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Quella sintonia tra Bergoglio e l’imam di Al Azhar

( su “Il Giornale” del 28/01/2018) Papa Francesco ha riaperto il dialogo con il grande imam di Al Azhar, Ahmed Al Tayyib, che è l’uomo che ricopre la più alta carica sunnita d’Egitto.

Al Tayyb aveva smesso di tessere rapporti diplomatici con il Vaticano dopo che Benedetto XVI, riferendosi a un attentato ai copti di Alessandria, aveva parlato di “difficoltà” e “minacce” per i cristiani d’Egitto. Frizioni, in realtà, che erano nate già dopo il celebre discorso di Joseph Ratzinger a Ratisbona.

Rodolfo De Mattei, in un articolo pubblicato questa mattina su La Verità, ha evidenziato alcuni aspetti di questo discussa armonia d’intenti tra il pontefice della Chiesa cattolica e il grande imam di Al Azhar. Bergoglio, del resto, ha recentemente inviato all’esponente sunnita una lettera nella quale, pur comunicando la sua assenza ad una conferenza internazionale su Gerusalemme, ha invocato dall’Altissimo “ogni benedizione per la sua persona e per l’ alta responsabilità che ricopre”. Papa Francesco, insomma, sembra aver trovato in Ahmed Al Tayyib un interlocutore assiduo e privilegiato, persino sulla Terra Santa. I problemi tra il Vaticano e il Cairo, quindi, erano relativi solamente alle presunte rigidità dottrinali promosse da Benedetto XVI verso l’islam.

Bergoglio, invece, è visto dalla massima autorità sunnita come l’uomo in grado di ripristinare definitivamente il dialogo tra la fede cattolica e quella musulmana. Dopo la sua elezione, peraltro, ha incontrato per ben tre volte il grande imam di Al Azhar: il tutto in nome della concordia tra due religioni accomunate dall’essere distanti e anzi opposte alle istanze assolutiste del terrorismo e dell’integralismo.

L’abbraccio tra i due al Cairo, durante il viaggio pastorale dello scorso aprile, fa già parte della storia del dialogo interreligioso. A far discutere, però, sono state le parole che lo stesso imam di Al Azhar ha pronunciato riguardo ai monoteismi durante la citata visita in Egitto del Papa, era il 28 aprile scorso: “L’ islam non è una religione del terrorismo solo per un gruppo di seguaci che ne manipolano i testi sacri – ha detto in quella circostanza Ahmed Al Tayyb – così come il cristianesimo non è una religione del terrorismo perché alcuni hanno ucciso nel nome della croce; così l’ ebraismo non è una religione del terrorismo solo perché un gruppo di suoi seguaci ha interpretato gli insegnamenti di Mosè occupando terre e provocando vittime nel popolo palestinese”, ha sottolineato. Critiche sottili e velate, ma pur sempre presenti, che sembrerebbero indirizzate nei confronti dello stato di Israele.

L’università guidata dall’imam, ancora, sembrerebbe lontana dall’essere priva di riferimenti dottrinali integralisti:”…sotto l’ abile guida di Al Tayyib – ha scritto sempre De Mattei su La Verità – sembra dunque esercitare in maniera esemplare la taqiyah, il precetto islamico presente nel Corano che autorizza, anzi esorta, i fedeli musulmani alla pratica della dissimulazione e dell’ inganno al fine di raggiungere gli obiettivi della jihad”. L’imam di Al Azhar, per Rodolfo De Mattei, seguirebbe alla lettera il Corano anche nelle sue fatwe più radicali. Gli abbracci metaforici e non tra Bergoglio e Ahmed Al Tayyib. poi, rappresenterebbero la “trappola” in cui sarebbe caduto l’Occidente: “tessere le lodi” e sposare la causa di qualcosa, e di qualcuno, che non conosce.

Il grande imam di Al Azhar ha rifiutato ultimamente di accogliere il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence durante il suo viaggio in Medio Oriente. Alla base del mancato incontro, proprio la decisione unilatera di Donald Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemmecome capitale d’Israele. “Al-Azhar non può stare con quelli che falsificano la storia e rubano i diritti della gente”, ha tuonato il vice del tycoon. L’intento del grande imam, del resto, sarebbe quello di nominare Gerusalemme come capitale dello stato della Palestina. Come si legge qui: “La Conferenza – la stessa cui il Papa ha dovuto dare forfait per impregni pregressi – ha affermato che dovrebbero essere intrapresi sforzi per ottenere il riconoscimento internazionale di Gerusalemme come capitale eterna della Palestina e approvato il suggerimento di al-Azhar di definire il 2018 “l’anno di Gerusalemme”. Il Vaticano, invece, ha più volte ribadito la sua posizione sul futuro della Città Santa, promuovendo la soluzione dei “due popoli” e dei “due stati”. Due punti di vista che apparirebbero inconciliabili. ( su “Il Giornale” del 28/01/2018)