Riassumiamo le accuse ai Francescani dell’Immacolata - Corrispondenza romana
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Riassumiamo le accuse ai Francescani dell’Immacolata

Francescani dell'Immacolata(su Libertà e Persona) I Francescani dell’Immacolata, oggi sotto commissario, non hanno mai avuto vita facile. In un articolo pubblicato su libertaepersona.org un frate ricorda così gli inizi: “Anno 1997: il Papa Giovanni Paolo II si presenta nella Congregazione dei Religiosi … e rimprovera i presuli per aver voluto archiviare la pratica di riconoscimento di Diritto pontificio dei Frati Francescani dell’Immacolata (sigla “FFI”), i quali dopo cinque anni di Diritto Diocesano (dal giugno 1990) erano più che pronti per il Diritto Pontificio, e invece la pratica era stata archiviata da due anni per … invidia o gelosia di qualcuno? Il Papa stesso, perciò, di proprio pugno, autorizza la forma di vita e riconosce la genuinità del carisma e l’ispirazione divina dell’Istituto, con il Diritto Pontificio dall’1 gennaio 1998, Solennità della Madre di Dio”.

Perché queste difficoltà? Chi conosce i Francescani lo sa: allora non dicevano affatto la Messa in Vetus ordo, ma praticavano la povertà in modo stretto e vivevano veramente una vita religiosa, con tutto il suo fascino e le sue difficoltà. Tenuti compressi e isolati per molti anni, i Francescani hanno conosciuto una crescete espansione. Riassume così Antonio Socci su Libero: “Secondo le statistiche ufficiali dal 1965 (quando finisce il Concilio) al 2005, i membri della Compagnia di Gesù (i gesuiti) sono crollati del 45 per cento, i salesiani del 24 per cento, i Frati minori del 41 per cento, i Cappuccini del 29 per cento, i Benedettini del 35 per cento, i Domenicani del 39 per cento. Al contrario i “Francescani dell’Immacolata”, famiglia religiosa nata negli anni Settanta da padre Stefano Maria Manelli e da padre Gabriele Maria Pellettieri, hanno attratto subito tante vocazioni. Riconosciuti dalla Chiesa nel 1990, con decreto pontificio del 1998, oggi sono circa 400 frati in 55 case nel mondo e altrettante suore con 47 case su tutto il globo” (5 Gennaio 2014).

A luglio, come si sa, arriva il commissariamento dell’Istituto. La Congregazione dei religiosi, presieduta dal Cardinal Braz de Aviz, decide di affidarlo alle cure, che si riveleranno assai invasive, del cappuccino Fidenzio Volpi.

La prima menzogna: quando si danno i numeri.

Ai media, tramite l’attivissimo padre Alfonso Bruno, un frate con importanti incarichi sotto la gestione Manelli, divenuto poi uno dei principali accusatori del padre fondatore stesso e il braccio destro del Commissario Volpi, viene spiegato che il commissariamento è stato inevitabile, dal momento che a richiederlo sarebbero stati nientemeno che il 74 % dei membri dell’Istituto stesso.

L’iniziativa sarebbe nata, dunque, dall’interno, e la Congregazione, in altre occasioni molto più cauta e prudente, non avrebbe avuto altra scelta.

In verità la lettura dei numeri proposta insistentemente dal Bruno e dal Volpi, e riproposta all’inzio di febbraio dal segretario della medesima congregazione José Rodríguez Carballo, è sostanzialmente falsa. Quali erano le domande del questionario proposto precedentemente ai frati dal Visitatore Apostolico, Mons. Angelo Todisco? Ai frati vengono presentati 4 temi (Lo stile di governo del Superiore Generale, padre Stefano Manelli; Le decisioni del Superiore Generale in materia liturgica; Le decisioni del Superiore Generale in riferimento alla formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio; I rapporti del Superiore Generale con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata),  ai quali occorreva rispondere barrando una delle 4 possibili risposte: Tutto va sostanzialmente bene; Esistono problemi risolvibili dal Capitolo Generale Ordinario; Esistono problemi gravi risolvibili da un Capitolo Generale Straordinario; Esistono problemi gravissimi che richiedono il Commissariamento dell’Istituto.

Circa la prima problematica (lo stile di governo del Superiore Generale) il 39% afferma che tutto va sostanzialmente bene, mentre per il 61% esistono dei problemi. Di questo 61%, il 26% – corrispondente al 15.86% del totale – afferma che i problemi sono risolvibili dal Capitolo generale ordinario. A conti fatti dunque, commenta il giornalista Lorenzo Bertocchi, il 54.86% non ha richiesto il commissariamento. E aggiunge: “La percentuale però è destinata ad aumentare se si pensa che, furbescamente, la terza e la quarta risposta sono state accorpate”. Non bisogna infatti dimenticare che padre Bruno è anche un giornalista, e ha la furbizia del mestiere: mai darà ai giornali, né ai frati, né ai semplici fedeli, il dato scorporato, avendo ovviamente qualcosa da nascondere. Se si scoprisse, infatti, che tra gli scontenti i più erano convinti che sarebbe bastato o un Capitolo ordinario o un Capitolo Generale Straordinario, come giustificare la richiesta, fatta da 5 frati, di arrivare addirittura al provvedimento più grave possibile, il commissariamento?

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Ma non è tutto. In rete, già molti mesi fa, è stato pubblicato un documento, firmato da tutto il capitolo generale, padre Manelli e padre Alfonso Bruno compresi: è un ricorso alla Congregazione per gli Istituti di Vita Religiosa, contro il “modo con cui erano state condotte la visita apostolica e il questionario”! Vi si legge tra il resto: “Il tempo è certamente maturo per esprimere le nostre considerazioni negative sulla visita apostolica…”.

Uscito il documento, padre Bruno, che aveva sempre dichiarato di condividere il questionario e il suo esito (di cui pure non ha mai voluto dare i numeri onestamente), spiegherà ai giornalisti di aver sì firmato il ricorso, mi di essersene poi pentito, e di aver comunicato il suo ripensamento alla Santa Sede.

La seconda menzogna: accuse riguardo al Vetus ordo.

La seconda accusa più utilizzata contro la gestione dei Frati, da parte dei ribelli, è la seguente: padre Manelli e i suoi collaboratori avrebbero imposto a tutti i frati, novizi compresi, il vetus ordo, andando contro il carisma originario e contro lo stesso Motu proprio di Benedetto XVI. Anche qui i documenti parlano chiaro: mai è stato imposto ai frati l’uso unico del messale latino, pur raccomandato, in perfetto ossequio, però, alle disposizioni di Benedetto XVI. Chi conosce i frati sa bene che essi celebrano entrambi i riti, e che ve ne sono alcuni che prediligono il Novus ordo, mentre altri sicuramente il vetus.

La terza accusa: siete dei sedevacantisti

Mancando di accuse specifiche, a parte quella sopra citata, l’accusa che più spesso è stata rivolta dai frati ribelli e dal commissario alla vecchia dirigenza, è quella di non sentire cum Ecclesia. Cosa questo significhi, di preciso, non è mai stato detto. Strano processo, quello in cui si rivolge al processato una accusa così grave, senza specificarla affatto. Che anche in questo caso manchi la materia dell’accusa, è dimostrabile in mille modi. Padre Manelli è stato accusato da padre Bruno, di fronte a dei laici che lo interrogavano, di essere partecipe di un vero e proprio tentativo di scisma, nel quale sarebbero state coinvolte personalità del Foglio, il politico Magdi Allam e altri fantomatici personaggi. Accusa grottesca, senza alcun fondamento, che, una volta venuta alla luce, è stata archiviata con imbarazzo, sul sito ufficiale dei Frati, dall’imperturbabile Volpi.

Il quale non manca di distinguersi a sua volta per la leggerezza con cui lancia accuse a destra e a manca. Nell’ottobre 2013 un gruppo di fedeli di Firenze scrivono al padre Volpi una lunga lettera, firmata da 300 persone, in cui si chiede, sostanzialmente, di ritornare sulla decisione presa in precedenza, riguardo all’allontanamento di padre Serafino Lanzetta, parroco di Ognisanti, spedito in gran fretta in Austria, perché, come è risaputo, fedele alla linea di Manelli.

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A chi indirizzano la loro lettera i 300 fedeli? Al loro parroco, allontanato (ovvio); a colui che lo ha allontanato, cioè il commissario Volpi (ovvio); al vescovo della città in questione, Firenze (ovvio); al Prefetto della Congregazione cui padre Volpi appartiene (ovvio) e a mons. Georg Gaenswein, già segretario di Benedetto XVI e Prefetto della Casa Pontificia, per scelta di papa Francesco.

Il 13 ottobre padre Volpi risponde con una lettera anch’essa pubblicata in rete dal sottoscritto. E comincia con un processo alle intenzioni: come mai, pur dichiarando la vostra “indiscussa ed esclusiva fedeltà al Santo Padre”, non avete indirizzato la lettera anche a Lui?

Per padre Volpi la presunta dimenticanza non è “casuale”, bensì sintomo di una idea più o meno esplicita nella testa degli scriventi: sono dei sedevacantisti! Non riconoscono il papa, non riconoscono  “quello stesso Santo Padre cui dichiarate la vostra ‘indiscussa ed esclusiva fedeltà’ (salvo poi rivolgersi ad un suo collaboratore, ma non a lui)”.

Cioè: i fedeli di Firenze (collaterali ai F.I.), non mettendo il nome di papa Francesco tra i destinatari, sarebbero caduti in un lapsus freudiano, rivelatore della loro inconfessabile repulsione nei confronti del nuovo pontefice. La prova: un indirizzo “omesso”.

L’accusa economica

Più passa il tempo più le cose si complicano. Ogni uscita di padre Volpi e padre Alfonso Bruno è una scivolata sulla classica buccia di banana. Chi avesse dei dubbi sull’innocenza di padre Manelli, non può che vederli sfumare ad uno ad uno leggendo l’assurdità, l’inconsistenza e la variabilità delle accuse.

Padre Volpi e padre Bruno rispondono affannati, sul sito ufficiale, a lettere aperte e denunce pubblicate sul sito libertaepersona. L’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, padre Volpi comunica a tutti, con una circolare, le disposizioni prese, tra cui la chiusura del seminario, e lanciando invettive contro tutto e tutti: i frati, le suore, i laici!  Non sembra, a leggerlo, che il suo operato sia molto ammirato e rispettato (eppure, se è vero che i “ribelli” sono così tanti, padre Volpi non dovrebbe avere tanti avversari). Non sembra che contempli altro che punizioni, trasferimenti e proibizioni. In detta lettera, diffusa tra tutti i frati, si cerca per la prima volta di screditare, insieme al fondatore, la sua famiglia.

Probabilmente l’intento è quello di buttarla sullo scandalo, per scoraggiare anche qui frati che continuano a non mollare il fondatore, in assenza di accuse credibili e di una qualche gravità. Scrive padre Volpi: “cosa poi estremamente grave (…) è stato il trasferimento delle disponibilità dei beni mobili ed immobili dell’Istituto, a (…) familiari del Fondatore P. Stefano M. Manelli (…). Tali operazioni gravemente illecite sotto il profilo morale e canonico, con risvolti anche in ambito civile e penale (…)”.

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Anche questa lettera del maldestro cappuccino finisce in rete, e poi tra le mani dei familiari di padre Manelli, che si rivolgono immediatamente all’avvocato, sentendosi accusati, e neppure al singolare! Invitato a rettificare, temendo di essere portato in tribunale per evidente diffamazione, padre Volpi si affretta a pubblicare sul sito ufficiale dei Francescani (www.immacolata.com; http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/253-precisazione-del-commissario-apostolico), le sue precisazioni, e poi le sue scuse.

L’ultima, del 31 gennaio, recita così:

RETTIFICA del COMMISSARIO APOSTOLICO Padre Fidenzio Volpi

In risposta alle richieste formulate dall’Avv. Davide Perrotta e con la sua adesione, precisata con e-mail di ieri 30 gennaio 2014, alla pubblicazione sul sito istituzionale “www.immacolata.com”, Padre Fidenzio Volpi conferma la assoluta estraneità dei Fratelli e Sorelle di Padre Stefano Maria Manelli alle contestate operazioni inerenti il trasferimento della disponibilità dei beni mobili e immobili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata di cui alla Nota dell’8 dicembre 2013, Nota riservata e illegittimamente divulgata.

Conformemente a quanto richiesto, si procede altresì all’inserimento di tutte le comunicazioni, non ancora pubblicate, scambiate tra l’Avv. Davide Perrotta e Padre Fidenzio Volpi e/o la sottoscritta suo difensore.

Roma, 31 gennaio 2014

P. Fidenzio Volpi O.F.M. Capp. Commissario Apostolico

Avv. Mariarosaria De Mucci

Proibizioni e spostamenti punitivi

Intanto la scure continua a calare sui poveri frati. Uno di essi, Frater Vigilius, butta in rete l’elenco delle proibizioni e degli obblighi della nuova e caritatevole gestione Volpi-Bruno: l’obbligo di non celebrare più la Messa nel Vetus Ordo, promulgata dal B. Giovanni XXIII nel 1962; la proibizione di celebrare la liturgia delle ore nel rito latino ed anche di usare i rituali in latino, come permesso invece dal Papa Benedetto XVI; la proibizione assoluta di accostarsi al fondatore, P. Stefano M. Manelli (non si può scrivergli, né chiamarlo al telefono, né parlargli, né tantomeno andarlo a trovare)

La proibizione di scrivere sui nostri settimanali, sulle nostre riviste, la proibizione di collaborare con la nostra casa editrice, la “Casa Mariana editrice”, la proibizione pure di diffondere i testi della “Casa Mariana editrice”.

La proibizione di avere dei gruppi di laici che pur si sono formati negli anni intorno ai nostri conventi. Per quale motivo? Nessuna spiegazione. I nostri gruppi di laici sono sciolti e non possono portare più alcun abito religioso anche se hanno fatto la professione secolare nel Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata

La proibizione di avere un proprio Seminario di studi teologici.

Queste denunce vengono rilanciate da vaticanisti famosi come da Tosatti, Rusconi e Socci, ma per ora senza risposta da parte della Congregazione competente.