizionale e del concetto di persona maschile e femminile, eppure non trovano ostacoli.

Per la prima volta, invece, nella riunione annuale dell’Assemblea Parlamentare dell’Osce, avvenuta il 29 giugno 2013, è successo il contrario. Chris Smith, rappresentante Osce per gli Stati Uniti, ha richiesto formalmente il non riconoscimento dei cosiddetti principi di Yogyakarta. Ad esempio, il Principio 21 recita: “Ognuno ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Questi diritti non possono essere invocati dallo Stato per giustificare leggi, politiche o pratiche che negano un’uguale tutela da parte della legge, o che discriminano sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere”. In pratica, dice Smith, con questo principio si invita a tacere coloro che sostengono convinzioni tradizionali riguardanti il matrimonio e la sessualità. Nei punti A e B dello stesso principio, si chiede agli Stati di fornire tutte le “disposizioni legislative e amministrative, o altre misure” per proteggere l’orientamento sessuale, così da chiudere la bocca a chi non è d’accordo attraverso azioni penali, civili, e amministrative. Principio 29: “Assicurarsi che tutte le accuse di crimini commessi a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, reali o percepite dalla vittima, tra cui quelli descritti nei Principi, diventino rapidamente oggetto di indagini approfondite e che, quando ci siano prove sufficienti, i responsabili siano perseguiti, giudicati e debitamente puniti”. Smith: “Cosa succederà se una chiesa, una sinagoga o una moschea si rifiuteranno di celebrare i matrimoni omosessuali? Anche questo sarà interpretato come un reato penale?”. Accettare i principi di Yogyakarta, conclude Smith, vorrebbe dire violare gravemente la libertà religiosa, di parola e dei diritti della coscienza. E in Italia? Il Ministero per le Pari Opportunità ha già pubblicato da oltre due mesi un documento dal titolo “Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. *** 29 giugno 2013

Urging Heads of Delegation to Vote Against Supplemental Item #26 (Yogyakarta Principles)

Excerpts of remarks by U.S. Rep. Chris Smith In the Standing Committee of the Annual Meeting of OSCE Parliamentary Assembly June 29, 2013

The United States respectfully asks that members of the Standing Committee not approve – I say again, not approve item 26 – recognition of the so-called Yogyakarta Principles. The homosexual/ sexual identity/ gender identity program promoted by Yogyakarta are highly controversial and are already the subject of profound disagreement among OSCE states – and nations around the world. Yogyakarta has absolutely no standing in law and was not negotiated by states. It contradicts existing OSCE agreements on religious freedom and freedom of expression. According to Principle 29 of Yogyakarta, nations must establish new “criminal, civil and administrative” procedures and penalties for numerous new alleged “crimes perpetrated on the basis of actual or perceived sexual orientation or gender identity…” What does that mean? No one knows for sure. But, according to Principle 18 for example, anyone who provides “medical or psychological treatment or counseling designed to treat sexual orientation and gender identity as conditions to be treated or cured “commits the crime of medical abuse.” Thus if a clergyman counsels a person on gender identity in a way that does not affirm that situation, he or she commits a medical abuse and is liable for criminal prosecution adn can be punished with jail and fines. Does the OSCE PA want to endorse that? Also, Principle 21 states that thought, conscience, and religious rights may not be invoked by the state to justify laws, policies or practices that, “discriminate on the basis of sexual orientation.” How will Principle 21 affect a church, synagogue, or mosque’s refusal to perform homosexual weddings? Will that too be construed as a criminal offense? Other so-called principles – there are 29 of them with 128 instances where the state is obliged to take some action – include not just recognition of but overt promotion of gender identity by “targeting government support to provide social support for all persons experiencing gender transitioning.” On adoption, Principle 24 not only promotes unfettered homosexual adoption but significantly weakens current international law. The Convention on the Rights of the Child states “the best interests of the child” is the paramount consideration in adoption, yet Yogyakarta weakens that legal standard, making the child’s best interests a – not the – primary consideration. Principle 9 states that any person with a self-described gender identity or sexual orientation and convicted of any crime gets to “participate in decisions regarding the place of detention appropriate to their sexual orientation and gender identity.” Principles 13 and 17 make clear that states must “take all necessary legislative, administrative and other measures to ensure that health isurance or other benefits include body modifications related to gender identity… states must facilitate access to body modifications” (i.e., do sex change operations). Still another, so-called Principle 16 ensures that education methods and curricula “promote sexual orientation and gender identities.” Those who object or disagree are banned from our children’s classrooms. Yogyakarta would severely infringe on religious freedom, speech and conscience rights. Again, Principle 21 calls on states to silence those who espouse traditional convictions concerning marriage and sexuality with criminal, çivil, and administrative punishments. The U.S. asks heads of delegation to join us in voting not to approve supplemental 26 for the agenda.

Articoli correlati: