Quei cattolici attratti dalla sinistra

Piazza-San-Pietro
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di Salvatore Sfrecola

Del partito di centro “che guarda a sinistra”, secondo un’espressione di Alcide De Gasperi è rimasto nel tempo qualcosa che ancora oggi domina il mondo dei cattolici in politica. Con la dissoluzione della Democrazia Cristiana e poi del Partito Popolare Italiano, infine de La Margherita molti cattolici ci sono arruolati nella sinistra che sembrava loro non più comunista. Noto il caso di Paola Binetti, intrepida esponente di un cattolicesimo militante, che non aveva esitato a dichiarare in un’intervista “io sono stata sempre di sinistra” per uscire poi alcuni anni dopo dal Partito Democratico dicendo che per un cattolico non era possibile militare in quel partito. Troppe diversità sui valori.

Adesso, invece, ignorando quelle riflessioni frutto dell’esperienza sembra pronto a candidarsi in quel partito Marco Tarquinio, a lungo direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, contraddistinto da un populismo di maniera, spesso stucchevole. Tarquinio, riferisce Il Foglio, non nega di avere ricevuto proposte dei candidara da “diversi partiti”. “Io ne sto valutando una sola”. Quella del PD gli chiedono.  “Esatto”, è la risposta. Così negando perfino le battaglie di Avvenire per i valori della Famiglia e della vita, mai condivise dalle sinistre.

 Cos’è che induce alcuni cattolici a militare a sinistra mentre l’assoluta maggioranza degli italiani è formata da moderati, e pertanto vicini al tradizionale insegnamento della Chiesa di Roma? Forse il desiderio di aiutare i più bisognosi, i più deboli, come diceva Indro Montanelli secondo il quale “le sinistre amano tanto i poveri che quando sono al potere li fanno aumentare”. Una battuta, ovviamente, ma l’esperienza ci dice che a sinistra si è creato un furbesco addensamento di borghesi che vogliono farsi perdonare ricchezza e cultura. Sono i radical chic illiberali. 

Molti erano degli arrivisti, tanto che il Partito Comunista, all’indomani della nascita della Repubblica, aveva promosso un’amnistia ed arruolato numerosissimi fascisti, già baldanzosi interpreti delle teorie mussoliniane, anche sul tema della razza, probabilmente per partecipare, con fiducia di vincere, ai Littoriali per ottenere posti di lavoro, secondo una battuta notissima, “chi non mistica non mastica”, con evidente riferimento alla “Mistica fascista”, la filosofia del regime.

Molto istruttivo un libro di Roberto de Mattei “Il centro che ci portò a sinistra” che esamina anni di storia nei quali il mondo cattolico realizza l’incontro con le sinistre, sistematicamente in contrasto con la Gerarchia, segnatamente con Papa Pio XII il quale, il 10 Febbraio 1952, aveva lanciato un “grido di risveglio”, nel quale auspicava la formazione di una classe dirigente cattolica per la ricostruzione cristiana dell’Italia e del mondo. In quella occasione Il Papa aveva detto: “è tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamenta, che bisogna trasformare da selvatico in umano, da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio”.

Ed a proposito della politica dei cattolici de Mattei ricorda Flaminio Piccoli: “nel ‘62 la DC realizzava il grande disegno, che era sempre stato la speranza di De Gasperi e ce ne parlò cento volte, di garantire una stabilità attraverso la collaborazione tra cattolici e socialisti, per merito di Moro; una maggioranza grazie alla quale si sarebbero potute gradualmente preparare le basi, questo era il sogno, di un’alternanza democratica cui lo stesso Partito Comunista sarebbe potuto giungere attraverso l’esercizio continuato, ma senza alibi, di una opposizione democratica a cui quell’alleanza l’avrebbe istituzionalmente e beneficamente costretto”. È evidente che l’acquisizione del P.C.I. ad un contesto democratico poteva essere senz’altro auspicabile se, contemporaneamente, i cattolici non avessero abbassato la guardia sui valori civili e spirituali del nostro popolo.

Io credo che uno dei motivi per i quali una parte del mondo cattolico più populista è lontano dagli ideali moderati e liberali sta nel fatto che il Risorgimento nazionale, cioè il moto che ha portato, dopo secoli di divisioni e di umiliazioni, un popolo “calpesto e deriso” a dar vita ad uno stato, con l’ambizione di essere “un grande Stato”, come diceva Camillo di Cavour, è stato in gran parte possibile nonostante l’opposizione dello Stato della Chiesa, fino all’annessione di Roma al Regno d’Italia. E qui c’è il forte equivoco di quanti ritengono che lo Stato nazionale sia stato realizzato in funzione antireligiosa a causa dei movimenti, carbonari e massonici, che avevano visto nel loro seno i protagonisti dell’impegno risorgimentale. Un grosso equivoco, perché quelle espressioni culturali erano contrarie alla permanenza dello Stato della Chiesa, che per secoli ha impedito che in Italia si formasse uno Stato nazionale, e non erano necessariamente antireligiose, anche se non è da escludere che qualche componente fosse impregnata da una laicità accentuata. 

Sta di fatto che il senso della Nazione, che dovrebbe permeare un popolo, anche un popolo, come l’italiano, articolato in esperienze locali straordinarie, dovrebbe essere l’obiettivo di tutti. Per cui lo spirito nazionale viene portato avanti, quasi esclusivamente, dai partiti collocati a destra, alcuni a mio giudizio, impropriamente, animati molto più di spirito populista e di matrice socialista anziché liberale com’è nella tradizione della destra italiana. Non a caso il Fascismo, nel momento in cui crolla il regime (la parentesi di cui parla Benedetto Croce) e lo Stato nazionale riprende la sua storia, dà vita alla Repubblica Sociale Italiana con la quale Benito Mussolini immagina di realizzare obiettivi di politica sociale che non aveva potuto perseguire nei panni di Presidente del Consiglio del Regno d’Italia che, nonostante il potere che si era assicurato, gli andava stretto.

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